L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

13 luglio 2026

cuneo

Cuneo rimase fedele a Carlo d’Angiò fino alla fine

30 maggio 2026

Cuneo

Una pagina del Codice dei Sermoni Subalpini Una pagina del Codice dei Sermoni Subalpini I Frati minori francescani a Cuneo L’anno 1265 è una data importante per la storia di Cuneo perché per la prima volta è documentata la presenza di una comunità di Frati minori di San Francesco. A Cuneo i frati minori s’insediarono vicino alla Porta di Caraglio (nell’area dell’attuale ex convento di San Francesco). È probabile che il muro dall’andamento obliquo che si vede nel chiostro del Museo Civico facesse parte della prima chiesa di San Francesco. Questa chiesa era il più vasto locale coperto esistente in città, per cui era utilizzata anche per lo svolgimento delle assemblee comunali dei capi di casa. La disastrosa battaglia di Roccavione Dopo la battaglia di Tagliacozzo (1268), Carlo I d’Angiò, re di Napoli, tornò ad occuparsi dei territori piemontesi, riuscendo ad estendere la sua sovranità su Torino, Alessandria, Ivrea, e a concludere un trattato d’alleanza con il marchese di Saluzzo Tommaso I. Nel 1270 Carlo partecipò all’ottava Crociata, dove suo fratello, Luigi IX re di Francia, morì durante l’assedio di Tunisi. A questo punto, i suoi nemici decisero di passare all’azione per porre un freno alle sue mire espansionistiche. Nel 1273 il comune di Asti formò una Lega anti angioina con i marchesi del Monferrato e di Ceva ed i comuni ghibellini di Novara, Vercelli, Genova, Verona, Mantova e Pavia. Il primo scontro armato avvenne il 24 marzo 1274 sulle colline di Mango, e fu vinto dall’esercito angioino. Un documento del 30 luglio 1275 dice che, mentre l’esercito della lega anti angioina era accampato presso la località di Quaranta (oggi San Benigno) di Cuneo, il comune di Asti riuscì a far passare dalla sua parte anche il marchese di Saluzzo. Nel cuneese lo scontro decisivo avvenne il 10 novembre 1275 a Roccavione, dove l’esercito angioino, comandato dal siniscalco Filippo di Lagonessa, fu duramente sconfitto dalla Lega astigiana. In conseguenza di ciò, il marchese di Saluzzo occupò la Valle Stura, togliendola a Cuneo; Limone e Vernante tornarono sotto il conte di Ventimiglia, l’anno successivo Carlo d’Angiò perse Torino e Mondovì ed infine, il 9 marzo 1277, anche Cherasco si arrese ad Alba e Asti. Cuneo ritorna sotto il protettorato di Asti La situazione di Cuneo era sempre più difficile. Nella primavera del 1276 la nostra città era stata assediata dall’esercito di Mondovì, con l’appoggio della lega di Asti, e dal marchese di Saluzzo. I comuni di Boves, Chiusa Pesio e Morozzo abbandonarono Cuneo e passarono con Mondovì, ed il marchese di Saluzzo occupò Centallo. Il 19 settembre 1276 i comuni di Asti e di Alba stipularono un trattato contro i comuni e gli uomini di Cuneo e Savigliano, ancora fedeli a Carlo I d’Angiò (“contra commune et homines Cunei et contra commune et homines Savilliani”). Cuneo fu l’ultima città del Piemonte ad abbandonare Carlo I, e lo fece a seguito di un trattato di pace segreto stipulato il 13 settembre 1277 con il comune di Asti. Questo accordo fu ratificato l’8 gennaio 1278 da 102 consiglieri di Cuneo e del distretto, e così la nostra città ritornò sotto il protettorato di Asti. Il marchese Tommaso I di Saluzzo diventa anche “Signore di Cuneo” Nel 1282 Cuneo fece atto di sottomissione al marchese di Saluzzo Tommaso I, che aggiunse al proprio titolo marchionale anche quello di “Signore di Cuneo”. Nel 1289 il marchese acquistò un terreno fuori delle mura, nell’area ove oggi sorge la scuola primaria di Corso Soleri, e vi fece costruire un castello. I Sermoni Subalpini e la lingua parlata in Piemonte Risale alla fine del 12° secolo o al principio del 13° la prima testimonianza scritta della lingua volgare che si parlava in Piemonte: sono i “Sermoni subalpini”, una raccolta di 22 omelie per le principali feste dell’anno liturgico, di un autore anonimo, contenuti in un codice conservato nella Biblioteca Nazionale di Torino. Il linguista Bruno Villata ritiene che i Sermoni siano scritti in una parlata definita “Lingua d’oé” (dal nome della particella affermativa), distinta sia dalla lingua d’oc (occitano) che dalla lingua d’oïl (francese antico). Il prof. Villata nel 2013 ha pubblicato il volume “I sermoni subalpini: testo originale in lingua d’oé con traduzione piemontese a fronte ed italiana in appendice”. Ecco un breve esempio tratto dal Sermone n. 2, “In Dominicis Diebus”: Seignor frere,  nostre Sire dit en son Evangeli que  bonaurai sun cil qui àn misericordia,  quar il la troveran plenerement. Perquè dist nostre Seignor aquesta parola? Sapiai que pietà si est una de le vertuz  qui munt est preciosa e acceptabel  davant Deu; quar cel hom qui pietà  non à, non à Deus part en lui,  quamvisdeu qui el fatza altre ben,  né li val neota ben que el fatza,  si pietà e misericordia non à.   (Signori fratelli,  il nostro Re dice nel suo Evangelo che ben fortunati sono quelli che hanno misericordia perché essi la troveranno pienamente. Perché disse nostro Signore questa parola? Sappiate che la pietà è una delle virtù  che è molto preziosa e accetta  davanti a Dio: perché quell’uomo che pietà  non ha, non ha Dio parte in lui,  per quanto che faccia altro bene,  non gli vale niente ben che lo faccia,  se pietà e misericordia non ha). Una torre della fine del 13° secolo in Via Roma 22 Una torre della fine del 13° secolo in Via Roma 22 (22 – continua)  
Cuneo Asti