Dopo il tavolo del Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica di mercoledì scorso, il prefetto Mariano Savastano ha voluto incontrare anche l’associazione Nuovo Corso Giolitti per sentire le loro richieste su sicurezza e commercio in un confronto diretto, aperto e leale.
Come si è arrivato a questo incontro?
I fatti di cronaca estivi hanno riportato l’attenzione su corso Giolitti. Ma per fortuna sono fatti episodici, in cui l’intervento delle Forze dell’Ordine è stato immediato e ha consentito l’individuazione dei responsabili, denunciati e in alcuni casi arrestati e “daspati”: il fatto terribile accaduto ai Lavatoi, la rissa in corso Giolitti tra due cittadini extracomunitari e quella in corso Dante, che ha coinvolto più di dieci persone. Sono fatti episodici, isolati. Non siamo di fronte a una catena di eventi ripetuti tutti i giorni d’estate. Fatti gravi ma che non sono indice di una città o un quartiere fuori controllo, in mano a bande criminali o soggetti pericolosi, dediti al controllo del territorio, estorsione o spaccio di sostanze stupefacenti.
Come li definirebbe?
È importante fotografare la situazione con esattezza, soppesare il dato reale, quindi gli eventi delittuosi che si sono verificati, per poi valutarli per confermare o modificare e rafforzare l’azione di intervento. Ho fatto sopralluoghi improvvisati personalmente tre volte negli ultimi giorni, in orari e luoghi diversi e ho sempre incontrato più forze di polizia e presidio del territorio e nessun problema particolare. A ragion veduta, ma è giudizio unanime di tutti i componenti del Comitato (questore, forze dell’ordine, sindaca) non esiste una situazione emergenziale. Lo dicono i numeri e i fatti.
E cosa dicono?
Abbiamo esaminato il trend della delittuosità che viene estratto dal sistema SDI del Ministero dell’Interno. Dati ufficiali, oggettivi e non manipolabili. I carabinieri hanno fatto una disamina partendo dagli ultimi tre anni, per soffermarsi sul periodo gennaio/agosto, otto mesi, per poi focalizzarsi sul quadrimestre maggio/agosto. La Questura ha focalizzato la sua analisi sugli otto mesi e sui quattro mesi 2026 per fornire un quadro statistico solido e non limitato alle fluttuazioni di breve periodo. A livello provinciale, possiamo dire che c’è stabilità. Se ci soffermiamo sul capoluogo si nota addirittura una flessione: dai 1.654 delitti dello stesso periodo del 2025 ai 1.372 di quest’anno. Ovviamente questa è la situazione generale, ma dobbiamo ammettere che nel quadrilatero, nel quadrimestre in esame, c’è stato invece un lieve aumento. Ma parlare di emergenza non è corretto. Non corrisponde al vero. Non a caso Il Sole 24 ore, recentemente ha posto Cuneo nella top 10 delle città più sicure d’Italia.
Cuneo un’oasi felice?
No perché come non esiste un rischio zero nella protezione civile, non esiste un rischio zero anche in materia di ordine pubblico e pubblica sicurezza. Purtroppo c’è spaccio di droghe e se c’è è perché la domanda è alta, ed è trasversale, stranieri e italiani, ricchi e poveri, giovani e meno giovani. In provincia tra i reati commessi, la maggioranza sono furti in appartamento, nei negozi, truffe agli anziani, frodi informatiche, e i reati che rientrano nel cosiddetto “codice rosso”, cioè violenze domestiche e di genere. Lo abbiamo ribadito nell’ultimo Comitato come in quello precedente del 26 maggio e in quello dell’ottobre 2025. Ciò a testimonianza di un’attenzione duratura e un’azione di controllo che Prefettura e Forze dell’Ordine mantengono costante e che non viene dettata dagli eventi.
Ma la sensazione di insicurezza c’è, soprattutto tra gli abitanti della zona?
C’è una narrazione, a mio parere, a volte un po’ falsata e mi permetto un po’ esagerata. La città è sicura ed è sotto il controllo dello Stato, che è presente, e delle forze di polizia. Ci sono criticità, certo, con i reati di cui ho parlato che sono quelli che generano maggiore allarme sociale. Ma per converso non ci sono gravi omicidi, sequestri di persone, non ci sono estorsione, usura, reati associativi. E soprattutto non ci sono quelle tensioni sociali come in altre città con i movimenti antagonisti, comitati di studenti o associazioni di cittadini extracomunitari. Cuneo è una città e una provincia serena e sicura. E questo risultato non è frutto del caso o della fortuna ma di un lavoro continuo e coordinato da Prefettura, Questura, Forze di Polizia e Amministrazione Comunale. Nel Comitato siedono di diritto il sindaco del capoluogo e, a seconda della trattazione degli argomenti, i sindaci di tutti i nostri 247 Comuni, perché sono portatori delle istanze e delle preoccupazioni dei cittadini. Ma mi rendo conto che i dati statistici positivi non bastano, bisogna costruire condizioni migliori di convivenza sociale, che vuol dire che c’è un margine di miglioramento che dobbiamo perseguire.
