Due comunità segnate dalla violenza nazista si incontrano attraverso il racconto delle proprie ferite, perché la memoria non rimanga soltanto ricordo del dolore, ma diventi un punto da cui ripartire verso la riconciliazione e la pace. È il significato della serata di sabato 19 settembre, nell’ambito delle celebrazioni per l’83° anniversario dell’Eccidio di Boves.
Alle 21, in piazza dell’Olmo, la Compagnia teatrale di Civitella porterà in scena “Voci dalla memoria. Giugno 1944”, opera di Nila Paber, con la regia di Cristina Balò e l’aiuto regia di Giovan Battista Balò. L’ingresso è libero.
Lo spettacolo porta a Boves le voci dell’eccidio di Civitella in Val di Chiana del 29 giugno 1944. Undici giorni prima, il 18 giugno, due soldati tedeschi erano stati uccisi. La rappresaglia colpì Civitella, Cornia e San Pancrazio di Bucine: furono uccisi complessivamente 244 civili. “Voci dalla memoria” nasce dalle testimonianze di chi quella giornata la visse. Il testo chiarisce fin dal prologo che i fatti raccontati sono reali e che anche gli elementi inseriti nella sceneggiatura derivano dalle memorie raccolte.
Sul palco si intrecciano così storie individuali che restituiscono il volto umano della tragedia. C’è Beppa, madre che vede il marito e tre figli uccisi davanti alla propria casa. C’è Alba, diciottenne, che assiste alla morte del padre. C’è la storia del quattordicenne Gino, ferito e ritrovato senza vita nel bosco quindici giorni dopo.
E c’è la testimonianza di Vittorina, che non aveva ancora cinque anni: mentre la casa bruciava perse la mamma e le due sorelline, soffocate dal fumo. Una memoria di bambina che attraversa gli anni e diventa uno dei passaggi più intensi del racconto. Parola, recitazione, coro e musica accompagnano il pubblico dentro quelle ore. Il libretto dello spettacolo presenta anche l'episodio, affidato alla testimonianza di un sopravvissuto, di un giovane soldato tedesco che si sarebbe rifiutato di sparare sui condannati e sarebbe stato a sua volta ucciso dal comandante. Non è casuale che questo racconto arrivi proprio a Boves il 19 settembre. Civitella e Boves sono accomunate da due date diverse e dalla stessa ferita lasciata dalla guerra: il 29 giugno 1944 in Toscana, il 19 settembre 1943 ai piedi della Bisalta. La presenza della compagnia rinnova un'amicizia costruita sulla condivisione della memoria e sulla scelta di non lasciare che il dolore abbia l'ultima parola.
Ricordare, in questo senso, non significa rimanere prigionieri del passato. Significa conoscerlo e consegnarlo alle generazioni successive, perché da esperienze così drammatiche possa nascere un percorso di riconciliazione. È anche il messaggio con cui si chiude idealmente il testo dello spettacolo: quanto accaduto può accadere ancora, e proprio per questo la memoria chiede responsabilità nel presente.
La serata continuerà alle 22.30 nella parrocchia di San Bartolomeo con “…E la chiesa rimase aperta tutta la notte”, la veglia di preghiera che proseguirà fino alle 7 di domenica mattina. Anche il titolo riporta direttamente al 19 settembre 1943. Dopo l'uccisione del parroco don Giuseppe Bernardi e del giovane viceparroco don Mario Ghibaudo, la chiesa di San Bartolomeo rimase aperta. Da quel ricordo è nata una veglia che negli anni è diventata preghiera per la pace, per la cessazione dei conflitti e per il dialogo. Prima le voci di Civitella, poi il silenzio e la preghiera nella chiesa di Boves. Due modi diversi di custodire la stessa memoria e di provare a trasformare una storia di violenza in un cammino di riconciliazione, perché conoscere ciò che è stato aiuti a non ripeterlo.