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Le alte terre e il potere in nome dell’indipendenza

“Escartons”: un narratore alle prese con la storia per raccontare un esempio di libertà in montagna

Roberto Dutto 24 luglio 2026

Cuneo


Dalla metà circa del XIV secolo fino agli editti napoleonici alcune vallate a cavallo tra Piemonte e Francia vissero un periodo d’oro certo non dal punto di vista economico, considerato il povero territorio montuoso, ma sotto il profilo sociale e politico. Per circa trecento anni questa ampia regione, comprendente le terre dell’alta valle Varaita e val Pellice unitamente al Queyras francese, costituì infatti una repubblica, gli Escartons, capace di conservare la propria indipendenza dalle grandi potenze che si alternavano in Europa.


Franco Faggiani ne delinea un articolato ritratto storico e culturale mettendo però in chiaro fin dall’inizio che il suo campo di indagine non è la Storia in senso stretto. Da narratore il suo approccio, pur documentato, tende a raccontare prima ancora che analizzare scientificamente, a far emergere la vita prima degli eventi.


A fondamento di tutto c’è la considerazione che le montagne nel tempo non furono “un avverso intrico di cime e di valli solitarie ma un insieme di incroci e di ponti tra i diversi versanti in grado di creare unioni invece che divisioni”. Una riflessione che, posta verso la conclusione del libro, getta luce a ritroso su questa “narrazione” del passato che invita implicitamente a guardare al presente.


E di motivi per parlare all’oggi ce ne sono veramente tanti. A cominciare da quell’idea di libertà e indipendenza che ha animato i rappresentanti delle diverse comunità nel maggio 1342 allorché dalle loro terre alte scesero a valle per trattare con il delfino Umberto II. Una trattativa, per così dire, alla pari. Il delfino aveva bisogno di riassestare le casse doloranti del proprio regno e i paesi convenuti da quei territori sperduti e poco conosciuti gli offrivano questa possibilità in cambio di precise autonomie da molti lette come segno di debolezza da parte del potere statale.


Non lo era, perché quei paesi non intendevano intavolare una battaglia politica, da cui per altro volentieri si tenevano fuori. Volevano salvaguardare i propri territori, cioè garantirsi la sopravvivenza, facendo anche leva sulla posizione a dir poco impervia dei territori quindi difficilmente raggiungibili dai messi statali.


Questa passione per l’indipendenza ha dunque un forte spirito concreto e pratico. Significa vita. Quel che più conta però è la strada per raggiungerla: la coesione tra le varie comunità senza per questo perdere ognuna la propria identità.


Ben lo sottolinea l’autore allorché evidenzia il mondo culturale sotteso a questo territorio. È il mondo della lingua occitana con le sue diverse inflessioni, dei trovatori incarnazione di una creatività che si fa contestazione alle regole imposte, dell’accoglienza e convivenza di fedi e popoli diversi, persino di relazioni del tutto singolari per il tempo. La Grande Carta, documento che dichiara l’indipendenza del territorio, sancisce i pieni diritti di proprietà dei campi riconosciuti però anche alle donne.


Lo sguardo si allarga dunque alla vita quotidiana nei suoi aspetti più concreti dalle feste ai lavori, dall’arte al cibo, in un panorama diversificato di usanze.

Escartons. Le libere comunità delle Alpi Occidentali

di Franco Faggiani

Editrice Fusta

euro 16,9


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