Domenica 14 agosto 1898, alle 11, nel cuore del gruppo dell’Argentera, venne inaugurato il rifugio Genova. Per l’alpinismo delle Alpi Marittime fu un momento significativo: non si trattava soltanto dell’apertura di una nuova costruzione in quota, ma della nascita di un punto d’appoggio destinato a rendere più accessibili e sicure alcune tra le escursioni più importanti della zona.
Gli alpinisti raggiunsero la meta seguendo itinerari diversi. Il gruppo più numeroso, formato da partecipanti genovesi, torinesi e cuneesi, salì da Entracque; altri arrivarono dalle Terme di Valdieri, mentre alcuni si trovavano già in quota nei giorni precedenti per compiere ascensioni sulle cime circostanti, tra cui la punta dell’Argentera (3300 metri).
Il gruppo partito da Cuneo lasciò la città sabato 13 con il tramvai delle 16.20 da piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza Galimberti). Dopo il trasferimento a Borgo San Dalmazzo, il viaggio proseguì in carrozza verso Entracque, con l’arrivo intorno alle 20 e il pernottamento all’Albergo del Moro. La sveglia arrivò presto.
Alle 5 del mattino la comitiva si mise in marcia lungo la Valle della Barra verso il vallone della Rovina, raggiungendo il ponte omonimo (992 m) in poco più di un’ora. Da lì la salita si fece severa, dominata dal profilo della Maledia.
Risalito il vallone, dopo un’ora e mezza la comitiva giunse al lago della Rovina per una breve sosta, per poi proseguire verso il Colle Laura (circa 2000 m). Superato il colle, il rifugio Genova apparve all’improvviso al centro di un ampio e aspro bacino alpino.
La scelta del sito si rivelò strategica: circondata dalle pareti rocciose dell’Argentera, la conca era un nodo fondamentale di passaggio verso le principali mete della catena.
Voluto e finanziato dalla Sezione Ligure del C.A.I. per una spesa di circa 3000 lire, il rifugio sorgeva sul gias di Monighet, nel piano del Chiotas.
L’edificio, solido ed essenziale, misurava 8 metri per 4 ed era alto 5 metri, situato a un’altitudine di 1970 metri. Le chiavi erano affidate ai contadini del gias Monighet soprano, al municipio di Entracque e al signor Marini delle Terme di Valdieri. Il pernottamento costava 1 lira (50 centesimi per i soci dei Club Alpini italiano e francese). Al piano terreno si trovavano la cucina attrezzata e una stanza da letto; al piano superiore un fi enile adibito a dormitorio.
Il giorno dell’inaugurazione sventolavano le bandiere nazionale e genovese, e sulla facciata fu scoperta una targa in marmo commemorativa.
Tra i dettagli più curiosi vi fu il lancio di alcuni piccioni viaggiatori alle 11.10, liberati per portare a Genova la notizia dell’evento.
Alla cerimonia parteciparono circa settanta persone tra alpinisti, guide e portatori.
Il “battesimo” fu compiuto dal giovane alpinista genovese Willy Tabarchi, che ruppe una bottiglia di champagne contro il muro dell’edificio.
Seguirono i discorsi uffi - ciali dell’avvocato Poggi (presidente Sezione Ligure), del capitano Balzarini (Sezione di Torino), del generale Fea di Cossato, del dottor Marchisio (Sezione di Cuneo) e di Vittorio De Cessole (Club Alpino di Nizza), che sottolineò il valore del rifugio come luogo di unione tra alpinisti italiani e francesi. Terminata la festa, alcuni si fermarono per la notte, mentre altri rientrarono subito.
Un gruppo si diresse verso le Terme di Valdieri salendo al colle del Chiapous (2520 m) e scendendo per la valle Lourousa, giungendo a destinazione in serata.
L’inaugurazione del rifugio Genova rappresentò una tappa storica per le Alpi Marittime. In quel piccolo edifi - cio sul gias di Monighet prendeva forma concreta un’idea di montagna fatta di passione, sicurezza e solidarietà: un presidio umano e sicuro destinato a custodire nel tempo il passo degli alpinisti verso le vette dell’Argentera.
Di quel primo rifugio Genova oggi non si vede più traccia, è stato sommerso nel bacino formato dalla diga del Chiotas. Un nuovo rifugio Genova fu costruito a breve distanza, sulle sponde del lago Brocan. Venne inaugurato il 14 agosto 1981.