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13 luglio 2026

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Nel Piemonte meridionale arrivano gli Angioini e Cuneo rinuncia alla sua autonomia

23 maggio 2026

Cuneo

Monumento onorario a Carlo I dAngiò, re di Napoli Monumento onorario a Carlo I dAngiò, re di Napoli Per oltre un secolo, seppure con alcune interruzioni, buona parte del Piemonte meridionale fu soggetto alla dinastia degli Angioini, con Carlo I (1226 – 1285), Carlo II (1248 – 1309), Roberto (1278 – 1343) e Giovanna (1326 – 1382), che furono anche re di Napoli. Carlo I d’Angiò Iniziatore della dinastia fu Carlo I, figlio di Luigi VIII re di Francia, che ebbe in appannaggio la contea di Anjou (italianizzato Angiò), un territorio corrispondente all’attuale dipartimento francese del Maine e Loira; a vent’anni (1246) sposò la giovanissima (12 anni!) Beatrice di Provenza, diventando così anche conte di Provenza e di Forcalquier, e la Provenza fu la base di partenza per le successive conquiste. In un’Italia politicamente divisa fra ghibellini, i sostenitori dell’Imperatore Federico II, e guelfi, i sostenitori del Papa, Carlo I divenne il campione dei guelfi. Nel 1264 papa Urbano IV offrì a Carlo I il regno di Sicilia, togliendolo a Manfredi, figlio naturale legittimato dell’imperatore Federico II. Sceso in Italia (1265) e, incoronato da papa Clemente IV a Roma, Carlo I sconfisse e uccise in battaglia Manfredi a Benevento (1266) e suo nipote Corradino di Svevia nella battaglia di Tagliacozzo (1268). La gravosa pressione tributaria dovuta al costo della politica di conquiste, determinò un diffuso malcontento, concretizzatosi in Sicilia nella guerra dei “Vespri Siciliani”, e così nel 1282 Carlo I perse la Sicilia, ma continuò ad essere re di Napoli. Morì a Foggia nel 1285, a 59 anni d’età, e fu sepolto nel Duomo di Napoli. Una testimonianza della presenza a Napoli di re Carlo I d’Angiò rimane il grandioso Castel Nuovo (o Maschio Angioino), che lui fece erigere (nelle sue parti essenziali) tra il 1279 e il 1284. Atto, su pergamena, di dedizione di Cuneo a Carlo I d'Angiò La 1° dominazione angioina di Cuneo (1259 – 1278) In Piemonte la fine dell’autonomia di tanti piccoli comuni avvenne nel corso del 13° secolo, avendo preferito la protezione offerta da poteri di livello superiore, principalmente Savoia, Angiò, marchesi di Saluzzo, Visconti di Milano; così avvenne anche per Cuneo i cui rappresentanti il 24 luglio 1259 a Pignans (Provenza) firmarono l’atto di dedizione a Carlo I d’Angiò. A questo proposito, Piero Camilla ha scritto che “Il conte di Provenza non solo promette di fare in modo che gli uomini di Cuneo siano sciolti da ogni obbligo verso Asti ed Alba, ma anche di non permettere ad alcuna città o villa, ad alcun marchese o castellano o conte di offendere o di muovere guerra a Cuneo; egli la difenderà come il buon signore deve difendere i suoi fedeli uomini e sarà pronto a perseguire e ad imprigionare i nemici di Cuneo per tutta l’estensione della terra su cui ha dominio”.  Cuneo dovette accettare l’autorità del siniscalco angioino, al quale competeva anche la nomina dei funzionari esterni al consiglio comunale (podestà, vicario, giudice, chiavaro, notaio), i quali, tuttavia, dovevano governare rispettando gli statuti e le consuetudini locali. Ben presto, l’esempio di Cuneo fu seguito dall’abate Tommaso di Borgo San Dalmazzo, dai comuni di Alba, Cherasco, Bene (Benevagienna), Savigliano, Mondovì e dal marchese di Ceva; invece rifiutarono la dedizione all’Angiò i comuni di Asti e di Fossano. La prima dominazione angioina durò quasi vent’anni, dal 1259 al 1278. Cuneo angioina Il siniscalco rappresentava Carlo I, ed era la massima autorità, con funzioni di governo civile e militare; risiedeva abitualmente ad Alba e con lui vi era un giudice di secondo grado per l’esame dei ricorsi contro le sentenze di primo grado. In ogni città, il vicario rappresentava il siniscalco, ed era scelto tra una terna di nomi presentata dal consiglio comunale. Il vicario presiedeva le riunioni del consiglio comunale, faceva osservare le leggi e gli statuti ed era affiancato da un giudice, con almeno un milite per l’amministrazione della giustizia, da un chiavaro per la riscossione delle tasse e delle multe e per il pagamento delle spese, e da un notaio per la stesura degli atti, verbali e della corrispondenza. Questo sistema di governo rappresentava un buon compromesso tra il governo assoluto, tipico del signore feudale, ed il rispetto delle libertà comunali. Le Confratrie All’anno 1261 risale la prima attestazione dell’esistenza a Cuneo delle Confratrie, che non vanno confuse con le confraternite religiose. La Confratria, infatti, era una specie di società di mutuo soccorso tra gli abitanti di un quartiere, che una volta l’anno, a Pentecoste, organizzava la festa del quartiere, con distribuzione agli abitanti di una minestra di ceci, pane, carne e vino. Le prime Confratrie furono quelle denominate di Boves, di Beinette (detta anche dell’Olmo), di Caraglio (detta anche di Santa Maria), di Cervasca, di Caranta e di Brusaporcello, nomi che indicano le località di provenienza dei primi abitanti della nostra città. Le Confratrie durarono fino al 1717, quando furono sciolte da re Vittorio Amedeo II di Savoia, che ne trasferì il patrimonio alla Congregazione di Carità, che era il nuovo ente comunale di assistenza. Castel Nuovo (Maschio Angioino) a Napoli Castel Nuovo (Maschio Angioino) a Napoli (21 – continua)
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