Siamo liberi di scegliere o siamo vittime di condizionamento?
Recenti studi scientifici mettono profondamente in crisi il concetto di libero arbitrio
Maura Anfossi 19 luglio 2026
Si stanno diffondendo studi scientifici che mettono profondamente in crisi il concetto di libero arbitrio. Il neuroscienziato Robert Sapolsky nel saggio Determinati analizza le ricerche che dimostrano come il nostro cervello, osservato attraverso la risonanza magnetica, attiva le cellule cerebrali responsabili di una certa decisione, ben prima che la persona faccia la scelta. Questi dati propenderebbero a favore dell’idea che la decisione viene presa come conseguenza di una serie di operazioni che il cervello fa in autonomia e che discendono da qualcosa accaduto precedentemente. E la catena di pregressi che incidono sul presente potrebbe tornare indietro all’infinito.
Libero arbitrio e libertà di scelta sono temi complessi che intrecciano scienza, filosofia e religione. Non è possibile trovare una risposta convincente e farlo in breve, ma l’aspetto significativo di questo dibattito è che potrebbe contribuire a renderci più gentili con noi stessi e con gli altri, come afferma il Giornalista Oliver Burkeman in un articolo pubblicato sul Gardian poco dopo l’epidemia di Covid. “Se il libero arbitrio si dimostrasse davvero inesistente, le implicazioni potrebbero non essere del tutto negative. Ma c’è anche qualcosa di liberatorio in questo. È un buon motivo per essere più gentili con noi e con gli altri. Per chi tende a essere duro con se stesso, è terapeutico pensare di aver fatto esattamente quello che poteva fare e che non avrebbe potuto fare di più. E per chi tende a infuriarsi con gli altri per i loro piccoli misfatti, è rassicurante pensare con quanta facilità le loro colpe avrebbero potuto essere le nostre”. E continua affermando che mettere in dubbio il libero arbitrio è una cura alla visione individualistica secondo cui i successi di una persona appartengono solo a lei, e quindi se falliamo dobbiamo prendercela solo con noi stessi”.
Anche in psicologia Ci sono evidenze che l’ambiente in cui siamo cresciuti, il tempo in cui siamo nati e le esperienze che abbiamo incontrato in famiglia e nell’ambito sociale hanno un peso nella strutturazione della nostra identità. Sono fattori che influiscono anche sulla maturazione del nostro cervello e quindi sulla nostra predisposizione ad interagire in modo fiducioso oppure ostile nei confronti degli altri.
Lo studio ACE (Adverse Childhood Experience) è una ricerca americana su circa 18 mila persone ideata per verificare una eventuale correlazione tra traumi infantili e salute psicofisica nell’adulto. I risultati evidenziano tale condizionamento: chi ha avuto traumi infantili ha un più alto livello di infiammazione fisica e di reattività allo stress, con un aumentato rischio di vari sintomi psicologici, tra cui depressione e tentativi anticonservativi. Questi dati ci ricordano che non siamo onnipotenti né totalmente liberi di autodeterminarci, che le condizioni in cui siamo nati hanno influito sulla nostra vita, influenzando le nostre possibilità socioeconomiche, ma anche la nostra personalità e le nostre esperienze.
Tutto questo potrebbe farci vivere un senso di profonda ingiustizia, precarietà e potrebbe alimentare la nostra impotenza, da un altro punto di vista invece sottolinea come siamo tutti sotto lo stesso cielo. “C’è un profondo senso di comunione umana in questa visione della realtà, nell’idea che, nella misura in cui siamo esposti a forze al di fuori del nostro controllo, siamo tutti nella stessa barca, alla deriva nel tempestoso oceano della fortuna”, conclude Burkeman. E oso aggiungere che qualunque sia la percentuale tra condizionamento rispetto a libertà, rientra nella nostra responsabilità continuare a coltivare tutto ciò che aumenta la nostra consapevolezza e ci predispone ad essere sempre più prosociali e rispettosi dell’ambiente in cui siamo ospiti. Perché qualunque algoritmo porti i nostri neuroni a privilegiare un’opzione piuttosto che un’altra, quella scelta sarà frutto di tanti condizionamenti, che abbiamo subito, ma sarà anche la conseguenza di tante decisioni che abbiamo preso e di azioni che abbiamo evitato inibendo spinte impulsive. Nulla è neutro nel contesto che ci accoglie, ma altrettanto possiamo dire rispetto a come agiamo giorno dopo giorno, attimo dopo un attimo. Anche i piccoli gesti di generosità, di altruismo, di contrasto alla violenza, al sopruso e all’indifferenza predispongono nel presente ad una apertura rispettosa nel futuro. La piccola scelta di oggi pone le basi per la persona che saremo domani.