Come?
Con una strategia che è quella che ho condiviso sia nel Comitato che nel lungo incontro con l’associazione Nuovo Corso Giolitti. Perseguire un modello di sicurezza integrata e partecipata, nel quale tutti i livelli di governo, Stato, Regione, Provincia, enti locali, ma non solo, anche i soggetti privati, come le Associazioni di categoria, i Consorzi sociosanitari, Rfi (Ferrovie, ndr), i comitati di cittadini, ognuno nel proprio ruolo e secondo le proprie responsabilità, contribuiscano con una loro azione. Per costruire un modello di sicurezza unitario ma allo stesso tempo pluralista e pluridisciplinare. Il concetto di sicurezza integrata nasce proprio dalla consapevolezza che la sola azione di polizia non è più sufficiente, non soddisfa più il cittadino.
Una risposta multipla alla domanda sociale di sicurezza?
Proprio così, la domanda sociale di sicurezza richiede, accanto a politiche di sicurezza in senso stretto, anche politiche di rigenerazione e riqualificazione urbana, sociali, socio-sanitarie, di rilancio economico-commerciale, progetti e iniziative di coinvolgimento della popolazione, affinché possa andare a “occupare” gli spazi pubblici.
Anche le panchine?
Certo, le panchine che in corso Giolitti sono tra l’altro anche esteticamente belle, devono essere uno spazio per tutti perché hanno una funzione sociale. Sono fatte per sedersi e per chiacchierare, per due ragazzi innamorati come per due vecchi amici o per un gruppo di persone, bianche o di colore che siano. Rimpossessiamoci senza timori delle panchine e degli altri spazi pubblici: il mercatino rionale e le aree verdi. Ma serve la partecipazione attiva dei residenti, è un patto non scritto che dobbiamo raggiungere per restituire dignità e decoro alla nostra Città.
Forse però al cittadino non basta più sapere che i reati sono in calo serve qualcosa di più?
In realtà non basta più anche a noi. Il cittadino vuole qualificate condizioni di vita. Non vuole il degrado sociale ma il decoro urbano. La possibilità di esercitare liberamente in sicurezza i suoi diritti, una fruizione libera e sicura degli spazi pubblici. Il cittadino è preoccupato, avverte una sensazione di disagio e quindi prova quella che noi definiamo percezione di insicurezza, ormai anche dinanzi a situazioni che non sono illecite: un gruppo di persone che si assembrano in un luogo pubblico, a una fermata del bus o su una panchina, non commettono alcun reato. Persino il bivacco non è reato, a meno che non ci sia un’ordinanza specifica. È più un comportamento di inciviltà e maleducazione. Eppure sono atteggiamenti che danno fastidio. Tutt’altra cosa sono il bivacco e l’assembramento caratterizzato da quell’oziosità che poi porta a bere in modo eccessivo e a lasciare le lattine di birra intorno alle panchine, ad alzare la voce, magari anche ad essere un po’ aggressivo e minaccioso: sono quei comportamenti invasivi che pur non costituendo reato vanno contrastati se causa della mancata fruizione di uno spazio pubblico e quindi della diminuzione dell’esercizio delle nostre libertà e dei diritti dei cittadini. Questi comportamenti possono e devono essere combattuti e prevenuti. Dal 2017 il legislatore ha introdotto una serie di strumenti che sono le misure di prevenzione che possono essere adattate modificando il Regolamento urbano di polizia locale.
È quello che è appena stato fatto dal Comune?
Si, su mia sollecitazione e del Questore, sin dal mio insediamento. Le misure di prevenzione sono l’ordine di allontanamento, il Dacur, il Daspo urbano, il Daspo Willy, che sono misure contro atteggiamenti aggressivi e minacciosi che creano quella sensazione di disagio, di paura ma che spesso preludono la commissione di reati e quindi sono misure di prevenzione, cioè limitano le opportunità criminali. La legge individua dove si può intervenire, stazioni ferroviarie e zone limitrofe e posti come il Movicentro, cioè i luoghi del trasporto pubblico locale, ma gli altri luoghi li deve individuare il Comune, cosa che ha fatto con questo regolamento. Se rappresenti una minaccia, allora le forze dell’ordine possono intervenire con l’ordine di allontanamento, e se reiteri quel comportamento violento e minaccioso si può trasformare in Daspo, come è accaduto per le nove persone protagoniste della rissa in corso Dante.
Ma si può fare di più?
