cuneo

Si è concluso sul Colle di Nava il progetto "Pedalando tra le aquile" del cuneese Giovanni Panzera

Generazione audio in corso...

Sulle tracce di Walter Bonatti

Redazione 17 agosto 2026

Cuneo

Il Colle di Nava a 934 metri di altitudine è conosciuto come valico che collega il Piemonte con la Liguria, non è una meta importante per chi ama viaggiare in bicicletta, eppure nel 1956 segnò un traguardo importante per Walter Bonatti, che assieme a 3 amici portò a termine la prima traversata scialpinistica delle Alpi lunga 1800 km.

A distanza di 70 anni di distanza Giovanni Panzera, cicloviaggiatore cuneese, dopo circa 2496 km trascorsi a pedalare su strade asfaltate e sterrate superando 67.000 metri di dislivello in salita, ha concluso al Colle di Nava il suo nuovo progetto “Sulle tracce di Walter Bonatti” che lo ha visto protagonista nella lunga traversata che dalle Alpi Giulie, attraversando Austria, Svizzera, Francia e Italia lo ha portato al nuovo ambizioso traguardo.

Un viaggio molto impegnativo caratterizzato dalle temperature molto alte anche in quota durante il giorno (superati i 30° sopra i 2000 metri!!) e cadute improvvise durante la notte (5°/7).

Un viaggio impegnativo anche per le numerose strade sterrate che lo hanno portato attraverso le valli e i colli che vennero attraversati dalla spedizione Bonatti; luoghi affascinanti e bellissimi nel cuore delle Alpi, quelle meno frequentate dal turismo dove sovente Giovanni si è trovato da solo a pedalare in luoghi incontaminati.

Proprio perché si trattava di percorsi non turistici l’incognita è stata quella delle condizioni dello sterrato e delle pendenze che doveva affrontare, però il sessantenne cicloviaggiatore cuneese ha brillantemente superato ogni difficoltà grazie alla grande forza di volontà e al lungo e intenso allenamento sulle montagne del cuneese che lo hanno portato a uno stato di preparazione adeguate al progetto.

“Realizzando questa nuova avventura – racconta Giovanni – ho aggiunto un nuovo importante tassello al progetto “Pedalando tra le aquile” che dal 2019 mi ha portato ad attraversare e pedalare sulle strade più alte e spettacolari dei gruppi montuosi europei. 'Sulle tracce di Walter Bonatti' ha un significato particolare perché per me è stato l’incontro con uno dei personaggi più iconici dell’alpinismo e dell’esplorazione. Percorrendo quei territori che lui, prima di me ha attraversato, mi hanno trasmesso forti emozioni perché l’immaginazione spesso me li ha fatti vedere e faticare su quei pendii e allora anche la mia fatica e sudore entravano in sintonia con la loro grande avventura”.

“Devo ammettere - continua Panzera -, che i miei sessantanni un po’ cominciano a pesare anche perché quasi un mese e mezzo di pedalate impegnative tutti i giorni richiedono un grande sforzo non solo fisico ma anche mentale, poi ho dovuto combattere con temperature estreme e i temporali molto violenti che specie nelle Alpi Orientali si sono scatenati con rovesci d’acqua incredibili. Mi ricordo che una notte avevo l’impressione che la tenda galleggiasse sull’acqua e devo assicurarvi che non è stata certo una bella sensazione. Queste condizioni però non hanno scalfitto il mio entusiasmo e la voglia di portare a termine questo ambizioso progetto”.

Teresio Panzera, che come sempre ha la funzione di realizzare le immagini filmate e le fotografie che serviranno per la realizzazione del documentario che verrà presentato prossimamente racconta: “Da sempre considero la montagna come una mia seconda casa, quindi questo progetto mi ha fatto entrare ancora di più nel mio mondo e non ho avuto difficoltà nel cogliere le immagini e gli stupendi panorami che mi ha offerto, arricchite dal gesto atletico di Giovanni nell’inerpicarsi in quel dedalo di tornanti, dove, ripreso da lontano, era così piccolo da quasi sparire nell’immensità delle montagne oppure sulle strade sterrate e polverose dove l’incedere si faceva più faticoso”.

“Anche se ho sofferto per un mal di schiena insistente – continua Giovanni – devo dire che non ho avuto altri problemi: la bicicletta gravel CBT si è comportata bene su tutti i terreni in qualsiasi situazione e si è rivelata veramente affidabile. Ho solamente cambiato una volta le pastiglie dei freni e fatta una minima manutenzione con pulizia e ingrassaggio degli organi meccanici, specie dopo i lunghi tratti di sterrato. Come sempre la tenda è stata la mia fedele compagna di viaggio che ancora una volta mi ha riparato dal caldo intenso, dai violenti temporali e dalle notti fredde e umide. Momenti di difficoltà c’è ne sono stati più di uno per i motivi che ho sopra citato però mai mi è passato per la mente di rinunciare o di chiedermi chi me lo avesse fatto fare. Questo perché a monte c’è una grande preparazione mentale e fisica e soprattutto ho sempre ben chiaro quello che è l’obiettivo finale. Qual è stato il luogo più bello ed emozionante è difficile da dire, non c’è né uno in particolare. Raggiungere un colle dopo magari 20/30 o ancor di più km di pedalata in salita è sempre una grande soddisfazione e gioia. Il cassetto dei ricordi è certamente molto pieno, non solo dai luoghi visitati ma anche dagli incontri con la gente che conosceva la figura di Bonatti e si stupiva di quello che stavo compiendo, da tutti sempre grandi complimenti e incoraggiamenti per la mia impresa. Poi ci sono gli incontri che definisco “storici” come quello avvenuto a Bardonecchia di cui ho già raccontato e quella colmo di gratitudine avvenuta a Rore con la famiglia Dematteis che ha allestito una bellissima mostra (aperta fino a fine agosto) con scatti inediti di Luigi Dematteis “uno dei quattro” e fotografo della spedizione Bonatti. Progetti per il futuro? Come sempre le idee non mancano e il desiderio di nuove avventure è sempre grande, e a questo riguardo desidero rivolgere un ringraziamento di cuore grandissimo a tutti coloro che da anni mi accompagnano in questo grande progetto di 'Pedalando tra le aquile'. A partire dalla famiglia Merlo che continua a sostenermi con lo stesso entusiasmo che aveva il Cav. Merlo (grande appassionato di montagna ed estimatore di Bonatti): all’ATL del Cuneese dove attraverso le mie avventure ho portato il nome di Cuneo e delle nostre montagne in giro per l’Europa; alla THOR di Busca che da 2019 mi è accanto nelle mie avventure; alla CBT Italia della famiglia Tardivo che mi ha fornito biciclette di alta gamma adatte alle mie pedalate sulle montagne e in ogni condizione; alla Banca Cassa di Risparmio di Savigliano. Un ringraziamento infine ai Fratelli Gigi e Flavio Garelli per l’apporto automobilistico per l’ultima tappa della Via del Sale fino al Colle di Nava. Desidero sottolineare che queste sono tutte realtà del cuneese, risultato dell’eccellenza del nostro territorio”.




Teresio Panzera Pedalando tra le aquile

Leggi anche

Un viaggio inclusivo, da Cuneo a Mont Saint Michel in bicicletta