cronaca

Violenza sulla moglie, condannato a 2 anni e 6 mesi con possibilità di pene alternative

Generazione audio in corso...

I primi episodi nel 2016, poi la denuncia nel 2023. Dovrà anche pagare 12.500 euro

Camilla Pallavicino 02 settembre 2026

Cuneo

Si è chiuso con una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione il processo a S.G., denunciato dalla moglie per i maltrattamenti subiti nel corso del loro matrimonio e culminati nell’episodio del gennaio 2023 quando l’uomo in seguito al rifiuto della donna di un rapporto sessuale, l’aggredì picchiandola e trascinandola per i cappelli fino in bagno dove le spinse la testa nel gabinetto per poi cacciarla di casa in piena notte.

Qualche giorno dopo la donna si presentò in ospedale per essere curata e il referto dei medici attestò contusioni multiple al cranio e all’avambraccio sinistro. Già prima di quella notte la donna riferì di essere stata picchiata dal marito che utilizzava i figli - rimasti nel paese di origine in attesa del ricongiungimento familiare - come strumento di pressione, minacciando di non darle i documenti per consentire il loro arrivo in Italia.

Nel 2022 si era rivolta alle forze dell’ordine per segnalare questa difficoltà col marito nella gestione dei documenti dei bambini. “Una famiglia in cui le regole di comportamento erano fortemente ancorate alla tradizione culturale cui sia lei che il marito si erano conformati e in cui gli episodi di violenza fisica avvenivano quando lei dissentiva o rappresentava una posizione personale contrastante rispetto a quella del marito. È la donna stessa che parla di ‘violenza piccola’, un tratto di normalizzazione della violenza subita, fino all’evento più acuto del gennaio 2023. Episodi di violenza confermati da una conoscente che aveva ascoltato i racconti della parte offesa e del fratello di lei fin dal 2016”, aveva sottolineato nella sua requisitoria il pubblico ministero Francesca Lombardi al termine della quale aveva chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi per l’imputato.

Richiesta di condanna cui si è associata la parte civile sottolineando le conferme delle violenze testimoniate dalla conoscente e dall’assistente sociale che prese in carico la famiglia quando arrivarono in Italia anche i figli della coppia.

Per la difesa però quel rapporto era stato costellato da moltissime interruzioni - sia a causa di un lungo ricovero dell’uomo in ospedale cui la moglie non aveva dato alcun sostegno, sia per un lungo periodo in cui lei era tornata in India quando nacque il loro secondo figlio - tanto da non poter parlare propriamente di convivenza fra i due.

Per la difesa, che aveva chiesto l’assoluzione per il proprio assistito, la donna era interessata solo all’ottenimento del permesso di soggiorno per lei e per i figli attraverso il ricongiungimento familiare e per questo era necessario dimostrare la convivenza col marito.

Di diverso avviso i giudici del collegio che hanno condannato l’uomo e stabilito un risarcimento per la vittima di 12.500 euro, concedendo all’uomo un termine per la richiesta di pene alternative.

Cuneo Processo Violenza