cronaca

Truffa su internet, cuneese derubato di 19.000 euro

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A processo un uomo residente in Veneto per cui la difesa ha chiesto l'assoluzione per mancato raggiungimento della prova

Camilla Pallavicino 19 agosto 2026

Cuneo

Sua moglie aveva messo in vendita su internet un vecchio divano e un tavolo al prezzo complessivo di 300 euro, ma al termine della trattativa telefonica con l’uomo che aveva dichiarato di essere interessato all’acquisto, si ritrovò derubato della ragguardevole somma di 19.000 euro. I fatti raccontati dal signore cuneese vittima della truffa online risalgono al 2019 e furono tre le persone rinviate a giudizio con l’accusa di truffa aggravata in concorso. La vittima riferì al giudice che era stata la moglie a mettere l’annuncio sul sito internet e ad aver seguito la trattativa telefonica, mentre era suo il conto corrente da cui vennero prelevati i soldi che poi finirono sui conti di due degli imputati: 19mila euro sul conto di A.M. e 1500 euro sul conto di K.M., che poi risarcì la vittima del maltolto e nei cui confronti venne rimessa la querela. Insieme ai due venne processato anche un terzo uomo che poi venne assolto per insufficienza di prove. Restò in piedi l’accusa nei confronti di A.M., il cui ruolo nel capo di imputazione risultò troppo generico: per questo motivo il fascicolo tornò al pubblico ministero che riformulò l’accusa nei suoi confronti chiedendone il rinvio per truffa non in concorso. A conclusione del nuovo processo il pubblico ministero ha chiesto la sua condanna a 1 anno di reclusione in considerazione del fatto che i due versamenti da 15mila e 4mila euro erano finiti sul suo conto corrente e che l’imputato era gravato da precedenti specifici. “Al mio assistito - ha però sottolineato l’avvocato Dotta, difensore dell’uomo - è stato contestato il reato di truffa aggravata senza concorso di altre persone, ma nessuna prova è stata portata in giudizio che fosse stato lui a fare le telefonate alla vittima e ad aver condotto la trattativa. C’è solo il numero del conto su cui sono finiti i soldi, senza alcuna indagine sui movimenti bancari; non possiamo escludere quindi che i soldi siano stati prelevati da altre persone in possesso delle credenziali dell’imputato”. Per la difesa c’era inoltre la testimonianza della vittima che aveva dichiarato al giudice di aver ascoltato la telefonata tra la moglie e il truffatore, descritto come un uomo che parlava italiano con accento straniero, mentre l’imputato è italiano residente in Veneto. La difesa ha chiesto l’assoluzione dell’imputato per mancato raggiungimento della prova e in caso di condanna, il minimo della pena. Il giudice ha rinviato l’udienza al 22 settembre per le repliche e la sentenza.