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Una passeggiata nella Cuneo del XIII secolo

06 giugno 2026

Cuneo

La moneta d'argento di un quinto di grosso coniata dalla Zecca di Cuneo La moneta d'argento di un quinto di grosso coniata dalla Zecca di Cuneo Cuneo alla fine del 13° secolo Dopo la rifondazione del 1230, Cuneo s’ingrandì rapidamente, arrivando a comprendere tutta l’area che oggi è il Centro Storico. La via principale, la “platea”, (oggi Via Roma) divideva l’abitato in due parti, la Clapa Gecii e la Clapa Sturie. Ciascuna sezione era suddivisa in due quartieri che prendevano il nome dalle chiese ivi esistenti: la sezione Gessocomprendeva a sud il quartiere di San Dalmazzo e a nord quello di San Giacomo; la sezione Stura aveva a sud il quartiere di Nostra Signora del Bosco e a nord quello di San Francesco. L’abitato era cinto da mura con alcune porte d’accesso: la platea conduceva alla porta di Borgo a sud, e alla porta di Caranta a nord; sul lato orientale si aprivano le porte di Beinette (in corrispondenza dell’attuale Via Peveragno) e di Boves (sull’attuale Via Mondovì); sul lato occidentale vi erano le porte di Caraglio (in prossimità dell’attuale piazza ex Foro Boario), di Cervasca e dei Frati o di San Francesco. Le strade erano indicate con le parole ruata o carrubium. I lotti di terreno fabbricabile avevano un fronte strada di 6 - 7 metri, separati uno dall’altro da uno spazio di 50 - 70 centimetri chiamato ritana o quintana, per lo smaltimento delle acque e della neve. Alcune nobili famiglie costruirono delle torri, a scopo difensivo e di prestigio sociale; una di queste è ancora parzialmente visibile in Via Roma n. 22. Le famiglie allora residenti a Cuneo erano circa 800, per un totale stimato di 4.000 abitanti. Alla fine del 13° secolo vi erano tre piccoli ospedali, ognuno con pochi letti, a servizio principalmente dei pellegrini e degli infermi; uno si trovava presso la porta di Boves, ed in seguito fu gestito dalla Confraternita dei Disciplinati di San Giacomo; un altro apparteneva ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, detto anche dei Valdieri; un terzo ospedale si trovava presso la porta di Borgo, fondato e gestito dai confratelli della Compagnia dei Disciplinanti (la futura Confraternita di Santa Croce). L’antica statua della Madonna con Bambino Del primo periodo di Cuneo, è rimasta una preziosa testimonianza: una statua lignea dipinta, dell’altezza di 78 centimetri, della Madonna con Bambino, proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Bosco e oggi conservata, con il nome di “Madonna del Buon Rimedio”, nella parrocchiale di San Pietro del Gallo. A questo proposito, don Carlo Dutto aveva scritto che “in una nicchia, sopra l’altare, è esposta alla venerazione una preziosa statuetta lignea romanica, dai tratti ancora bizantineggianti. Rappresenta la Vergine col Bambino, secondo lo schema tradizionale bizantino: immobilità ieratica e linearismo simmetrico. La statuetta è la più antica immagine venerata che si conservi della Cuneo primitiva. Forse è l’antichissima immagine di Santa Maria del Bosco attorno alla quale si radunò il primo nucleo cittadino. Fu ritrovata nel 1744 mentre si scavavano le fondamenta per il restauro della chiesa”. Carlo II d’Angiò e la 2ª dominazione angioina Alla morte di Carlo I d’Angiò (7 gennaio 1285), successore fu il figlio Carlo II (che i nemici avevano soprannominato “Lo Zoppo”). Con la pace firmata il 31 agosto 1302 a Caltabellotta (Agrigento) fra Carlo di Valois, in nome di re Carlo II d’Angiò, ed il re Federico III d’Aragona, finì la prima fase della guerra tra Angioini ed Aragonesi, scoppiata vent’anni prima (1282) con la rivolta dei “Vespri Siciliani”. Carlo II dovette cedere la Sicilia a Federico III, mantenendo la signoria le regioni meridionali con Napoli. Non dovendo più combattere in Sicilia, nel 1304 Carlo II decise di recuperare i territori piemontesi appartenuti a suo padre. Nominò Rainaldo di Leto siniscalco e capitano generale della contea di Piemonte, e nel mese di dicembre lo mandò in Piemonte con un piccolo esercito. Nel 1305, giurarono spontaneamente fedeltà a Carlo II i comuni di Alba, Mondovì, Cherasco e Savigliano. Nel mese d’agosto l’esercito di Riccardo di Gambatesa, siniscalco angioino della contea di Provenza, scese dalla Valle Stura per dare aiuto a Rainaldo di Leto, e ad ottobre i due riuscirono a sottomettere Cuneo, togliendola al marchese Manfredo IV di Saluzzo, e poi Demonte, Borgo San Dalmazzo, Busca e Centallo. Aveva così inizio la 2° dominazione angioina, che durò oltre quarant’anni, fino al 1348. La zecca angioina di Cuneo A prova dell’importanza che Cuneo aveva nella ricostituita contea angioina di Piemonte, il 31 marzo 1307 i “monetieri” (fabbricanti di monete) Tommaso Riba e Ardizzone Merlo, cuneesi, e Riccardino di Sommariva furono autorizzati ad istituire una zecca. La zecca cuneese funzionò fino al 1348 e coniò alcune monete: il grosso tornese d’argento, il quinto di grosso d’argento e il ventesimo di grosso, una piccola moneta con valore di un denaro e mezzo. Le monete della zecca di Cuneo ebbero però una circolazione limitata e alcune di esse sono conservate nel nostro Museo civico. (23 – continua) 
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