Fiaba e dramma uniti sui versanti verdi delle montagne di Vernante
Un mondo di silenzi e fatiche dove l’inverno è lungo ma l’estate è un inferno
Roberto Dutto 22 luglio 2026
Cuneo

Ha un andamento alternato il romanzo di Mario Dalmasso. Due strade che per un po’ corrono parallele, guardandosi a distanza, ma sono destinate a incontrarsi, magari a scontrarsi.
Da un lato il mondo del Vallone Secco, nome che la dice lunga su questa vallata laterale sulle montagne di Vernante. Un mondo di silenzi e fatiche dove l’inverno è lungo, ma l’estate è un inferno. Dall’altro Milano, la “Milano da bere”, il mondo dei palazzinari, dei soldi da investire, della fretta, proiettata a incassare senza badare alle sue “vittime”.
I due mondi si incrociano in sala Giunta del comune di Vernante. Uno ha occhi solo per progetti grandiosi e redditizi, l’altro è presente sulla carta, attraverso quei toponimi su cui ormai pesa il nome fascinoso, e minaccioso, “Comprensorio Bianca Neve”. È solo questione di soldi, ma si sa i contadini sono “gente semplice”. Facile comprare gli appezzamenti, complice la fatica da scansare e l’allettamento di qualche soldo in più. Tranne che per il terreno di Giovanni dl’Asu, per cui “le terre si comprano, mai si vendono”.
Il romanzo a questo punto vira bruscamente. Sembra lambire la fiaba, ma poi d’improvviso si muta in tragedia. In queste pagine il libro svela le sue carte malinconiche. Aleggiava dall’inizio un’atmosfera di triste abbandono con quegli uomini calcolatori che mettono gli occhi su un paradiso. Poi la tragedia e il precipizio. Il silenzio ora parla di solitudine, di tenera poesia infranta, di sogni che si vorrebbero ancora vivere. Così si fa esplicito anche il senso del romanzo retto da una nostalgia per quel mondo genuino, ma ferito dall’avidità, dal baratto per pochi soldi, dalla vittoria di quel mondo lontano lucente e frettoloso che del silenzio dei pascoli non sa che farsene.
La delicatezza del silenzio
di Mario Dalmasso
Editrice ArabaFenice
euro 14