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Roccaforte Mondovì, raccolta di firme contro la riapertura dell'ex cava Santa Lucia

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Il comitato “Ama il tuo paese” chiede di fermare il nuovo fronte estrattivo

Elia Carlos Vazquez 21 agosto 2026

Roccaforte Mondovì

A Roccaforte Mondovì il comitato ambientale “Ama il tuo paese” ha aperto una raccolta firme su change.org per chiedere che non venga riaperta la ex cava di Santa Lucia. A gennaio 2025 era infatti stato presentato in Provincia un progetto di interlocuzione preliminare per la rifunzionalizzazione della cava, un iter delicato anche perché il sito del Momburgo è tutt’ora tutelato dal vincolo paesaggistico, come confermato da un giudizio espresso dal Consiglio di Stato nel 2023, a seguito di un ricorso presentato dal Ministero della Cultura e dalla Regione Piemonte. Ora la discussione si svolgerà in Provincia ed il comitato ambientale ha deciso di riaccendere i riflettori sulla questione. “Siamo un territorio devastato dalle attività industriali che sfruttano le risorse di una terra che non può dare all'infinito - scrive il comitato ambientale “Ama il tuo paese” in un comunicato stampa - che può scomparire con i suoi boschi, le sue grotte, i suoi percorsi di tradizione storica (i sentieri partigiani), religiosa (le processioni della Via Crucis, quelle da Villavecchia alla cappella di S. Bernardo, e proseguendo fino al Santuario di S. Lucia) e artistica. Per questo abbiamo voluto fortemente, noi del comitato “Ama il tuo paese”, che la Regione ne riconoscesse la salvaguardia. Non è stato facile e non sono state molte le persone che ne hanno apprezzato i risultati, ma oggi il vincolo paesaggistico che tutela il nostro patrimonio stabilisce un confine preciso che non può essere travalicato. Ciononostante - continua il comunicato - l'attività estrattiva di Villanova, ormai giunta al limite del vincolo e impossibilitata a proseguire se non ancora per qualche anno, sta rivolgendosi ad un altro fronte, vicino, per assicurare la continuità dei numerosi impianti legati alle lavorazioni (bitume, frantumazioni, materiali per l'edilizia). Invece di pensare ad attuare finalmente un serio e definitivo recupero naturalistico dell'enorme area creatasi per il vuoto lasciato dalla roccia erosa, restituendo così alla cittadinanza quello che sulla carta è puntualmente riconosciuto quando si conducono attività che alterano il paesaggio, è cioè il ripristino paesaggistico, si cerca di andare oltre, di sfruttare ancora un po' più in là, ma non tanto. Una ex cava a Roccaforte, ormai quasi del tutto rinaturalizzata spontaneamente e a ridosso del Santuario di S. Lucia, sta per essere riaperta per andare ad alimentare i suddetti impianti di Villanova, generando un nuovo enorme impatto, con abbattimento di più di 5000 alberi e l'estrazione di 1.220.000 mc di materiale e procrastinando il recupero ambientale di cui si è parlato in quel di Villanova. Noi come comitato ci siamo mossi e abbiamo presentato le nostre osservazioni alla Provincia che sta esaminando il progetto, ma abbiamo bisogno di più attenzione e supporto da parte di chi tiene al proprio territorio. Viviamo in un luogo attraversato continuamente dai camion, con ciminiere che fumano vapori dalle esalazioni inquietanti, con rumori costanti intollerabili (e il piano acustico di Villanova, che riconosceva già quando è stato approvato criticità al suo interno risale al 2015), eppure l'amministrazione comunale si spende per valorizzarlo turisticamente, ampliandone i percorsi di interesse, proprio a ridosso di quella stessa realtà. L’assessore all’ambiente della Regione Piemonte - conclude il comunicato - ha scritto a luglio 2026, a proposito dell’emergenza incendi boschivi: “Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future.” Questo deve valere anche quando all’origine della devastazione del territorio e della deforestazione vi è l’attività estrattiva (Villanova , Roccaforte ma anche Frabosa Sottana con la cava di Miroglio per restare in zona). Solo facendo una scelta drastica, di rinuncia agli scarsi proventi che derivano alle amministrazioni dalle concessioni estrattive e di tutela reale del territorio e dei suoi cittadini si può sperare di dare una svolta al futuro delle prossime generazioni. Cominciamo da noi, muoviamoci per non restare a guardare il brutto che avanza dove lo si lascia libero di agire. Il progetto per la riattivazione della ex cava Santa Lucia sarà presto ridiscusso dalla Provincia di Cuneo”.

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