Oncino: 50 anni di fede, fatiche e passioni in vetta a Cima Rasciassa
16 giugno 2026
Cuneo
Un filo invisibile e d'acciaio lega la Cima Rasciassa, a 2664 metri tra la valle Po e la val Varaita, alla comunità di Oncino. Era il 21 giugno 1975 quando, su intuizione del curato don Cornelio Barra, 26 amici portarono lassù una croce in larice. Durò poco: un fulmine la distrusse. Ma la tenacia della gente di montagna non si spezza facilmente. Il 12 agosto 1976, 7 oncinesi salirono di nuovo per sostituirla con una struttura in ferro, riposizionando la lapide originaria: “Una croce per raccogliere e redimere le lacrime, i sudori, i lutti e le speranze di tutta questa valle”. Da allora la croce ha resistito al tempo, ai venti e alle tempeste, curata dall'amore dei fedeli. Nel 2005 è volata in elicottero a valle per un restauro, prima di riprendere il suo posto in quota, dove il vescovo di Saluzzo e don Barra celebrarono una messa per il trentennale insieme a 26 camminatori, tra reduci della prima impresa e nuove generazioni. Il 2025 ha segnato il mezzo secolo dalla prima posa. Il tempo, inesorabile, ha diradato le fila di quei ragazzi del '75, e l'anniversario è passato nel silenzio delle vette. Oggi, a giugno 2026, si profila una nuova occasione: i cinquant'anni della seconda croce, quella in ferro. Nasce così un appello accorato che vibra di nostalgia e speranza, lanciato da chi quella storia l'ha scritta con le proprie mani. L'invito è a ritrovare lo slancio di un tempo, a unire le forze per un ultimo sforzo collettivo. L'obiettivo è tornare lassù in amicizia, armonia e serenità, i valori che illuminarono l'impresa cinquant'anni fa. E se anche le gambe non dovessero farcela, che ci si ritrovi uniti, almeno con la memoria, attorno all'amata croce.