Prima dei risultati vengono i ragazzi. Prima dell’allenatore viene l’educatore.
È forse questa la chiave migliore per raccontare Francesco Dutto e il riconoscimento ricevuto nei giorni scorsi a Montesilvano.
Il tecnico del Cuneo 1198 MenteCorpo ha ricevuto il Premio Alessandro Repetti 2026, dedicato agli allenatori del settore giovanile del triathlon. La motivazione incisa sulla targa racconta bene il significato del riconoscimento: “Per le capacità professionali e umane che dedica all’educazione dei giovani triatleti”. Il premio ricorda Alessandro Repetti, tecnico piacentino scomparso nel 2021.
La Federazione lo assegna a chi si distingue nel lavoro giovanile per professionalità, passione, disponibilità, competenza e qualità umane. A consegnarlo è stata Lucia Parma, mamma di Repetti, alla presenza del presidente federale Riccardo Giubilei. Per Dutto rappresenta anche il riconoscimento di un percorso costruito giorno dopo giorno, molto lontano dalla ricerca del risultato immediato. “La soddisfazione più grande è avere a che fare con ragazzi giovani e pieni di entusiasmo”, racconta. Un entusiasmo che deve però trovare un ambiente capace di accompagnarlo.
“Cerchiamo di creare un ambiente allegro, ma allo stesso tempo serio”.
Qui entra in gioco una parola che Dutto utilizza spesso: empatia. Allenare un ragazzo significa comprenderlo, conoscerne tempi e difficoltà e costruire un rapporto capace di andare oltre la semplice tabella di allenamento. Significa essere tecnico, ma anche educatore.
Significa capire quando chiedere qualcosa in più e quando, invece, è necessario aspettare.
Il gruppo seguito oggi comprende circa sessanta ragazzi, dai 6 ai 19 anni.
In questi anni sono stati circa un centinaio i giovani passati attraverso l’attività della società.
Alcuni sono arrivati alle categorie Under 23 ed élite, alla Coppa Europa e alle competizioni internazionali giovanili. Sono arrivati anche titoli italiani individuali e risultati importanti nel panorama nazionale. Numeri che Dutto guarda con soddisfazione, senza perdere di vista ciò che considera più importante: la crescita sportiva non può essere separata da quella personale.
Allenare un bambino di sei anni non significa semplicemente preparare l’atleta che potrebbe diventare, ma aiutarlo a conoscere lo sport, rispettare gli altri e trovare progressivamente il proprio spazio. Con gli adolescenti il lavoro cambia ancora. Servono ascolto, equilibrio e la capacità di non trasformare troppo presto talento e ambizione in pressione. Dutto insiste sulla necessità di avere pazienza e di non bruciare le tappe. Un giovane può avere qualità evidenti, ma deve essere accompagnato attraverso un percorso coerente con la sua età. Anche la sicurezza rappresenta un elemento centrale. Allenare significa creare condizioni che consentano ai ragazzi di crescere e sperimentare senza perdere il piacere dello sport.
Intorno al gruppo è nata negli anni anche una rete di tecnici sul territorio.
E proprio alcuni ragazzi cresciuti all’interno della società hanno iniziato ad aiutare durante gli allenamenti.
Qualcuno sta studiando per diventare tecnico. È probabilmente uno dei segnali più belli del lavoro svolto. Chi è stato accompagnato nella propria crescita sceglie, a sua volta, di accompagnare altri ragazzi.
Dutto è arrivato al ruolo di allenatore dopo una lunga storia vissuta anche da atleta.
Prima lo sci alpino e il calcio, poi l’incontro con il triathlon a metà degli anni Novanta.
Nel 1995 partecipò al suo primo Olimpico di Embrun. Nel 2010 conquistò la qualificazione all’Ironman delle Hawaii. A Kona concluse la gara sotto le dieci ore.
Nel 2019 tornò invece all’Embrunman, una delle competizioni simbolo della sua storia sportiva.
Poi, progressivamente, è cambiata la prospettiva.
Dutto ricorda anche un’insegnamento ricevuto da Costantino Bertuccelli.
Arriva un momento nel quale bisogna scegliere se continuare soprattutto come atleta oppure dedicarsi davvero al ruolo di allenatore. Francesco ha scelto la seconda strada.
E oggi, raccontandolo, non parla tanto delle medaglie conquistate dai suoi ragazzi.
Parla soprattutto delle persone incontrate. “Lavorare con i giovani ragazzi è stato un dono che la vita mi ha dato e continua a regalarmi ogni giorno. Per questo ringrazio la Federazione, lo staff tecnico e il Cuneo 1198 MenteCorpo per il sostegno ricevuto. Il ringraziamento più grande lo faccio però ai ragazzi. Sono loro che mi hanno permesso di innamorarmi sempre più profondamente di questo ruolo”
In quest’ottica il Premio Alessandro Repetti trova il suo significato più autentico.
Non soltanto allenare qualcuno per farlo andare più forte ma costruire empatia, fiducia e comprensione, sapendo che ogni ragazzo ha tempi, qualità e fragilità differenti.
Perché il tecnico può insegnare a nuotare, pedalare e correre. L’educatore prova anche ad aiutare un ragazzo a crescere.