Ambiente, comunità locali, affari e politica
I casi-scuola dell’isola di Sazan e della Sardegna
Ezio Bernardi 12 luglio 2026
In tema di rapporti difficili tra affarismo, ambiente e politica, due casi recenti meritano attenzione. Uno viene dall’Albania, l’altro dalla Sardegna.
In Albania la “Rivoluzione dei fenicotteri”, nata come mobilitazione ambientalista si è trasformata in una massiccia contestazione del governo di Edi Rama. All’origine c’è un maxi-progetto turistico immobiliare di lusso che il governo ha concesso a una società di Jared Kushner, genero di Donald Trump, per la costruzione di un mega resort sull’isola disabitata di Sazan, habitat naturale di migliaia di fenicotteri rosa.
Popolazione e attivisti accusano Rama di “svendere” il patrimonio naturale del Paese a miliardari stranieri e oligarchi locali, danneggiando le comunità locali. Le manifestazioni quotidiane a Tirana e in altri centri sono dilagate scoperchiando pesanti frustrazioni sociali ed economiche: salari da fame e carovita. A fronte di stipendi di 400-500 euro al mese, il costo della vita non è inferiore a quello di molti Paesi europei. La piazza per lo più di giovani non chiede più solo la revoca dei progetti del resort, al grido di “Rama deve andarsene”, ma riforme e giustizia sociale, interventi per contenere inflazione, aumentare salari e combattere corruzione e clientelismo.
In Sardegna il caso scoppia nel 2023. A causa di un vuoto normativo e degli incentivi del PNRR, la Sardegna viene inondata di richieste di allaccio alla rete elettrica per nuovi impianti eolici e agrifotovoltaici. Le multinazionali dell’energia presentano progetti per una potenza complessiva superiore ai 50-60 Gigawatt, 25 volte il fabbisogno dell’isola. Previste pale eoliche alte più di 200 metri a ridosso di siti archeologici (nuraghi) e aree protette, oltre a distese di specchi fotovoltaici su terreni agricoli.
Contro il progetto nascono comitati popolari, scattano le proteste. La Regione, con la nuova Giunta Todde (dal 2024) si erge a difesa del territorio, blocca le autorizzazioni, perde però la causa con la Corte Costituzionale per conflitto di competenze con lo Stato. Ma non si arrende. Con una legge specifica, stabilisce dove si può e dove non si può costruire. E inizia la battaglia legale contro il Governo nazionale che, a sua volta, impugna tutti i provvedimenti regionali. Fino a che la Corte Costituzionale, a maggio 2026, accoglie il ricorso contro i pareri ambientali positivi (VIA) che il Ministero aveva concesso per i mega-impianti.
La Consulta stabilisce un principio cardine valido per tutta l’Italia: lo Stato non può ignorare o scavalcare le leggi regionali in materia di territorio ritenendole “illegittime”; finché la legge sarda è in vigore, i ministeri la devono applicare. La transizione ecologica non può essere imposta ignorando i territori. Le due mobilitazioni sono espressione di un’unica battaglia: la difesa del territorio contro l’invasione di prevaricanti interessi esterni o privati.
Che cosa hanno in comune?
Come prima cosa, l’essere decisioni calate dall’alto da governi centrali disposti a sacrificare paesaggio ed ecosistema locale a vantaggio di enormi capitali privati. Poi, la scelta di sacrificare il territorio in nome dello sviluppo: il cemento di lusso in Albania per un turismo d’élite e miliardi di investimenti. In nome della transizione ecologica e la decarbonizzazione in Sardegna. In terzo luogo, la mobilitazione popolare: una forte coscienza sociale e identitaria che ha portato al rigetto di progetti imposti e non condivisi.
Ma le due situazioni presentano anche significative differenze. Il tipo di speculazione: edilizia vecchio stile in Albania, energetica in Sardegna.
Ma la differenza più importante è data dal ruolo della politica: in Albania è il governo stesso a promuovere la speculazione: come già con il CPR (Centro rimpatrio immigrati) “venduto” al governo italiano, il premier Rama si schiera con gli investitori privati fino a cambiare le leggi per favorirli e usare la polizia per contenere le proteste. In Sardegna, la politica ha mostrato due facce: quella del governo nazionale che impone i progetti senza interpellare le comunità locali, e quella della Regione, che ha ascoltato la sua gente per bloccare i progetti speculativi e governare la transizione. La politica locale ha agito per proteggere l’isola; in Albania, la politica agisce contro la sua gente spalancando le porte al cemento e ai super ricchi.
Modi diversi di intendere il “servizio” della politica.