
Ogni volta che il padre, la cui professione richiedeva frequenti spostamenti in Francia, era lontano dalla casa di famiglia a Parigi, i tre fratelli si riunivano la sera nella camera da letto della madre, stringendosi attorno a lei. “Nostra madre aveva un nome per questo rituale da dormitorio: fare il kolchoz”.
Attraverso questo tenero ricordo d’infanzia, svela l’ispirazione dietro il titolo di questa straordinaria cronaca familiare: una storia che non inizia nel modesto appartamento di tre locali nel XVI arrondissement dove lo scrittore e le sue sorelle minori crebbero, bensì molto più indietro nel tempo e lontano nello spazio: nel Caucaso, terra d’origine della “oscura famiglia Zourabichvili. Una famiglia di sacerdoti originaria della Cachezia, “una regione pastorale e vitivinicola ricca di paesaggi mozzafiato e di occasioni per ubriacarsi fino a perdere i sensi”. È la famiglia da cui proviene la madre dello scrittore.
Dalla fine dell’Ottocento a oggi, quattro generazioni, sia da parte materna che paterna, si susseguono e, in parte, convivono in un romanzo storico, ma anche di formazione collettiva, perché racconta la storia della famiglia e unisce la dimensione della Grande Storia, con le vicende dei Paesi di provenienza di Hélène (Russia, Prussia e Georgia), al racconto familiare intimo, ricostruito da Carrère grazie al meticoloso lavoro di ricerca svolto dal padre Louis.
Un racconto che cattura e commuove profondamente perché è un’opera in cui la singolarità estrema dei destini ritratti non impedisce mai di cogliere la verticalità e dell’esperienza umana che tutti condividiamo. Siamo di fonte a un libro in cui passato e presente si affiancano, in cui vengono esplorati l’amore e la guerra e in cui vita e morte si intrecciano, un’opera la cui grandezza si veste di chiarezza, semplicità e umanità.
Kolchoz
di Emmanuel Carrère
Adelphi
22 euro