cronaca

Non aveva versato all'Agenzia delle Enrate la quota per le slot machine

Generazione audio in corso...

Proprietaria di un locale di Borgo San Dalmazzo condannata a 2 anni e 8 mesi di reclusione per peculato

Camilla Pallavicino 08 settembre 2026

Borgo San Dalmazzo

Si è concluso con la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione il processo per peculato a carico di N.P. la proprietaria del locale dove nel 2015 erano state installate le slot per il gioco online e che tra il febbraio e il maggio del 2016 non versò all’Agenzia delle Entrate il Preu, prelievo unico erariale. Le macchinette le erano state installate dalla società concessionaria che le distribuisce in tutta Italia e che aveva provveduto a collegarle al sistema di videolettura delle giocate, necessario a calcolare la quota dovuta all’Erario. Secondo il contratto sottoscritto con la società concessionaria la donna avrebbe dovuto versare il Preu a loro che poi lo avrebbero girato allo Stato. Nel nel periodo compreso tra il febbraio e il maggio del 2016 la donna però omise di versare all’Agenzia dei Monopoli - attraverso la società concessionaria - la quota dovuta in base alle giocate effettuate sulle slot della sua sala giochi: 7800 euro che lo Stato ricevette comunque dalla società concessionaria, la quale cercò invano di riscuoterli successivamente dalla proprietaria del locale. Già a marzo del 2016 la società concessionaria aveva mandato un primo avviso di pagamento concedendo alla donna la possibilità di rateizzare la somma dovuta, “pagò le prime sei rate ma poi più nulla, intanto il debito aumentava e ci rivolgemmo a maggio al tribunale per ottenere un decreto ingiuntivo con allegata la risoluzione del contratto” aveva riferito in aula l’amministratrice delegata della società concessionaria. Al termine del processo il pubblico ministero, ritenendo provata dall’istruttoria dibattimentale la pena le responsabilità dell’imputata, ha chiesto per lei una condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione. Prova di responsabilità contestata dal difensore della donna, l’avvocato Fabrizio Di Vito il quale ha sottolineato il fatto che il contratto fra la proprietaria del locale e la società concessionaria che le aveva installato le slot e i lettori era in realtà di natura privatistica, “era la società concessionaria ad avere un rapporto diretto con l’Erario, non la mia assistita che aveva sottoscritto un contratto di natura privatistica e infatti lo Stato non ha subito alcun danno in quanto il suo sostituto d’imposta, la società concessionaria, le ha versato il dovuto”. Una ricostruzione che però non è stata accolta dal collegio dei giudici che hanno condannato la donna a 2 anni e 8 mesi disponendo anche la confisca delle somme dovute o in alternativa dei beni equivalenti.

Borgo San Dalmazzo Processo Peculato