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11 luglio 2026

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Un colpo di pistola per uccidere il presunto rivale in amore

04 giugno 2026

Cuneo

Il colpo di pistola calibro 22 venne sparato dal furgone blu, mentre sorpassava la Ford Fiesta di I.L., il 29enne artigiano edile che la mattina del 4 ottobre 2023 percorreva la strada che da Manta porta al cantiere di Centallo dove stava lavorando in quel periodo, “ho visto un lampo, poi il finestrino in frantumi e dopo ho sentito il dolore, non riuscivo a guidare e sono finito nella bealera”. Per i soccorritori che lo trasportarono d’urgenza all’ospedale, le ferite del giovane sembrarono dovute all’uscita di strada; furono i medici ospedalieri ad accorgersi invece che sotto l’ascella sinistra c’era un foro di proiettile che aveva trapassato il polmone sinistro, scheggiato una vertebra e ferito di striscio il polmone destro, “un colpo potenzialmente idoneo a provocare la morte” aveva concluso il medico legale che aveva successivamente analizzato la ferita. A bordo di quel furgone blu che sulla fiancata riportava l’insegna di una impresa edile, c’era secondo l’accusa J.A., trentenne albanese artigiano che conosceva il giovane ferito e che proprio da lui una decina di giorni prima aveva preteso che giurasse in chiesa di non aver mai avuto una relazione con la sua fidanzata conosciuta quando lei faceva la cameriera in un bar di Saluzzo. Senza rivelare il nome del suo attentatore, il giovane aveva però fornito alcune indicazioni che consentirono alle forze dell’ordine di mettersi subito sulle tracce dell’uomo poi rinviato a giudizio con l’accusa di tentato omicidio e possesso illegale di arma, e insieme a lui A.D., anche lui albanese suo dipendente nella ditta edile, accusato di favoreggiamento personale. Al termine dell’istruttoria il pubblico ministero Francesca Lombardi ha chiesto la condanna a 15 anni di reclusione per l’imputato principale e 3 anni per l’uomo che lo aveva aiutato a sparire per alcuni giorni, prima che quello decidesse di ricomparire l’11 ottobre per costituirsi ai carabinieri. Intercettata nella sua camera d’ospedale era stata proprio la vittima a rivelare il nome del suo attentatore mentre parlava al telefono con un amico, “ci eravamo chiariti, avevo anche giurato in chiesa” aveva detto il giovane, riferendosi al possibile movente di quel gesto. E sempre di gelosia parlava la compagna dell’imputato intercettata al telefono con la madre mentre si rammaricava per quel lavoro che l’aveva rovinata e successivamente intercettata quando chiedeva un appuntamento urgente con il notaio per ottenere la delega a gestire l’impresa di famiglia dato che il suo compagno avrebbe dovuto partire per un lungo periodo. Dettagliata la ricostruzione fatta in aula dalla dottoressa Lombardi dei movimenti sia del furgone blu su cui viaggiava J.A. quella mattina prima che venisse parcheggiato in un cantiere a Torre S.Giorgio, sia dei cellulari dei due imputati che subito dopo l’attentato vennero segnalati in uscita dal Piemonte e poi in Lombardia. Soltanto il cellulare di A.D. venne tracciato mentre rientrava in provincia di Cuneo dove nella tarda mattina di quello stesso giorno si incontrò con il cugino in una stazione di servizio di Moretta; c’era proprio il cugino, anche lui dipendete di J.A. nella ditta edile, alla guida del furgone blu che fu poi posto sotto sequestro dagli inquirenti. All’interno i carabinieri dei Ris di Parma trovarono tracce di polvere da sparo concentrate sia sul soffitto dell’abitacolo che sotto il finestrino del lato passeggero, per il pubblico ministero chiari indizi del fatto che J.A. quella mattina era da solo sul furgone e mentre guidava si era sporto sul lato passeggero per esplodere il colpo di pistola verso il conoscente che evidentemente riteneva responsabile di una relazione clandestina con la sua fidanzata, “un gesto gravissimo e assolutamente sproporzionato rispetto all gelosia per un presunto tradimento” ha concluso il pubblico ministero escludendo in ogni caso la premeditazione nel chiedere per l’imputato e il suo complice la condanna senza la concessione delle attenuanti generiche. Il processo è stato rinviato al 16 settembre per l’arringa difensiva e per la sentenza.

Manta Tentato omicidio