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11 luglio 2026

chiesa

Claudia, Susan e Sumi, le suore del sorriso della Comunità Cenacolo

Le tre Suore Missionarie della Risurrezione raccontano il carisma di suor Elvira

Iva Osenda 11 luglio 2026

Saluzzo

In un pomeriggio assolato di maggio nella Casa di Formazione della Comunità Cenacolo in via Pagno a Saluzzo tre Suore Missionarie della Risurrezione, definite da suor Elvira “suore del Sorriso” parlano della loro vita e della loro missione. In una cornice di assoluta pace sedute in un delizioso giardino sotto un pergolato di rose colpisce subito il loro sguardo luminoso e la loro pacatezza.

Perché suor Elvira ha fondato la Comunità Cenacolo?

Lei faceva parte delle suore della Carità di Santa Giovanna Antida e vedeva i giovani in difficoltà: sentiva dentro come un fuoco, aveva desiderio di aiutarli e salvarli. I superiori inizialmente hanno frenato la realizzazione di questo progetto non ritenendola preparata per un ruolo così delicato. Ma quel fuoco non si placava, così nel 1983 aprirà sulle colline di Saluzzo la “Casa Madre” e darà inizio ad un’opera immensa. Elvira ha riscattato la sofferenza di un padre dipendente dall’alcool aiutando tanti ragazzi ad uscire dalle loro personali dipendenze.

Come si struttura la Comunità Cenacolo?

Abbiamo ottanta Comunità in tutto il mondo. All’interno, oltre alle suore Missionarie della Risurrezione di diritto Diocesano ci sono sacerdoti, consacrati e consacrate laiche che prendono i voti privati alla comunità. Inoltre alcune persone vengono a conoscenza della Comunità e ne rimangono affascinati: iniziano un tempo di cammino e servizio con noi. Per alcuni è un tempo determinato per altri diviene permanete.

Nelle nostre comunità accogliamo giovani e non solo che hanno problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti, dal cellulare, dall’alcool e dal gioco nonché problemi legati all’alimentazione. Noi accogliamo e doniamo, ma anche loro donano a noi: dopo un po’ di tempo vedi le loro vite che cambiano, i visi si distendono, lo sguardo muta.

Avete molte case missionarie?

Abbiamo missioni in tutto il mondo: in Liberia, Perù, in Paraguay, in Costa Rica. In Messico accogliamo bimbi di strada dagli zero ai diciotto anni, crescono insieme a noi. In Argentina c’è una casa femminile di ragazze madri. La Comunità sostanzialmente accoglie i giovani e in genere risponde alle necessità del territorio. La vita missionaria è ricca di spiritualità semplice ma anche di sacrifico e amore. Spesso ci chiedono di fare dei periodi di servizio nelle missioni: conviene sperimentare prima la vita comunitaria ed in seguito dedicarsi ad un percorso missionario. La vita comunitaria ha le sue regole, si è staccati dal mondo e vengono a mancare tante piccole dipendenze: finché viviamo nel mondo non ci rendiamo conto quanto queste cose, una volta tolte, ci manchino.

Voi avete abbandonato il mondo con tutte le sue comodità: siete entrate in Comunità e avete scelto la vita consacrata. Perché?

Risponde suor Sumi. Per cercare un senso, una Via che il mondo là fuori mi negava. In Dio, con l’aiuto della preghiera ho trovato la mia strada. Erano anni che non pregavo, poi la preghiera giornaliera è diventata presto la mia forza, il mio sostegno, il “tutto” su cui costruire.

Risponde suor Susan. In Irlanda sono stata educata ai valori del Cattolicesimo non tanto nella sostanza quanto nella forma. Poi nel 1995 durante un Pellegrinaggio a Medjugorje all’età di ventotto anni incontro la Comunità Cenacolo. Sono rimasta colpita dal senso di libertà dei ragazzi che esprimevano le loro testimonianze. Quattro anni dopo sono entrata in Comunità: avevo davvero necessità di essere parte di questa famiglia, di sentirmi amata. In seguito, nell’Eucarestia, ho sentito la chiamata di Gesù e ho iniziato il cammino per diventare suora. Sono realizzata e felice. Questi ventisei anni di vita comunitaria sono stati fantastici, non cambierei nulla.

