editoriale

L’esperienza profonda dell’umano al Meeting per l’amicizia tra i popoli

Dal 21 al 26 agosto a Rimini convegni, mostre, spettacoli, attività per famiglie e ragazzi e un grande villaggio dello sport

Carla Vallauri 22 agosto 2026

Rimini

Bernhard Scholz, è presidente della Fondazione Meeting di Rimini.

Che cos’è il Meeting di Rimini di cui tanto si parla, ma che spesso non si conosce bene?

Il Meeting di Rimini, giunto quest’anno alla 47ma edizione, è anzitutto un luogo di incontro, dialogo e confronto, tra i principali oggi in Europa. Ogni anno riunisce personalità del mondo della cultura, della politica, dell’economia, delle religioni, della scienza, dell’arte e dello sport per affrontare le grandi domande del nostro tempo. Accanto ai convegni propone mostre, spettacoli, attività per famiglie e ragazzi e un grande villaggio dello sport. È un evento aperto a tutti, costruito ogni anno da migliaia di volontari provenienti dall’Italia e da molti Paesi del mondo. Da quasi mezzo secolo promuove l’incontro come strada per la conoscenza reciproca, la pace e la costruzione del bene comune.

Il titolo dell’edizione 2026, citando Dante, fa esplicito riferimento all’amore. Perché parlare di amore in un mondo che sembra negarlo?

È sotto gli occhi di tutti che aumentano i conflitti violenti, le guerre e le contrapposizioni, anche all’interno delle nostre società. Proprio per questo abbiamo scelto come titolo l’ultimo verso della Divina Commedia di Dante: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Vogliamo riscoprire insieme che l’amore è il principio dinamico del cosmo e della vita, dalle particelle subatomiche fino alle galassie, per comprendere che l’energia che tiene insieme ogni cosa - e che vuole coinvolgere la nostra esistenza per portarla verso il suo compimento - è un principio di bene e di bellezza. Dante ci invita a prendere coscienza di noi e del nostro destino in un momento storico che sembra travolgerci con le contraddizioni dello sviluppo tecnico-scientifico, con le frammentazioni sociali e culturali, e con la prevaricazione agguerrita della forza sul diritto. Proprio perché il principio che muove l’universo e investe le nostre esistenze è “amore”, esso per sua natura non si impone, ma chiede di essere accolto; non ci costringe, ma cerca la nostra libertà. In questo Meeting vogliamo perciò incontrare e ascoltare persone che ci testimoniano che, anche in condizioni avverse, è possibile costruire una vita buona. Incontreremo anche testimoni che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato in eredità la loro umanità straordinaria: racconteremo sant’Agostino, Madeleine Delbrêl e suor Clare Crockett nelle mostre a loro dedicate.

Uno dei primi incontri sarà dedicato alla riconciliazione e al perdono tra persone ferite dalla violenza inferta o ricevuta. Quale messaggio volete trasmettere?

Vogliamo rendere presente che il male non ha una forza assoluta e che attraverso il male può nascere addirittura un bene inimmaginabile, come l’abbraccio fra la sorella di padre Jacques Hamel e la madre di uno dei suoi attentatori. Lo vedremo anche in altre testimonianze: l’amore può muovere uomini e donne anche in situazioni che sembrano sommerse dall’odio e dalla violenza. Siamo molto grati di ospitare amici dalla Terra Santa, dal Libano e dall’Ucraina, che renderanno viva e presente questa speranza.

Quest’anno a Rimini arriverà Papa Leone. Che cosa vi aspettate da lui?

Vorremmo accoglierlo nel miglior modo possibile, quasi “scomparendo” per dare il massimo spazio alla sua presenza e metterci in ascolto delle sue parole. Siamo più che lieti di mettere a disposizione tutto ciò che abbiamo nell’incontro con il Successore di Pietro, che lascerà certamente una traccia profonda e feconda nella storia del Meeting e nella vita di ogni partecipante. La sua enciclica Magnifica Humanitas sarà ripresa in diversi incontri per comprendere la situazione storica che stiamo attraversando e per renderci più consapevoli della nostra responsabilità di “custodire l’umano”.

E che cosa vorrà dire il Meeting al Santo Padre?

Vorremmo che lui possa vedere e incontrare il popolo del Meeting: bambini, ragazzi, famiglie giovani e meno giovani, e anche coloro che vi partecipano fin dalla prima edizione. Vorremmo che potesse incontrare un luogo di amicizia, accogliente, che vuole contribuire a costruire un pezzo di mondo più umano. E che possa in tutto questo conoscere il Meeting come uno dei frutti del carisma di don Luigi Giussani.

In tante occasioni lei ha detto che il Meeting di Rimini si regge sui volontari. Chi sono e perché, secondo lei, decidono di spendere tempo, soldi e fatica per costruire quest’opera?

È evidente che il Meeting non sarebbe possibile senza il lavoro e il supporto dei volontari. Ma il Meeting non si regge su di loro solo dal punto di vista organizzativo, bensì soprattutto per l’anima che vi infondono attraverso l’accoglienza degli ospiti, la cura degli spazi, l’accompagnamento nelle mostre e l’attenzione a ogni dettaglio nei vari servizi che svolgono per rendere il Meeting, per tutti, un luogo veramente bello. Sono circa 3000 e vengono perchè sono convinti di poter fare in questo servizio una esperienza autentica che risponde al loro desiderio di essere utili al mondo, di scoprire con maggiore consapevolezza la grandezza della propria vita e vivere una amicizia vera che fa crescere loro stessi e contribuisce al bene di tutti.

Se dovesse invitare un suo amico al Meeting di quest’anno, che cosa gli direbbe?

Gli direi che potrà incontrare il Santo Padre, papa Leone XIV. Che potrà incontrare tante persone provenienti da diverse parti del mondo, dedicate al bene del prossimo e al bene comune; che potrà visitare mostre che rispecchiano la grandezza della nostra vita, anche nella sua drammaticità, e che potrà partecipare a spettacoli pensati per aprire il cuore e la mente alla bellezza che ci è data. Infine, gli direi: “Se vieni, tornerai a casa tua e al tuo lavoro più incoraggiato, più lieto e più aperto ad accogliere l’imprevisto”.

meeting di rimini bernhard scholz