Insegnante di scuola superiore condannato a un anno di reclusione per stalking
A denunciarlo una vicina di casa infermiera all'ospedale di Savigliano
Camilla Pallavicino 15 luglio 2026
Aveva accettato di risarcire la vicina di casa, vittima delle sue molestie, ma all’udienza che avrebbe dovuto ratificare l’avvenuto pagamento dei 2.500 euro stabiliti affinché la donna rimettesse la querela, l’uomo, G.C., un professore in un istituto professionale, si è presentato senza aver ottemperato al proprio impegno e offrendo solo qualche banconota che aveva in tasca. Il giudice quindi lo ha condannato a un anno di reclusione.
I fatti di cui era accusato risalivano agli ultimi mesi del 2021 quando la donna, una giovane infermiera all’ospedale di Savigliano, iniziò a subire lo stalking dall’uomo che senza alcun motivo aveva iniziato a molestarla. La donna aveva riferito al giudice di essere tornata a casa dal lavoro e di aver trovato sullo zerbino un biglietto con frasi sconnesse riferite a malattie e poco più tardi un messaggio su Facebook in cui veniva accusata di aver sparlato di lui con le colleghe di lavoro, “guardando sul profilo riconobbi il mio vicino di casa che però non avevo mai avuto in cura e che non sapevo neanche fosse stato ricoverato”.
I messaggi diffamanti proseguirono sul sito dell’azienda sanitaria tanto che la direzione dovette bloccare l’account dell’imputato. Da quel momento l’uomo aveva iniziato a perseguitarla lasciandole della spazzatura davanti alla porta di casa o nascondendo sotto lo zerbino dei cracker. Quando lei tornava a casa aveva preso l’abitudine a spiarla dall’altra parte della porta e più di una volta fu costretta a farlo scappare urlando da dentro l’appartamento. La donna aveva preso l’abitudine di attivare la videocamera ogni volta che entrava o usciva di casa per paura di trovarselo davanti all’improvviso; fu proprio in una di queste occasioni che uscendo di casa mentre era in videochiamata con la madre, se lo trovò davanti alla porta; lei gli urlò contro chiedendogli cosa volesse e lui dopo aver farfugliato qualcosa rientrò in casa, “disse qualcosa sul fatto che avevo cambiato fidanzato e che non lo avevo ancora ringraziato per avermi aiutata con il trasloco quando ero arrivata nel palazzo anni prima, ma lui in realtà non mi aveva aiutata”.
Fu quello comunque l’evento che la indusse a sporgere querela e a decidere di trasferirsi nuovamente a casa dei genitori e a intraprendere una terapia di sostegno prima di sentirsi in grado di andare nuovamente a vivere da sola. Al termine dell’istruttoria la donna aveva accettato il risarcimento in cambio della remissione della querela e il giudice aveva dato all’imputato alcuni mesi per ottemperare all’impegno preso. L’udienza serviva a ratificare l’avvenuto risarcimento ma dal momento che l’uomo non aveva pagato il giudice lo ha condannato a un anno di reclusione.