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7 luglio 2026

cronaca

Truffa sentimentale e denaro, poi il suicidio: due a processo

23 giugno 2026

Cuneo

Con gli ultimi quattro testimoni chiamati dalla difesa sta per concludersi l’istruttoria del processo che dovrà far luce sulla morte di Alessandro Ghinamo, il 39enne che nella notte del 19 ottobre 2019 si tolse la vita gettandosi da un ponte dopo aver trascorso la serata insieme al suo gruppo di amici del karaoke. Secondo l’accusa dietro quel tragico gesto dell’uomo con invalidità civile all’85% e un deficit cognitivo, c’era una storia di estorsione che andava avanti da circa un anno e che gli era costata 4.000 euro. A metterla in atto secondo gli inquirenti sarebbe una coppia di Roccarainola (in provincia di Napoli), C. R. all’epoca dei fatti 22enne e il suo compagno M. M. 26enne, accusati di estorsione aggravata e morte come conseguenza di altro reato. Dall’analisi del telefono che la Polizia trovò accanto al corpo del 39enne, gli inquirenti scoprirono una serie di conversazioni con una tale Francesca Di Marzio che si presentava come appartenente all’Arma dei Carabinieri e che gli intimava di versare soldi per coprire le spese sanitarie relative ad accertamenti sulla fertilità di un’altra donna di nome Angela, un profilo social chiaramente falso ma con cui la vittima dell’estorsione aveva intrapreso una qualche tipo di rapporto via Messenger in prospettiva di una relazione sentimentale. Nel corso di quell’anno Ghinamo aveva eseguito 26 versamenti di denaro sulla carta Postepay dell’imputata C. R., per un importo di circa 4.000 euro. Una continua emorragia di denaro dal suo conto - con versamenti dai 200 ai 500 euro mensili - che aveva attirato i sospetti della madre dell’uomo, cofirmataria del conto. Quando l’uomo a ottobre disse di non voler più pagare, i toni della fantomatica Francesca si fecero più minacciosi, con lo spauracchio di una “carta di arresto” e la minaccia di rivelare tutto alla madre dell’uomo: “Sei tu che hai fatto lo schifoso con Angela, diciamo tutto a tua madre e non sarebbe la cosa più grave, ci siamo capiti”, si legge in una chat del 15 ottobre, pochi giorni prima che l’uomo si togliesse la vita. Nelle carte degli inquirenti finirono anche le conversazioni via Whatsapp tra i due imputati, che continuamente si aggiornavano sui versamenti fatti dalla vittima. Nella chat, in cui lei era Carmi e lui Amore, lei chiedeva al compagno notizie dei versamenti di Ghinamo: “Amore ma Ghinamo niente più?”, “Ma Ghinamo ha mandato i soldi?”, e lui dopo aver controllato gli accrediti le rispondeva citando l’importo versato dalla vittima. Quando a marzo Ghinamo aveva manifestato i propri problemi a versare ancora soldi, era sempre Carmi che chiedeva ad Amore di crearle un altro contatto social: “Ghinamo mi manda soldi fino a marzo, devo farlo innamorare di qualcun altro”, e si preoccupava se l’uomo non avesse più pagato perché ad aprile avevano “un sacco di spese”, per poi rallegrarsi del versamento di 200 euro fatto dal Ghinamo a maggio; per l’accusa una prova chiara della complicità dei due nell’estorsione ai danni della vittima. I testimoni portati in aula dalla difesa erano tutti amici del gruppo con cui l’uomo trascorreva il sabato sera al karaoke, amici che lo hanno descritto preoccupato nell’ultimo periodo, soprattutto quell’ultima serata trascorsa insieme: “Mi restò attaccato tutta la sera, parlammo di tante cose, ma si vedeva che aveva bisogno di dirmi qualcosa, se lo avessi fatto parlare...”, ha riferito in aula uno dei suoi amici. “A volte sui miei social mi arrivavano richieste di amicizia da donne con foto del profilo in cui erano poco abbigliate. Tra le informazioni vedevo che queste persone avevano stretto amicizia con Alessandro. Io ero sospettoso e cancellavo le richieste di amicizia e con lui di questo non ne parlavo per non farlo arrabbiare ma magari avrei dovuto farlo, è il mio rammarico”. Uno dei due imputati avrebbe scelto di deporre nell’udienza del 15 settembre cui seguirà la discussione e la sentenza.

Cuneo Truffa Suicidio Processo

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