editoriale

La politica chiamata a seminare dignità e significato, non paure

Tra buone intenzioni e modestissime realizzazioni

Ezio Bernardi 20 settembre 2026

Cuneo

«Cosa vorrebbe lasciare al suo successore?». È stato chiesto al cardinale di Milano Mario Delpini in un’intervista del Corriere della Sera di mercoledì 16 settembre.

«Nei “miei anni” - la risposta - sono accadute molte buone intenzioni e modestissime realizzazioni. Perciò, al mio successore direi: ti viene affidata la Chiesa migliore del mondo, il clero migliore del mondo, la storia più bella del mondo. Devi essere fiero e grato di essere vescovo a Milano. Se poi riesci a essere migliore del tuo predecessore, e non credo che ci voglia molto, questa sarebbe una cosa buona».

Il successore di Delpini, in realtà, non ha ancora un nome, perché il Papa ha prorogato il cardinale nel suo incarico ancora per un anno. Ma le sue sono parole che, con disincantata ironia e intelligente umiltà, rivelano uno sguardo di affettuosa positività sulla città, la sua gente e le sue opere. Sono parole che giustificano la speranza, a condizione che vengano incarnate nell’attenzione ai bambini, alle famiglie, agli anziani e ai più deboli della comunità. Sono parole e sguardi buoni per tutti i settori della vita sociale: alla Chiesa, anche locale certamente, ma anche alla politica. Alle parole “Chiesa” e “clero”, basta sostituire “Italia”, “Piemonte”, “Cuneo”. E il gioco è fatto.

Si provi a immaginare queste parole in bocca a Trump o a Putin. A Meloni, Salvini o Vannacci, a Conte e Schlein. Al sindaco della nostra città (a ognuno la sua) e a chiunque ricopra un ruolo pubblico elettivo. Tutti quegli incarichi che hanno una scadenza certa ed esigono, prima o poi, un altrettanto certo passaggio di consegne a un successore. Almeno, in democrazia.

Più che una sorpresa, provocherebbero una rivoluzione. I temi più caldi e controversi, al centro dei violenti scontri politici, troverebbero basi di discussione e modalità di realizzazione molto diverse da quelle che ci vengono propinate quotidianamente.

Può apparire ingenuità, ma riportare la politica al suo obiettivo primario del servizio, del cercare il bene di tutti i cittadini, libererebbe dalle logiche feroci del potere: del più forte sul più debole, del più ricco sul più povero, del vincitore sul vinto.

Alleggerire le tasse è una richiesta sacrosanta, a condizione che sia accompagnata dalla volontà di far sì che tutti le paghino nella giusta misura. Identificando gli evasori per quello che sono: ladri, e non i più furbi. Impedendo alle grandi multinazionali di saccheggiare l’economia e le risorse ambientali.

Cercare la stabilità con una legge elettorale è un giusto obiettivo. Farlo con quella approvata martedì 15 dal Senato sembra più arroganza che buon senso, dal momento che prevede una maggioranza abnorme in Parlamento per chi vincerà - chiunque sia -, pur rappresentando più o meno un quarto degli italiani, impedendo di fatto ai cittadini di scegliere liberamente il candidato da votare.

L’immigrazione è un problema vero. Ma una cosa è affrontarlo identificando gli immigrati come invasori a cui muovere guerra, da spazzare via o da sfruttare per la bassa manovalanza; altra cosa è riconoscerne i diritti come a qualsiasi essere umano e operare per l’integrazione, nel rispetto delle leggi e della sicurezza di tutti.

Sul tema della (in)sicurezza appare sempre più incentrata la narrazione che la politica fa dell’Italia. Anche se i numeri dei delitti contraddicono questa lettura, il sospetto che tale narrazione sia organizzata per una campagna elettorale che mira a diffondere paura e sfiducia per lucrare consensi, appare più che fondato.

Ma non è questo che dovrebbe fare la politica, chiamata invece a ricostruire quelle condizioni culturali e sociali che permettono alle persone di sviluppare una vita dignitosa e significativa e di riconoscersi dentro una comunità aperta e unita. D’altronde, una società «rimane unita - scrive il sociologo Mauro Magatti - quando offre lavoro, ma anche quando offre significato; quando genera ricchezza, ma anche legami; quando tutela i diritti, ma alimenta anche la speranza».

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