editoriale

Sfruttamento e speculazione finanziaria hanno destabilizzato i sistemi democratici

La ricchezza è sempre più indirizzata al settore finanziario

Davide Sacchetto 19 settembre 2026

Cuneo

Sugli esiti delle elezioni in Sassonia Anhalt, che hanno visto il successo della AfD, si è detto molto e si continua a discutere. È giusto che sia così, perché quello che è capitato è grave e preoccupante, soprattutto se si dovesse inserire in una tendenza che va oltre i confini del Land della Germania orientale, nel quale l’estrema destra tedesca ha ottenuto il 44% dei voti.

L’identikit dell’elettore AfD, che gli analisti hanno tracciato all’indomani del voto, mostrerebbe che, se si vuole davvero comprendere quello che sta succedendo, allora bisogna abbandonare alcuni cliché.

È vero, infatti, che AfD ha ottenuto ottimi risultati tra le persone con un basso livello di istruzione e di reddito, ma è altrettanto vero che, ad esempio, la formazione di estrema destra è stata scelta dal 30% dei votanti con elevato livello di istruzione (oltre al 52% dei votanti con un livello medio) e dal 37% di coloro che, secondo le ricerche effettuate, ritengono il proprio reddito adeguato. Non si è trattato, quindi, per quanto si comprende, solamente del voto di protesta di chi è ai margini, ma di qualcosa di più complesso.

Eppure, sono in molti a dire che AfD, e le altre formazioni estremiste in giro per il mondo, propongono programmi inattuabili, oltre che inaccettabili sotto molteplici punti di vista, e che non hanno le competenze e la cultura di governo. Dunque, gli estremismi vecchi e nuovi che si affacciano sulla scena rappresenterebbero, innanzitutto, un voto “contro”. Contro i partiti tradizionali, contro le istituzioni europee, contro i migranti, e via discorrendo.

È difficile dare una spiegazione a tutto questo, ma il fatto che si tratti di una tendenza diffusa a livello internazionale induce a pensare che le sue cause travalichino i confini nazionali.

Nel 2020, Zachary D. Carter, acuto commentatore economico, aveva scritto che “È giusto che il neoliberalismo si prenda la maggior parte della colpa per gli sconvolgimenti politici del XXI secolo. La fede neoliberale nel potere dei mercati finanziari ci ha lasciato in eredità la crisi finanziaria del 2008, e le conseguenze di quel disastro hanno alimentato dozzine di movimenti odiosi in tutto il mondo... La Banca centrale europea e l’FMI, in collaborazione con il governo della cancelliera tedesca Angela Merkel, hanno chiesto ai paesi in crisi di ridurre i disavanzi di bilancio attraverso l’austerità fiscale, provocando devastanti recessioni in Spagna, Italia, Portogallo e soprattutto, com’è noto, Grecia. La rovina economica provocata da quel progetto - la distruzione dell’industria locale, l’aumento della disoccupazione, le reti di sicurezza sociale sempre più striminzite - hanno rafforzato i partiti politici neofascisti, che ora minacciano l’establishment politico in alcuni paesi e sono stati assorbiti dal conservatorismo tradizionale in altri”.

Il fatto degno di nota, che Carter non ha evidenziato, è che, come si è visto, il sostegno alle formazioni estremiste non viene solo dai disperati che non hanno nulla e non è alimentato solo dal malcontento di chi vive nella precarietà, ma si rafforza anche grazie al voto di persone istruite che si dichiarano soddisfatte del proprio reddito. Volendo azzardare un’ipotesi per spiegare questo ultimo aspetto, verrebbe da dire che la paura di perdere il proprio status possa essere la molla che spinge chi non vive nella disperazione o nel malcontento a unirsi a chi vota “contro”.

Riprendendo e integrando la lettura di Carter, il problema starebbe nel fatto che le leve del potere, a livello globale, siano state consegnate ai mercati, con l’idea che il libero scambio avrebbe inevitabilmente portato con sé benessere e giustizia. Le cose, però, sono andate diversamente. I settori redditizi dell’economia sono finiti nelle mani di pochissimi e la ricchezza è stata sempre più indirizzata verso il settore finanziario. Delocalizzazione della produzione, sfruttamento nei Paesi più poveri e svilimento del lavoro, manuale e intellettuale, a vantaggio dei grandi capitali hanno determinato un mix di disperazione, malcontento e paura che viene strumentalizzato da leader populisti ed estremisti.

Oggi, ci si interroga sulla necessità o sull’opportunità di mettere fuori legge i movimenti politici portatori di posizioni estremiste. Il tema è molto delicato. Però, pare necessario intervenire per dichiarare illegali gli strumenti dello sfruttamento e della grande speculazione finanziaria, che stanno minando il presente e il futuro delle nostre comunità.

speculazione finanziaria Democrazia estrema destra sassonia AFD Mercato