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Mettersi in cammino in compagnia del silenzio

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“Scarpe diem”: sulla strada di Santiago per inseguire uno scrittore in fuga e ritrovare se stessi

Roberto Dutto 04 agosto 2026

Cuneo


Uno scrittore sparisce da un giorno all’altro. Niente di traumatico o di intrigante, però. Neanche la figlia se ne preoccupa più di tanto: “Se ne è andato solo, è partito. Quando scappa non dice mai dove va. Ma torna sempre, non preoccuparti”.


Una giornalista decide di occuparsene, per amicizia con la figlia, per interesse personale o professionale, per curiosità, perché ha bisogno di staccare dal lavoro? Un po’ di tutto questo. Quel che conta lei, come lui, ad un certo punto della propria vita decidono di mettersi in cammino.


È qui che il romanzo di Lele Viola alza il tiro: non c’è una motivazione precisa, ma c’è una scelta. Verrebbe da dire quasi una scommessa perché cercare un uomo in Francia, che si sposta presumibilmente a piedi o almeno con “mezzi puliti, onesti, leali”, senza avere un’indicazione precisa sulla meta, è a dir poco un azzardo.


Anche questo però fa parte del gioco narrativo a cui l’autore invita. Di certezze ne fornirà poche. Di domande molte. Ecco dunque la giornalista a Le Puy, punto di partenza di uno dei cammini di Santiago. Inutile chiedersi perché proprio lì. L’intuizione della giovane comunque è giusta: infatti il vescovo le conferma che l’italiano che sta cercando due giorni prima è partito da Le Puy.


Il romanzo si sviluppa lineare, paese dopo paese, incontro dopo incontro. Per la giovane giornalista è un’esperienza nuova retta prima da curiosità poi sempre più fatta propria, vissuta come rigenerante. Finché emerge una consapevolezza: “per l’ostinazione di imbattermi nello scrittore smarrito rischio di perdermi la bellezza del viaggio, la magia degli incontri, il fascino dei paesaggi”.


Il “camino” che ha intrapreso nel silenzio mette in discussione la sua vita. Le consente di sfuggire alla maledizione della contemporaneità”. Niente di drammatico: solo la percezione che c’è un altro modo di vivere fatto di essenzialità, di lentezza, di condivisione.


Il libro si atteggia quasi a guida del pellegrino che ha svestito gli orpelli del turista, alleggerito delle comodità promesse dietro pagamento. Il nuovo abito è fatto di chiacchierate con sconosciuti, di lunghi silenzi dove perdersi e ritrovarsi, di due passi serali dopo una giornata di cammino. Demenziale per il turista. Indimenticabile per il pellegrino.


La discriminante tra turista e pellegrino non è la fede. Semmai è la “capacità di adattamento, la disponibilità a dare e ricevere aiuto”. È scoprirsi addosso “l’inguaribile voglia di comunicare, il disperato bisogno di relazione”. Chiunque diventa compagno anche solo per un breve tratto. Pochi particolari colti al volo per fondare un’amicizia appena nata. Fragile, perché domani sarà diverso. Ma proprio per questo irripetibile, preziosa.


È questo bisogno di comunicare che spinge lo scrittore inseguito a lasciare brevi messaggi che vengono raccolti dalla giornalista, confermandole così di essere sulla strada giusta. Una strada che la porta all’incontro con lo scrittore, certo, ma prima ancora con se stessa.


Lo scrittore diventa “seminatore di biglietti” perché forse nessuno scritto ha veramente una conclusione. Servono pensieri per non correre dietro all’intreccio: il risvolto narrativo del “camino” intrapreso dai due. Parole non leggere e volatili, per non sciogliersi nel vuoto della meraviglia. Forse per questo il libro si chiude, certo, ma nella pagina a fronte l’autore rilancia subito la posta. Offre alcuni “appunti di viaggio” per chi vuol mettersi in cammino seguendo pensieri, domande, incrociando chi da estraneo diventa compagno in un’alchimia di silenzio e di passi.

Scarpe diem

di Lele Viola

Primalpe

euro 13

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