All’interno della Comunità ognuno ha un sé ben definito. Come si può creare comunità rimanendo nell’autenticità del singolo?

Questa è la bellezza di una vita complicata: effettivamente siamo molto diversi, arriviamo da esperienze personali, educazione, età, culture, terre tutte diverse tra loro. È il miracolo dell’Unità in Dio. La presenza di Gesù nutre e unisce. “Essere in Lui” ti aiuta ad accettare l’altro per com’è. Se vogliamo rimanere unite bisogna imparare ad essere comprensive, a lasciare andare e saper ogni tanto perdere; umanamente è difficile, direi quasi impossibile. Come diceva suor Elvira: “È la preghiera che ci tiene unite”. La preghiera è tutto per noi: inizia in cappella ma poi si apre verso l’altro. Gesù è il Sole, noi siamo i suoi raggi verso il mondo. Suor Elvira ci ha trasmesso l’amore del camminare insieme: saper accogliere, amare e servire. La vita comunitaria è un grande valore in quanto c’è sempre un aiuto reciproco. Anche condividere le piccole cose è importante. Ognuno mette in comune i propri “doni”. Sai di poter contare sempre sulla presenza di qualcuno.

Cos’è la vocazione?

È incontrare Gesù, è quell’amore che portiamo agli altri; non necessariamente devi essere consacrato. Ognuno nella propria vita quando incontra Gesù inizia a “vedere” di conseguenza ad amare e aiutare il prossimo. La preghiera diventa quasi una necessità fisica, ogni giorno preghiamo per attingere la forza di andare verso l’altro: vorrei che i giovani conoscessero l’amore di Dio. Anche nelle difficoltà la presenza dell’amore divino è un grande aiuto. Quando incontriamo Gesù siamo ricchi e potenti.

La vocazione può vacillare?

Sì, succede. Madre Elvira ci diceva: “Il primo sì è per sempre e se ti vengono dubbi vai davanti al Tabernacolo e parla con Gesù”. Abbiamo visto fratelli e sorelle mettere in discussione la loro scelta, è umano.

La preghiera è incontrare Dio o se stessi?

Risponde suor Sumi. Penso sia incontrare noi stessi attraverso Dio. In adolescenza mi ero persa, mi confaceva al mondo. Oggi mi sento una donna libera, senza maschere: sono me stessa.

Quando si dice che Dio è Verità, possiamo intenderlo anche come “essere liberi di essere noi stessi” ossia essere veri?

Sì, certo. Quando Dio mi rivela come sono, inizia il lavoro da fare su di me. Madre Elvira diceva: “C’è sempre un meglio, c’è sempre un di più”. Ecco partiamo da ciò che Dio ci mostra e iniziamo un cammino di Santità che non è perfezione.

La preghiera che valore ha?

Risponde suor Claudia. La preghiera è uno strumento per collegarci con Lui, serve a noi per attingere Nutrimento. Senti la necessità della preghiera: quel tempo di riflessione, di stare dentro di te, di affidarti a Gesù ti dona pace, ti dona luce per le scelte della vita, ti riporta ad un equilibrio interiore, all’armonia. In quel momento sei nell’incontro con Dio. La preghiera è “l’aria buona”.

In una frase come descrivereste Madre Elvira?

Risponde suor Sumi. Direi Verità fino in fondo. Aveva questo dono della verità, vedeva ciò che gli altri ancora ignoravano. Non aveva paura. Ti rivoltava come un calzino; mi è stata a fianco nei momenti decisivi della vita.

Risponde suor Claudia. Aveva una relazione profonda con Dio, lei parlava con Dio e come in ogni conversazione, riceveva le risposte. Dio a lei si rivelava.

Risponde suor Susan. Era una donna molto concreta, viveva il Vangelo amando e servendo. Amava abbracciare, ascoltare il dolore di tutti. Ci invitava a sorridere in quanto nel sorriso l’altro si sente visto. Percepiva la presenza dello Spirito Santo in ogni persona.


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