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13 luglio 2026

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Ferrere, il paese ancora abitato dalla sua antica e straordinaria memoria

31 maggio 2026

Cuneo

Ferrere Ci sono paesi di montagna che sembrano custodire il tempo dentro i muri. Ferrere, ultima borgata del comune di Argentera, in alta valle Stura, è uno di quei luoghi dove il passato non se n’è mai andato davvero. Per arrivarci bisogna volerlo. La strada sale tra le montagne, si stringe, il telefono smette quasi di prendere e, a quasi 1900 metri di altitudine, compaiono queste case di pietra appoggiate al silenzio. Un piccolo borgo alpino che oggi conta poche presenze, ma che un tempo era pieno di vita. Qui si nasceva, si lavorava e si moriva. La montagna decideva tutto: le stagioni, il cibo, il lavoro e perfino il tempo del dolore. Durante gli inverni più duri, quando la neve cadeva per mesi e il terreno diventava impossibile da scavare, le sepolture venivano rimandate alla primavera. Si viveva adattandosi al freddo, alle ore di luce e a ciò che la terra riusciva a offrire: patate, polenta, formaggio, latte e uova. La povertà e la vicinanza con il confine francese portarono molte famiglie a praticare il contrabbando per sopravvivere. Sentieri percorsi di notte, carichi sulle spalle, neve e silenzio. Una parte importante della storia di Ferrere che oggi viene raccontata nella Mizoun dal Countrabandìer, la casa del contrabbandiere, allestita proprio per custodire la memoria di quella vita dura e autentica. Mario Giavelli Mario Giavelli Ferrere è fatta anche di uomini come Mario Giavelli, memoria storica della valle Stura, nato proprio in questa borgata e scomparso poche settimane fa. Da ragazzo aveva fatto il contrabbandiere, come tanti in quegli anni di miseria e neve. Attraversava i valichi verso la Francia con i sacchi sulle spalle, camminando lungo sentieri che oggi percorrono gli escursionisti. Per anni ha raccontato la vita di queste montagne, custodendo ricordi, nomi e storie che altrimenti sarebbero andati perduti insieme alle vecchie case ormai chiuse. Ora non c’è più: sicuramente la sua anima avrà raggiunto le sue amate montagne. Anche la guerra arrivò fin lassù. Nel 1905 venne consacrata la nuova chiesa del paese, mentre quella vecchia, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu occupata dalle truppe tedesche che ne smantellarono persino il tetto per costruire un ricovero militare. Ma Ferrere è fatta soprattutto di persone e di memoria tramandata. Greta e Igor gestori del rifugio Becchi Rossi di Ferrere Greta e Igor gestori del rifugio Becchi Rossi di Ferrere Greta, che oggi insieme a Igor gestisce il Rifugio Becchi Rossi, è cresciuta ascoltando i racconti della nonna Letizia. Racconti che parlavano proprio di quel luogo che oggi è diventato il loro rifugio. Perché il Becchi Rossi, prima di essere un rifugio, era la scuola della borgata. Letizia, la nonna di Greta,  andava a scuola lì. Le raccontava che ogni bambino portava da casa un pezzo di legno per aiutare a scaldare l’aula durante l’inverno. La maestra dormiva al piano superiore e, in quei tempi poverissimi, anche le cose più semplici diventavano preziose. Una volta, ricordava, il maestro aveva buttato fuori dalla finestra delle bucce di mandarino o d’arancia. Loro, che quei frutti quasi non li avevano mai visti, le avevano raccolte e mangiate. Un ricordo piccolo solo in apparenza, ma capace di raccontare tutta la fame e la semplicità di quegli anni. E poi c’erano i suoi racconti della guerra. Quando i tedeschi arrivarono a Ferrere, raccontava, l’avevano presa e volevano che lei cucinasse delle uova per loro. Suo padre, però, sapendo dell’arrivo dei soldati, aveva nascosto le galline. Così Letizia e Severina girarono tutta la borgata chiedendo uova alle altre famiglie per poterle preparare. Ferrere è fatta soprattutto di donne di montagna. Donne che non si sono arrese a vedere chiudere le porte delle case durante gli inverni. Donne che hanno resistito al freddo, alla neve e alla solitudine senza abbandonare il proprio paese. Come Teresina. Quando molti, con l’arrivo dell’industria, scesero a valle per cercare una vita meno dura, lei rimase lassù fino al 1967, diventando una delle ultime abitanti della borgata durante l’inverno. Continuò a tenere aperte le finestre di Ferrere anche nei mesi più difficili, circondata dalla neve e dal silenzio. Eppure Ferrere non è rimasta soltanto memoria. Oggi, dentro quella che un tempo era la scuola frequentata dalla nonna di Greta, c’è di nuovo vita. Greta e Igor, infatti, hanno scelto di iniziare quassù una nuova avventura, trasformando il Rifugio Becchi Rossi in un luogo accogliente, autentico e profondamente legato alla storia del paese. E forse la cosa più bella è il modo in cui tutto questo è stato fatto. Con passione, impegno e voglia di mantenere vivo un luogo. Nemmeno la neve di quest’anno e la strada impraticabile in auto li ha fermati e per risistemare il rifugio, prima dell’apertura, molti materiali sono stati trasportati con i muli. Hanno imbiancato, pulito e sistemato senza luce, acqua e comodità. Un’immagine che sembra appartenere a un altro tempo e che invece racconta perfettamente il rapporto che questa giovane coppia ha scelto di avere con la montagna: rispettoso, autentico, paziente. Greta è legata a Ferrere da sempre. Qui ci sono le sue radici, la casa dei nonni, i ricordi dell’infanzia passata a correre tra le case della borgata quando ancora mancavano luce e acqua. Oggi vede i suoi figli vivere quella stessa libertà che aveva conosciuto da bambina. Oggi il rifugio accoglie camminatori, turisti ed escursionisti con cucina di montagna, camere e una terrazza panoramica affacciata sulle vette della valle Stura. Ma dentro quei muri sembra esserci ancora qualcosa della vecchia scuola di Ferrere. Forse le voci dei bambini. Forse il rumore della legna portata sotto il braccio nelle mattine d’inverno. Forse semplicemente la memoria di chi è passato da lì o l’eco di una nipote che ha nel cuore il piccolo grande mondo che l’ha vista crescere. C’è molto in questa piccola borgata di un tempo che continua ad avere il suo fascino e ad essere meta di molti visitatori. E poi c’è una comunità che continua a prendersi cura di questo borgo. Ogni anno, il 25 luglio, Ferrere celebra San Giacomo con una grande festa organizzata dall’associazione “I Ferrirol”. Sono loro che aiutano a mantenere viva e curata la borgata: tagliano l’erba, sistemano il paese, piantano fiori e fanno in modo che questo piccolo angolo di montagna continui a essere bello e accogliente. Ed è forse questa la cosa che colpisce di più quando si arriva a Ferrere. Non soltanto la bellezza delle montagne o il silenzio, ma il fatto che, nonostante tutto, ci sia ancora qualcuno disposto a prendersene cura. A giugno, il Rifugio Becchi Rossi riaprirà la sue porte e sarà una luce accesa fino all’ultimo weekend di settembre. La storia continua, la memoria rimane e così, nessuno dimentica perchè certi piccoli paesi di montagna restano vivi perché sono vivi nel cuore di qualcuno. Sono sicura che se ti ritroverai a passeggiare in questo borgo sentirai tutto questo Ferrere Ferrere bambini della borgata di Ferrere
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