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11 luglio 2026

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Terra Santa. Il cuneese Giorgio Lingua nuovo nunzio: “Sono qui disarmato per servire la pace”

03 giugno 2026

Cuneo

L’arcivescovo cuneese Giorgio Lingua ha fatto il suo ingresso solenne a Gerusalemme come nuovo Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina e Nunzio Apostolico in Israele. Ad affidargli la nuova missione è stato papa Leone XIV, che gli ha consegnato tre indicazioni precise: "Va’, ascolta tutti, dialoga con tutti e prega per tutti».

L’ingresso ufficiale, come riportato dal sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme, si è svolto giovedì 28 maggio nella Città Santa. Avviene in un momento segnato dalla guerra, dalle tensioni e dall’incertezza che continuano a pesare sulla Terra Santa. Monsignor Lingua succede all’arcivescovo Adolfo Tito Yllana. Secondo la tradizione, è stato accolto con la cerimonia al Santo Sepolcro che segna l’inizio del ministero del rappresentante pontificio a Gerusalemme.A

lla Porta di Jaffa, storico accesso dei pellegrini alla Città Vecchia, il nuovo nunzio è stato accolto dagli scout della Terra Santa, dai rappresentanti delle Chiese cristiane, da religiosi, diplomatici e fedeli. Il corteo si è poi diretto verso la Basilica del Santo Sepolcro, dove mons. Lingua è stato ricevuto dal Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, e dai rappresentanti delle Chiese greco-ortodossa e armena.Nel suo saluto, il patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha definito la presenza del Delegato Apostolico «un segno della cura paterna del Santo Padre», descrivendolo come «un promotore della comunione ecclesiale» e «una voce discreta ma risoluta per la pace». Pizzaballa ha sottolineato il significato particolare della missione affidata a mons. Lingua «in questa città amata e contesa», ricordando la vocazione di Gerusalemme a essere luogo di incontro, dialogo e preghiera tra popoli e religioni diverse.Il primo discorso di mons. Lingua davanti al Santo SepolcroDavanti al Santo Sepolcro, mons. Lingua ha pronunciato il suo primo discorso pubblico. Ha sviluppato le tre parole indicate dal Papa: ascolto, dialogo e preghiera. «Ed eccomi qui, completamente disarmato. Porto con me solo il cuore e la mente del Successore di Pietro, con il suo desiderio di pace e di unità», ha affermato. Il nuovo nunzio ha spiegato di voler ascoltare «il grido della sofferenza» ma anche «il grido della speranza» che sale dalla Terra Santa, assicurando disponibilità all’ascolto dei capi delle Chiese, delle autorità civili e diplomatiche, delle comunità cristiane locali e dei pellegrini.

Mons. Lingua: Il dialogo è anche un atto di fede

Riferendosi al dialogo, mons. Lingua lo ha definito «non solo una necessità diplomatica, ma un atto di fede». «Non c’è ostacolo che non possa essere superato; nessuna separazione che non possa giungere alla riconciliazione, nessuna guerra che non possa essere trasformata in pace», ha detto. Una parte importante del suo intervento è stata dedicata anche ai rapporti tra le diverse confessioni cristiane e alla custodia condivisa dei Luoghi Santi.

La necessità di un cammino di unità tra i cristiani

Il presule ha richiamato la necessità di un cammino di unità tra i cristiani, sostenendo che «tutte le pietre che ci dividono» possono essere rimosse attraverso dialogo, carità reciproca e collaborazione. Infine il pensiero alle vittime della guerra e della violenza. mons. Lingua ha ricordato che papa Leone XIV gli ha chiesto di pensare anzitutto a chi soffre, a chi è nel lutto e a quanti continuano a vivere sotto il peso del conflitto. L’ingresso del nuovo rappresentante pontificio segna il rinnovato impegno della Santa Sede accanto alle Chiese e ai popoli della Terra Santa, con una missione affidata ai segni dell’ascolto, del dialogo e della pace.

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