cronaca

Bloccano le porte del treno per impedirne la chiusura e far salire gli amici

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Due fratelli a processo per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio

Camilla Pallavicino 17 settembre 2026

Vicoforte

Il treno avrebbe potuto partire dalla stazione solo quando tutti gli amici della gang (quella che per un certo periodo aveva imperversato sulla tratta tra Mondovì e Fossano) fossero riusciti a salire a bordo: per questo alcuni di quelli che già erano a bordo bloccarono le porte del treno per impedirne la chiusura e quindi la partenza. Per due episodi accaduti a maggio e dicembre del 2023 a Vicoforte sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio i fratelli S.R.e F.R., già noti per episodi simili oltre ai reati di danneggiamento dei treni e delle stazioni e minacce ai dipendenti di Trenitalia nello svolgimento delle proprie funzioni. In aula hanno deposto macchinisti, capotreno e una guardia giurata dipendente di una società che lavora per le ferrovie. In riferimento all’episodio di dicembre, i testi hanno riferito che mentre erano in corso le operazioni di controllo dei biglietti sui passeggeri che salivano sul treno, il gruppetto con i due imputati era stato fermato perché alcuni erano privi del biglietto. “Ad un certo punto le porte si erano chiuse ed il treno era partito - ha riferito uno degli addetti al controllo dei biglietti - ma loro hanno azionato il freno di emergenza e poi il dispositivo di apertura perché il treno aspettasse i loro amici”. Quel giorno di dicembre il treno avrebbe accumulato mezz’ora circa di ritardo prima che venisse ristabilito l’ordine e la circolazione potesse riprendere il suo normale corso. Qualche mese prima, il 27 maggio, lo stesso episodio si era verificato alla stazione di Lesegno: uno dei due fratelli si era posizionato in mezzo alle porte del treno per impedirne la chiusura in attesa che arrivasse il fratello. Alla scena aveva assistito il macchinista che aveva appena finito il turno e tornava a casa col treno, e il macchinista in servizio, oltre alla capotreno che non riuscì a far desistere il giovane dalla sua pretesa. “Inveiva contro di noi - ha riferito il macchinista in servizio - non si riusciva a farlo ragionare, diceva che tanto non lo potevamo toccare”. La capotreno chiamò i carabinieri che arrivarono dopo poco per identificare i due fratelli; una procedura obbligatoria che portò via ancora alcuni minuti prima che il treno potesse finalmente lasciare la stazione con circa 20 minuti di ritardo. Il processo è stato rinviato al 28 ottobre per il completamento dell’istruttoria.

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