Evasione da manuale: con la corda di lenzuola alla Spezia, da acrobata a Cerialdo
29 giugno 2026
Cuneo
Con una serie di salti e attraversamenti degni di un funambolo era quasi riuscito a portare a termine la sua evasione dal carcere di Cerialdo il 9 agosto del 2022 ma fu scoperto proprio all’ultimo, mentre si calava dal muro di cinta e si dava alla fuga nelle campagne circostanti: gli agenti diedero l’allarme e iniziò la ricerca dell’evaso Daniele Bedini, 32enne di Carrara pluriomicida, trasferito qualche settimana prima dal carcere di La Spezia dove aveva provato la fuga con la classica corda di lenzuola. I carabinieri coordinati dal maresciallo maggiore Francesco Riccobene lo trovarono seduto in fondo all’ultimo vagone del treno per Fossano, “chiedemmo al capotreno di ritardare la partenza. La nostra attenzione si concentrò sull’uomo seduto nell’ultimo vagone che sembrava dormisse; indossava una maglietta tagliuzzata sulla schiena, pantaloncini e scarpe da ginnastica, non aveva borsello o altro, “disse di venire da Sestri Levante, che conosco molto bene e nominò una via che non avevo mai sentito” aveva riferito in aula Riccobene aggiungendo che l’uomo fece abbastanza resistenza all’arresto. Una serie di circostanze portarono a quel tentativo di fuga per le quali a giudizio per finì soltanto l’agente di polizia penitenziaria G.S., giovane guardia da pochi mesi in servizio al Cerialdo. La sua colpa sarebbe stata quella di non avere vigilato sull’unica porta che dal corridoio utilizzato dai detenuti per accedere alle rispettive zone dove trascorrere l’ora d’aria (passeggi, campo sportivo e palestra) adduceva ad un’area esterna. Fu proprio attraversando questa porta che Bedini arrivò all’area passeggi del giudiziario, si arrampicò sul tetto della palestra e da qui saltando e ferendosi col filo spinato, arrivo all’area della serra e aiutandosi con i cassoni dei condizionatori si arrampicò sull’edificio della direzione arrivando al muro di cinta dove fu avvistato da un agente mentre si stava già calando fuori. Una serie di circostanze permisero questa spettacolare fuga, prima delle quali la disattivazione dell’allarme acustico e il solo funzionamento di quello visivo. Oltre a questo ci fu anche il problema di carenza di personale per la gestione dell’uscita dei detenuti dalle rispettive sezioni e l’accompagnamento nelle aree dell’ora di socialità; avrebbero dovuto esserci otto agenti, ma in servizio quel giorno ce n’erano quattro e il solo G.S. a gestire il transito di tutti i detenuti lungo il corridoio che portava alle diverse aree. Avrebbero dovuto scendere scaglionati per sezione a partire dalle 13, prima le due sezioni con i detenuti destinati ai passeggi e poi le altre due con i detenuti più pericolosi destinati al campo sportivo e alla palestra. Bedini avrebbe dovuto scendere verso le 13.30 ma fu fatto uscire tra i primi e non scortato personalmente da un agente come invece prevedeva il protocollo che lo riguardava in quanto detenuto pericoloso. Il pubblico ministero, pur riconoscendo la catena di errori che resero possibile quella spettacolare fuga, ha comunque ritenuto responsabile l’agente per la mancata vigilanza su quella porta che consentì a Bedini di accedere all’area esterna ai passeggi. Secondo l’accusa, l’agente avrebbe dovuto segnalare l’impossibilità di effettuare un attento controllo dei detenuti con così poco personale ma non lo fece e accettando l’incarico si assunse la responsabilità della vigilanza. Per lui però, viste le circostanze particolari in cui l’omessa custodia si era verificata, la richiesta di condanna di 150 euro di pena pecuniaria. Di tutt’altro avviso l’avvocato Luca Cavallo che insieme al collega Giovanni Spinelli ha sostenuto la difesa dell’agente, e che non ha ravvisato alcun profilo di colpa nel giovane agente cui vennero dati degli ordini di servizio di difficile gestione resi ancora più complessi dagli errori degli altri agenti in servizio con lui, che invece di aprire le sezioni una per volta le aprirono tutte insieme facendo scendere i detenuti nello stesso momento. “Il transito dei detenuti iniziava alle 13 con le sezioni una e due, ma Bedini che era della sezione quattro venne visto dalle telecamere alle 13.17 mentre passava vicino al muro della serra. Il fatto è che tutti stavano passando insieme ‘alla pecorona’ e solo un agente a controllare che il flusso scorresse senza intoppi, ecco perchè faceva avanti e indietro per velocizzare il passaggio. Fu il suo capoposto a non farne una giusta quel giorno a partire dal fatto che Bedini doveva essere controllato a vista da un agente mentre quel giorno scese da solo”. Alla richiesta di assoluzione avanzata dalla difesa il pubblico ministero replicherà nell’udienza fissata per il 12 ottobre.