editoriale

La geografia della felicità nella quotidianità e nella dimensione relazionale

Contesto, ritmo di vita e relazioni sono le tre aree in cui si possono racchiudere i fattori di benessere

Maura Anfossi 30 agosto 2026

Cuneo

A Copenaghen c’è un museo dedicato alla felicità. Nella cultura danese infatti la ricerca dell’equilibrio interiore e la promozione delle condizioni che lo favoriscono è una priorità a cui si dedicano studi e riflessioni per incrementarla.

Felicità è un’emozione intensa e rara: è quell’attimo in cui il cuore sprigiona energia intensa e positiva. È la punta dell’iceberg che emerge dalla gioia che, secondo lo psichiatra Eugenio Borgna, è uno stato guadagnato, frutto del passaggio da momenti di mancanza e sofferenza alla riconquista del benessere e della pienezza. La gioia può durare ore, giorni, intere settimane; la felicità è l’acme, l’apice, il punto estremo di benessere e tanto rapidamente arriva, quanto tempestivamente se ne va.

Il museo danese utilizza il termine felicità per incuriosire e far riflettere sugli elementi che contribuiscono al benessere, alla qualità di vita e alla serenità relazionale.

Ci sono tre aree in cui si possono racchiudere i fattori di benessere:

- il contesto: dove

- il ritmo di vita: quando e quanto

- le relazioni: come e con chi

Semplificando potremmo sintetizzare le vie che portano al benessere psico-fisico nelle cinque parole (ben note nel mondo giornalistico e informativo): dove, quando e quanto, come e con chi.

Partendo dal dove vediamo che c’è una geografia della felicità. Il benessere è influenzato dal luogo in cui viviamo e lo dimostrano i vari sondaggi che cercano di stilare una classifica delle città nelle quali si vive meglio e parallelamente, degli Stati europei in cui si gode una miglior qualità di vita. E le differenze ci sono.

Il contesto in cui viviamo e le condizioni ambientali influiscono sui nostri stati d’animo e sul nostro benessere psicofisico. Da questo sorge la domanda: esiste un’architettura della felicità? Quali sono le condizioni che possono favorire al meglio equilibrio e qualità di vita? Le condizioni sono omogenee oppure variano da persona a persona?

Dagli studi emerge che un fattore trasversale è la possibilità di stare un minimo di ore all’aperto, a contatto con il verde della natura, e soprattutto la disponibilità di ore di luce naturale. Ci sono studi che correlano l’abbassamento del tono dell’umore con l’indisponibilità della luce naturale e con il trascorrere molte ore al buio.

Rispetto al quando e quanto è sempre più evidente che un ritmo della quotidianità, che permetta un buon dinamismo e integrazione fra vita privata e vita sociale e tra vita lavorativa e vita personale, è premiante. La presenza di spazi di recupero, che si pongano come intermezzo nello scorrere frenetico delle giornate, aiuta la mente a ritrovare equilibrio e il corpo a trovare riposo. Relax e riposo che, nella filosofia del benessere, sono parti essenziali per l’equilibrio, sono le fondamenta della casa che noi siamo e non la ciliegina sulla torta.

La quotidianità è centrale nel benessere, trova il suo fondamento nell’ordinario, non nello straordinario.

Lo star bene è anche correlato ad oggetti e riti, che definiscono abitudini quotidiane che per la loro regolarità e ripetitività ci danno rassicurazione e avvolgono di emozioni le nostre giornate.

Da un sondaggio su migliaia di persone, a cui è stato chiesto di individuare un oggetto come indice di felicità, si è visto che i partecipanti hanno scelto oggetti comuni.

Tra questi ci sono libri, fotografie di famiglia, pennelli per dipingere e penne per scrivere e in abbondanza caffettiere e candele.

E le risposte sono state analoghe in persone provenienti da paesi e continenti diversi: gli esseri umani sono accomunati da alcune caratteristiche di base che incidono in modo costante sul benessere, a prescindere dal paese e dalla cultura di origine.

Se arriviamo all’ultimo punto, il come e con chi, troviamo il cuore della felicità: la dimensione relazionale.

Nel poster (a cui sono attaccati centinaia di post it) che rappresenta il cuore della felicità compaiono nomi di persone: partner, figli, genitori. E in molti casi nomi di animali domestici.

Anche la convivenza con un animale contribuisce in un modo importante al benessere psicofisico ed emozionale.

Per esprimere in modo intuitivo, e direi anche artistico, questo concetto vi è una rappresentazione del peso delle variabili che incidono sul benessere con l’utilizzo di scatole gialle, tutte della stessa forma e colore (giallo che evoca appunto calore, apertura e benessere) ma con pesi differenti. Le scatole più leggere identificano i fattori meno influenti sul benessere, quelle più pesanti i fattori portanti per la felicità. Tra le scatole più leggere c’è la disponibilità economica, tra quelle più pesanti la salute e la qualità delle relazioni.

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