Il miracolo di Boves. Così è stato definito oggi domenica 20 settembre il cammino che la cittadina, sede del primo eccidio nazista in Italia, ha intrapreso alcuni decenni fa e che prosegue anche oggi nel segno del ricordo, della pace e della riconciliazione. A definirlo miracolo è stato il presidente della Regione Alberto Cirio che lo ha paragonato a tanti altri casi avvenuti in Piemonte e in altre località italiane che però hanno avuto altri esiti. Boves ha saputo trasformare il dolore di una ferita mai dimenticata in un messaggio rivolto al futuro, come ha sottolineato anche il sindaco Matteo Ravera.

Alla cerimonia commemorativa dell’eccidio del 19 settembre 1943 hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, tra cui anche il vice presidente del Consiglio regionale Franco Graglia, la consigliera provinciale Stefania D’Ulisse, molti sindaci cuneesi. Dopo le parole del coordinatore della Scuola di pace Alessandro Cometto e del presidente provinciale dell'Anpi Paolo Alemanno, sono intervenuti i primi cittadini dei comuni gemellati di Castello di Godego, Mauguio-Carnon e Schondorf. La memoria, è stato sottolineato durante gli interventi, non deve essere un mero custode del passato, ma una scelta consapevole per costruire un futuro basato sui valori della libertà, della dignità e della convivenza pacifica. Il ricordo delle vittime si è intrecciato al richiamo ai valori fondanti della Costituzione repubblicana e antifascista, nata proprio nei luoghi del sacrificio e della Resistenza. Un ringraziamento speciale è stato rivolto alle associazioni dei superstiti, ai tanti volontari presenti, ai ragazzi delle scuole, alla banda musicale e a tutti coloro che ogni anno contribuiscono a mantenere viva la speranza e l'impegno per la pace. La cerimonia è poi proseguita con la celebrazione della Messa di riconciliazione sul sagrato della chiesa e officiata dal parroco don Dario Bottero con i sacerdoti di tutte le altre comunità parrocchiali bovesane.



