È tempo di Ferragosto, di fermarsi e di riposare. Ma è un Ferragosto che fa i conti con il caldo, quello del meteo, ma soprattutto quello, ben più pesante, in ambito sociale e politico. Un clima arroventato da una situazione internazionale sempre più complicata e che sembra non trovare mai soluzioni, e dalle tensioni che si misurano in modo palpabile nei fatti di cronaca quotidiani.
Dal 28 febbraio, il giorno dell’attacco di Trump e Israele all’Iran, il conflitto nel Golfo Persico, oltre alle perdite di vite, sta presentando il conto a tutti. Secondo Hrana/Nessuno Tocchi Caino la guerra ha causato 5 mila morti, tra cui 205 bambini e oltre 3 milioni di sfollati.
È toccato all’Ufficio studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Cgia di Mestre, fare i conti: lo studio appena pubblicato quantifica i costi in più in questo 2026 per le famiglie e le imprese italiane. Noi piemontesi dovremo pagare 2,118 miliardi di euro di costi energetici aggiuntivi rispetto al 2025. Un notevole 15,4% in più. Spese che riguardano su tutti i carburanti (+20% dall’anno scorso che era già stato un anno terribile) con 807 milioni in più. La benzina da febbraio a ora è aumentata del 14,4%, mentre il diesel è salito del 18,5%. A seguire le bollette di casa e di azienda: altri 786 milioni per l’elettricità, pari a un incremento del 12,8%; 525 milioni per il gas (+14,8%). Insomma un salasso che si riflette sulla lista della spesa di tutti i giorni e per tutti i cittadini.
E tutto questo non basta. Il clima sociale e politico è un continuo alzare i toni e aumentare la violenza e la rabbia per strada. Dal caso di Mario Roggero, cavalcato politicamente per alimentare la sensazione di insicurezza e inneggiare a una giustizia fai-da-te a quello di Fakir a Bologna; dagli episodi di Chiomonte e della Tav che torna a far parlare tristemente di sè alla tragedia di Ceuta, l’enclave spagnola in Africa, dove non c’è stato solo una vicenda emblematica di quanto sia grave la crisi migratoria che il mondo continua a non governare, ma forse è stato molto di più e molto peggio: una dimostrazione di come la vita dei poveri possa essere usata come strumento di pressione, di ricatto e di propaganda politica, accrescendo paure e ripristinando frontiere.
E la politica interna non fa molto altro se non alimentare le polemiche e gettare benzina sul fuoco, salvo dimenticarsi dell’altra benzina quella che continua ad aumentare, così come dimentica gli anziani che aspettano un posto nelle Rsa, la sanità che sembra aver rinunciato all’universalità del suo servizio a favore dei privati, e i giovani su cui si hanno poche idee, salvo quelle con cui si inaspriscono le pene.
Non è un’estate facile e non è facile godersi un po’ di vacanze spensierate e lontane dalle preoccupazioni. Ma il tempo è questo ed è bene, anche in vacanza, continuare a mantenersi umani, a non passare sopra, a indignarsi contro l’ingiustizia, la disumanità delle guerre e di un conflitto sociale alimentato da episodi e dalle parole, dai post e dai like.
Quel “disturbatore delle coscienze”, come è stato definito, padre David Maria Turoldo, uno che raccontava il mondo grazie a una vita nutrita di fede e poesia, considerava l’indignazione un dovere cristiano e civile, essenziale per mantenere viva la speranza del domani e la resistenza contro il male.
È con questa speranza di continuare a indignarsi per le ingiustizie, per gli atteggiamenti, per le politiche fatte di parole, promesse, sfilate e annunci social e non di fatti concreti e di leggi “giuste”, che ci auguriamo a vicenda un po’ di vacanza e di riposo.