editoriale

Anziani non autosufficienti: non un problema privato ma un dramma sociale

Gli strumenti normativi per cambiare le cose sono già pronti nei cassetti del Parlamento

Luca Gosso 26 luglio 2026

Cuneo

Un paradosso tutto italiano rischia di paralizzare il futuro del nostro sistema di welfare: la non autosufficienza degli anziani. Nonostante sia un’onda d’urto che stringe in una morsa 4 milioni di soggetti fragili e coinvolge direttamente almeno altri 6 milioni di persone – tra famiglie, caregiver e operatori – i cittadini la collocano appena al 19° posto tra le emergenze nazionali. Il motivo? Viene ancora vissuta come un dramma privato, da risolvere in solitudine tra le mura domestiche. Una miopia collettiva che Stefano Granata, Presidente nazionale di Federsolidarietà, ha definito senza mezzi termini una “emergenza silenziosa” durante un recente convegno promosso Gesac a Cuneo.


La legge-scatola vuota e il boom demografico

Nel 2023 la politica italiana aveva mostrato maturità, approvando all’unanimità la legge delega 33 per la riforma dell’assistenza. Una norma che avrebbe dovuto ridisegnare lo stato sociale. A tre anni di distanza, nulla è cambiato. Senza le necessarie risorse finanziarie, la riforma si è trasformata in una scatola vuota. A fotografare la gravità della situazione sono i numeri impietosi pubblicati dal quotidiano Avvenire: oggi in Italia ci sono ben 270.000 anziani in lista d’attesa per un posto in RSA, a fronte di una capacità ricettiva massima che supera di poco i 300.000 posti. Un imbuto destinato a esplodere, se si considera che nei prossimi dieci anni la popolazione ultraottantacinquenne crescerà del 30%.


La proposta del “Patto”: 4 pilastri per ripartire

Per rompere l’immobilismo, il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza – cartello che unisce oltre 60 sigle tra associazioni, sindacati e famiglie – ha lanciato un appello bipartisan al Parlamento. La richiesta è concreta: stanziare 1 miliardo di euro nella prossima legge finanziaria per far partire, dal 2027, un primo modulo operativo della riforma basato su quattro pilastri:

1.Burocrazia zero: Un sistema sussidiario e integrato di valutazione che eviti alle famiglie il calvario di visite e accertamenti ripetuti.

2.Rivoluzione domiciliare: Oggi l’assistenza a casa copre appena il 6% degli anziani, traducendosi nella miseria di 16 ore di intervento all’anno. Il Patto propone un servizio integrato (sociale e sanitario) per curare l’anziano a casa propria, riducendo i costi dei ricoveri ospedalieri.

3. RSA accessibili: Potenziamento dei posti letto e tariffe più eque per non azzerare i risparmi dei familiari.

4.Prestazione universale: Riformare l’indennità di accompagnamento, trasformandola in un contributo economico progressivo basato sull’effettivo bisogno di cura.

La sostenibilità del piano prevede una crescita graduale delle risorse: 1,048 miliardi di euro per il 2027, 2,335 miliardi per il 2028, fino a raggiungere i 7-8 miliardi annui una volta a regime.


Il caso Piemonte: la crisi della Granda

Il riflesso locale di questa crisi nazionale è evidente in Piemonte, dove oltre 12.000 persone sono in lista d’attesa per il convenzionamento nelle strutture RSA, con i costi interamente a carico delle famiglie. La situazione è particolarmente critica nella sola ASL CN1: a metà luglio si registravano 1.807 persone in attesa, di cui ben 757 concentrate nell’area cuneese. A poco sono serviti i tentativi della Regione: la misura Scelta sociale ha dato un respiro temporaneo alle famiglie ma non ha protetto le strutture dall’impennata dei costi energetici e contrattuali. L’altra misura Protezione sociale finanziata con 18 milioni di euro di fondi europei destinati ai gestori, tramite le ASL e rispetto ai soggetti convenzionati, è rimasto impigliato nelle maglie della burocrazia. Una struttura di medie dimensioni con 5 o 6 convenzionati riceverà appena 3-4 mila euro una tantum. Una cifra irrisoria rispetto alle reali necessità.


La sfida alla politica

Gli strumenti normativi per cambiare le cose sono già pronti nei cassetti del Parlamento. Le cifre necessarie sono importanti, ma rappresentano l’unico vero investimento possibile per un Paese che invecchia a ritmi record. La palla passa ora a deputati e senatori: a loro il compito di dimostrare che la dignità della terza età è un dovere collettivo, e non una tassa sulla solitudine delle famiglie.

Rsa anziani non autosufficienti

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