A luglio del 2022 aveva messo in vendita online una moto Suzuki e venne contattata da un uomo che si presentò come un medico pediatra interessato all’acquisto: "Avevo in braccio mio figlio piccolo quando ho risposto al telefono, forse ha sentito la sua voce e per questo si presentò come un pediatra, un modo per carpire la mia fiducia,” ha riferito la vittima del raggiro.
La donna venne invitata dall’interlocutore a recarsi a uno sportello bancomat per ricevere l’acconto di 2.000 euro sul costo totale della moto, che era stato fissato a 2.700 euro.
"Disse che voleva darmi subito l’acconto perché stava per iniziare il suo turno in ospedale e io acconsentii,” ha aggiunto la donna, che però, come sempre avviene in questo genere di truffe, invitata dal suo interlocutore a digitare una serie di numeri, si ritrovò ad aver versato, e non ricevuto, 1.000 euro.
“Mi fece fare una serie di operazioni da 250 euro l’una - ha spiegato ancora la vittima della truffa -; per fortuna avevo un tetto massimo di spesa giornaliera di mille euro. Quando controllai gli scontrini rilasciati dal bancomat mi resi conto che erano addebiti e non accrediti.”
Del caso si occuparono i carabinieri di Saluzzo che verificarono l’utenza telefonica usata per la trattativa e che, come sempre in questi casi, risultava intestata a un cittadino pakistano irreperibile.
Gli accrediti delle quattro operazioni erano invece finiti sulle carte di due persone, gli attuali imputati del processo per truffa aggravata, P.B. cittadina brasiliana e A.L. residente a Reggio Emilia.
Tre versamenti erano finiti sulla carta di A.L., che solo dopo il fatto sporse denuncia di smarrimento della carta ricaricabile.
Il quarto versamento era stato fatto a favore della donna: anche lei disse di aver fatto denuncia di smarrimento della carta ma questo non risultava in nessuna banca dati delle forze dell’ordine.
Il vicebrigadiere che aveva svolto le indagini sui movimenti bancari delle due carte ha riferito che tra i due imputati risultavano vari spostamenti di denaro, così come dalla carta dell’imputata risultavano spostamenti di denaro a favore di altri soggetti, tutti con precedenti penali per truffe online.
I due imputati erano inoltre intestatari di vari conti: “risultavano vari trasferimenti di denaro da una carta all’altra perché nel tempo quelle carte venivano bloccate in seguito a indagini per truffe,” ha riferito il vicebrigadiere della stazione di Saluzzo. “In particolare la carta dell’imputata è risultata attiva per undici mesi con prelievi per un totale di 4.600 euro.”
Conclusa l’istruttoria, il processo è stato rinviato al 12 novembre per la discussione.