C’è un divieto di vendita degli alcolici dopo le 19,30, vietiamo che si possano vendere anche il sabato e la domenica, come ha richiesto l’Associazione Nuovo Corso Giolitti. Ho chiesto su questo punto alla sindaca e al comandante della Polizia Municipale tolleranza zero. Ci siamo presi tutti un impegno per questo mese di settembre: le forze dell’ordine continueranno a fare i loro servizi ordinari e straordinari di controllo di persone, auto, negozi, ma anche controlli fiscali e igienico-sanitari a tappeto. Faremo servizi ordinari con le forze presenti, servizi straordinari con il Reparto prevenzione crimine della Polizia di Stato di Torino ma anche servizi interforze ad alto impatto per dare un segnale forte. Ma abbiamo puntato anche sull’azione definita Polizia di prossimità, come la presenza della stazione mobile dei Carabinieri o il Carabiniere di quartiere. Hanno un effetto deterrente ma abbiamo bisogno che i fatti illeciti vengano segnalati e denunciati perché i nuclei investigativi sono professionisti dalle grandi capacità: a Cuneo nelle poche rapine compiute c’è quasi il 100% di identificazione e di arresto dei responsabili. Così come deve essere più estesa l’apertura dell’ufficio distaccato della Polizia urbana in corso Giolitti, per ricevere proteste, richieste di intervento e segnalazioni, anche per un lampione spento o per una telecamera oscurata dalle piante. Ho chiesto alla Polizia Locale di essere più presente negli orari serali e fare più controlli.
Insomma più partecipazione di tutti?
Sì, e occorre inoltre una politica urbanistica di riqualificazione: un quartiere bello, più pulito, negozi senza vetrine oscurate o serrande abbassate. Corso Giolitti è ben illuminato, sconta ora un po’ il depauperamento commerciale. Ho apprezzato il progetto della Confcommercio “Riapri Cuneo” che punta a far riaprire ogni anno cinque negozi chiusi, ma ho chiesto ai commercianti anche di dotarsi di sistemi d’allarme, magari collegati alle centrali operative. Anche il progetto “Piazza Europa vive”, di rigenerazione e valorizzazione dell’asse Movicentro-Piazza Europa è molto interessante. Insomma, occorrono più eventi, più occasioni di incontro e festa. Così si prevengono quegli atteggiamenti che possono non essere illeciti ma che lo possono diventare.
E le politiche sociali?
Fondamentali: centri di aggregazione giovanile, di supporto alle famiglie in difficoltà, di mediazione culturale, spazi di ascolto, bisogna investire in questo. Si sta lavorando tanto con il Comune di Cuneo. Inventiamoci anche cose nuove, consultiamo professionisti del sociale, parliamo con i ragazzi per poter dare loro spazi adeguati per poter esprimere tutte le loro potenzialità. Il Consorzio socio assistenziale il 14 settembre aprirà il nuovo centro servizi per le gravi marginalità, che offrirà i cosiddetti servizi a soglia bassa. È un’ottima progettualità segno di grande lungimiranza.
Cosa suggerisce come scelte pratiche e rapide da prendere?
L’accesso e l’attraversamento del giardino antistante la stazione deve essere pulito, sicuro, ben illuminato e videsorvegliato. Ma questo vale a Cuneo, come per le stazioni ferroviarie di Alba e Bra. Abbiamo segnalato alla sindaca che i giardini Stoppa non sono illuminati e neppure videosorvegliati. Ci sono lampioni spenti e bisogna segnalarli subito in un atteggiamento proattivo. Il Movicentro ha cambiato faccia con nuovi servizi ora però bisogna aprire anche il sottopasso. A ottobre ho calendarizzato una riunione con Rfi per concordare la concessione di alcuni spazi della stazione al Comune affinché possa dislocare alcuni servizi comunali per riattivare e rigenerare la zona della stazione. In quell’occasione faremo anche il punto sui risultati raggiunti con le azioni messe in campo nel mese di settembre.
Ma sulla strada ci sono tanti problemi anche di ordine sociosanitario?
È vero ed è una delle cose più difficili con i problemi di dipendenze e disagio mentale. Il Ministero ci ha chiesto di istituire un tavolo della vulnerabilità. Lo abbiamo fatto, abbiamo esaminato i primi cinque casi, mettendo insieme forze di polizia, servizi sociali e mondo sanitario. Perché la persona fragile, la persona dipendente non può essere arrestata ma deve essere presa in carico dai servizi sociali e presa in cura dai servizi sanitari. Quindi sono fondamentali le unità di strada. Chi vive ai margini, più lo marginalizzi, più diventa pericoloso. Su questo c’è ancora molto da fare. Qui si inseriscono i Patti locali per la sicurezza urbana, e quindi potremmo lavorare a un nuovo Patto locale per la sicurezza urbana di Cuneo, dove ciascun soggetto, nel proprio ruolo e nell’ambito delle proprie responsabilità, dovrà avere un ruolo e svolgere un’azione. Il Patto va a costruire progetti anche per promuovere la cultura della legalità, del rispetto e dell’integrazione.
Serve cambiare qualche atteggiamento?
È giusto che si chieda ai nuovi cittadini cuneesi di imparare a parlare l’italiano, di rispettare le regole, ma serve che noi tutti abbandoniamo luoghi comuni e paure. Serve sempre il rispetto di chi è differente da noi, accettare chi è diverso da noi perché portatore di tradizioni che possono essere, se ben conosciute reciprocamente, accettate e praticate ma la strada è ancora lunga e c’è ancora tanto da fare per migliorare le condizioni di convivenza sociale … ma la forza, l’audacia e il coraggio non ci mancano.