
In un mondo efficientista parlare di fragilità e addirittura segnalarne l’attuazione nella vita di una persona non appare soltanto un pensiero paradossale. È riconoscervi la possibilità di un vivere del tutto nuovo, per molti aspetti silenziosamente, seppur involontariamente, provocatorio. Niente eroismo: tutto questo nulla scalfisce del peso che incombe su chi della fragilità fa esperienza nella propria carne.
Sono i tratti distintivi della vicenda umana ricordata dall’autore segnato dall’amicizia con Enrico, adolescente con “la vita addosso”, ricco di sogni, che si trova a fare i conti con un male incurabile.
L’incontro col ragazzo e la sua famiglia va presto ben al di là dell’aspetto professionale di dirigente scolastico. L’autore, umanamente coinvolto, sente di camminare insieme a Enrico e alla sua famiglia, anche se è sempre il giovane a segnare i passi, mentre tutti sperimentano il dono di seguirlo, nonostante la fatica e il dolore.
In tutto questo l’autore è attento a non sbordare nell’esempio edificante, ma irraggiungibile, a non compiacersi di una retorica della malattia poco credibile e comunque a rischio di ipocrisia. Un’attenzione che informa di sé l’andamento di cronaca, utilizzato per definire le coordinate di questa esperienza senza per questo invadere la sfera del privato, senza trasformarsi in diario.
Sembra quasi consapevole che ogni pagina su tali argomenti gode comunque di una posizione di privilegio. Per questo mantiene un stile sempre discreto e rispettoso capace di valorizzare senza eccessi quanto sta vivendo.
“Ascolto profondo, accoglienza senza giudizio, sostegno incondizionato” sono gli atteggiamenti dello psicologo che accompagna Enrico. Presto però inconsapevolmente sono assimilati dalla famiglia, dagli amici, dall’autore stesso. È la via per sentire pienamente il dolore del ragazzo, per essergli accanto, ma anche per aprirsi alla sua involontaria “lezione” sulla vita.
È così che il libro “su” Enrico si allarga in realtà abbracciando uno sguardo sull’orizzonte umano del vivere. Brani di canzoni, finestre su alcuni aspetti del mondo, ora precluso al ragazzo, si offrono come chiavi per leggere questo scendere nel baratro della malattia nella consapevolezza del confrontarsi presto con la morte.
Di qui l’urgenza per Enrico e per chi gli sta accanto di non essere in balia dell’incedere implacabile degli eventi, di ricomprenderli per trovare la via per rileggerli, magari a distanza di qualche tempo, anche attraverso le pagine di questo libro.
La domanda di senso così drammaticamente umana trova qualche barlume di luce, secondo l’autore, nell’aprirsi al “Mistero della vita”. Anche in questo caso però le pagine, seppur ferme nelle convinzioni, mantengono un tono discreto, mai risolutivo. “Consegnarsi” diventa parola chiave con tutto il suo carico di fiducia anche a fronte del dolore. E allora a dispetto di questo mondo anche la fragilità può essere fonte di ricchezza per tutti.
L’incredibile bellezza della fragilità
di Ezio Delfino
Editrice Rubbettino
euro 15