Si è concluso con la condanna a un anno e cinque mesi di reclusione il processo a carico di A. B., meccanico fossanese, accusato di stalking e danneggiamento, nei confronti della sua ex fidanzata e del nuovo compagno di lei. La storia tra i due giovani era durata solo pochi mesi a cavallo fra il 2021 e il 2022, ma quando la donna nell’estate successiva intraprese una nuova relazione, iniziarono gli appostamenti sotto casa di lei e le richieste di incontro per parlarle, per poi finire con la rottura dei finestrini dell’auto del nuovo compagno in tre diverse occasioni (a dicembre, gennaio e marzo, ma sempre il 14 del mese, la data di inizio della relazione dell’imputato con la donna costituita parte civile in giudizio insieme al nuovo fidanzato).
La donna aveva ricostruito in aula il crescente stato di ansia dovuto alle richieste di incontri da parte dell’ex, come quando a fine luglio si presentò a casa sua suonando ripetutamente al citofono tanto da allarmare la madre che voleva chiamare i Carabinieri. A fine agosto l’imputato aveva atteso la coppia al rientro da una gita fuori città e dopo aver insultato lei dandole della poco di buono aveva voluto presentarsi al nuovo fidanzato. “Mi chiamò per nome dimostrando di conoscermi e poi prese dalla sua auto un pacco contenente alcuni regali che lei gli aveva fatto quando stavano insieme. La cosa che ci scioccò fu la cornice con otto portaritratti con tutte foto mie prese dai miei profili social”, aveva riferito in aula il compagno della donna che aveva anche raccontato dei danneggiamenti alla sua auto davanti alla stazione di Fossano, vicino all’officina dell’imputato, e poi nei pressi della loro abitazione. “La prima volta era stato spaccato il finestrino posteriore, negli altri due casi il lunotto posteriore. L’ultima volta a marzo 2023 sul pianale posteriore era stata lasciata una carta di un gioco da tavolo che lei gli aveva regalato poco prima che si lasciassero, per noi era come se ci avesse voluto mettere la firma”.
Gli ultimi due danneggiamenti erano avvenuti al termine di serate che l’imputato aveva trascorso in discoteca a Borgo San Dalmazzo, e nonostante le testimonianze degli amici che avevano dichiarato in udienza di non aver mai lasciato solo il loro amico e di essersi solo fermati in piazza Galimberti per un panino a fine serata, le immagini delle telecamere stradali avevano mostrato l’auto dell’imputato nei pressi della casa della donna e dall’esame dei tabulati telefonici risultava che in entrambe le occasioni il cellulare dell’imputato agganciava celle vicine a casa dell’ex fidanzata.
Oltre a questo alle prime luci dell’alba dell’11 marzo, l’auto di A. B. venne fermata dalla Polizia a Borgo Gesso. Il ragazzo risultava ubriaco e i poliziotti annotarono sul verbale anche la vistosa e sanguinante ferita al polso dell’imputato e pezzi di vetro sul sedile: un fatto che aveva catturato l’attenzione dei due agenti (che avevano chiesto spiegazioni), ma non degli amici che avevano trascorso con lui tutta la serata. Per l’accusa era una prova in più della colpevolezza dell’imputato per il quale era stata chiesta la condanna a un anno e un mese di detenzione, richiesta a cui si era associata la parte civile.
Prova di colpevolezza rigettata dalla difesa per la quale i pochissimi momenti di contatto in tre mesi non dimostravano assolutamente l’intento persecutorio e non potevano essere stati fonte di ansia e turbamento di alcun tipo. Rigettate le accuse di danneggiamento delle quali secondo la difesa non c’era alcuna prova e anzi le testimonianze in senso opposto degli amici, la richiesta era stata di assoluzione da tutti i fatti contestati. Di diverso avviso la giudice che ha invece condannato l’imputato a un anno e cinque mesi, oltre al risarcimento delle vittime costituite in giudizio.