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Marita Rosa, ex insegnante e scrittrice, ama raccogliere storie, memorie, libri e anche vecchie scatole di latta cromolitografata. A Margarita, dove vive, ha allestito la sua collezione di scatole per visite di appassionati. Domenica 24 maggio apre la “Mostra della scatola di latta cromolitografata” in via Conti Solari 10 a Margarita.
Come e quando è iniziata la sua raccolta?
Le vecchie scatole di latta mi hanno affascinata fin da bambina per la loro varietà di decorazioni, forme e colori. In una latta mia madre teneva i bottoni e in un’altra mia nonna conservava le lettere del figlio disperso in Russia. Nella cucina di nonna Maria facevano bella mostra alcuni barattoli di latta e tra questi spiccava il cilindro del cacao Talmone con l’immagine di due nonnini sorridenti con in mano una tazza di cioccolata fumante. Ho iniziato la mia raccolta quarantasei anni fa con le latte della ditta dolciaria torinese Leone che, essendo capienti, utilizzavo come contenitori di riviste articoli di giornali, vecchie cartoline, lettere, quaderni e, in seguito, altre, collezioni minori. In gran parte le ho reperite ai mercatini dell’usato, ma ne ho anche avute in regalo.
Quante scatole e di quale età storica vanta la sua singolare collezione?
La mia personale raccolta comprende circa settecento latte e di queste cinquecento sono ora in questa raccolta allestita in un vasto locale posto al primo piano di casa mia e purtroppo con una rampa di scale. La collezione racconta il gusto e i costumi della prima metà del 1900 e la maggior parte delle latte pubblicizza ditte dolciarie.
Perché questo allestimento a casa sua?
Il tutto nasce da un mio libro catalogo “Racconti di latta, di scatola in scatola” edito nel 2018 da Primalpe e con le belle fotografie di Mauro Giulietti. Mi ha spinta a realizzare un mio sogno e farne partecipi gli amanti delle vecchie scatole di latta e dell’arte in generale.
Quali scatole sono per lei le più significative?
Per me sono tutte importanti perché ciascuna ha una propria storia. Molte di esse presentano i segni del tempo, ma sono le imperfezioni a raccontarmi il loro vissuto. Voglio comunque citare le latte delle vecchie confetteria e pasticcerie di Cuneo che ricordano i fratelli Ottavio e Giuseppe Bersia, Pietro Bruno, l’I.C.E.A ( industria confetture ed affini), il droghiere Carlo Giraudo. Dei fratelli Bersia possiedo diverse latte ricche di decori liberty e scritte quali: specialità pazientini, patate e marrons glacè, caramelle finissime e accurato servizio di pacchi postali. Una latta cui sono affezionata è una mignon cilindrica del 1905 che pubblicizza una fabbrica d’occhialeria di Cadore e presenta sul coperchio il viso di un soldato alpino con occhiali da sole, il tutto incorniciato da due stelle alpine.
In conclusione la mia raccolta trasmette il fascino di un’epoca ricca di promesse e bravi illustratori e chi la visita può rintracciare memorie personali. Voglio qui ricordare Alberto Balocco, mancato tragicamente, che presentò nel salone de La Guida il mio catalogo e con cui condividevo questa mia passione. Questa ditta dolciaria fossanese presenta panettoni e colombe pasquali dentro originali latte cilindriche.
Cosa può ancora dirci sulle aziende che producevano le scatole cromolitografate?
La più antica azienda di scatole nasce a Genova Sampierdarena ad opera di Gottardo De Andreis nel 1892. La Liguria, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, avvia la produzione in quanto si sviluppa la lavorazione della banda stagnata per le vicine acciaierie e gli scambi commerciali nel porto di Genova. È curioso sapere che alcune aziende, nate come produttrici di litografie su carta, trasferiscono le proprie conoscenze sulla produzione di scatole e lastre litografate. Le ditte dolciarie, che prima acquistavano le scatole di fabbricazione inglese alle grandi esposizioni europee, iniziano ad acquistarle in Italia. A Genova Sampierdarena si contano una dozzina di ditte che servono marche quali De Coster, Gatti, Marchisio- Wamar, Mondino, Saiwa, Zeda, Lazzaroni, Zaini, Baratti, Chiarino, Delser, Bertolini e altre. Molte ditte hanno uno studio interno che propone i bozzetti ai clienti e vantano nomi famosi che li firmano. Tra questi il pittore Giovanni Guerzoni.
La necessità di promuovere i prodotti sul mercato favorisce il fiorire dei grafici e la latta si arricchisce di disegni tratti da manifesti dell’epoca. Per le vendite sui mercati esteri, che richiedono un imballo solido ma leggero, le scatole di latta sono l’ideale e le si riempiono non solo di prodotti alimentari, ma anche dei prodotti più svariati: tabacchi, articoli di merceria e profumeria, forniture per uffici, lucido per scarpe, prodotti per la cura della casa.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale, con le sue severe restrizioni sull’uso del metallo, è la causa principale del calo di queste confezioni. Negli anni Cinquanta la cromolitografia viene sostituita dalla serigrafia e dalla fotoincisione.
Ultimamente diverse ditte e pasticcerie, tra queste le mie amate “Leone”, sono ritornate a riprodurre le scatole di un tempo e la loro bellezza affascina ancora.
Marita Rosa e le scatole di latta che hanno segnato la nostra storia
23 maggio 2026
Cuneo
Marita Rosa, ex insegnante e scrittrice, ama raccogliere storie, memorie, libri e anche vecchie scatole di latta cromolitografata. A Margarita, dove vive, ha allestito la sua collezione di scatole per visite di appassionati. Domenica 24 maggio apre la “Mostra della scatola di latta cromolitografata” in via Conti Solari 10 a Margarita.
Come e quando è iniziata la sua raccolta?
Le vecchie scatole di latta mi hanno affascinata fin da bambina per la loro varietà di decorazioni, forme e colori. In una latta mia madre teneva i bottoni e in un’altra mia nonna conservava le lettere del figlio disperso in Russia. Nella cucina di nonna Maria facevano bella mostra alcuni barattoli di latta e tra questi spiccava il cilindro del cacao Talmone con l’immagine di due nonnini sorridenti con in mano una tazza di cioccolata fumante. Ho iniziato la mia raccolta quarantasei anni fa con le latte della ditta dolciaria torinese Leone che, essendo capienti, utilizzavo come contenitori di riviste articoli di giornali, vecchie cartoline, lettere, quaderni e, in seguito, altre, collezioni minori. In gran parte le ho reperite ai mercatini dell’usato, ma ne ho anche avute in regalo.
Quante scatole e di quale età storica vanta la sua singolare collezione?
La mia personale raccolta comprende circa settecento latte e di queste cinquecento sono ora in questa raccolta allestita in un vasto locale posto al primo piano di casa mia e purtroppo con una rampa di scale. La collezione racconta il gusto e i costumi della prima metà del 1900 e la maggior parte delle latte pubblicizza ditte dolciarie.
Perché questo allestimento a casa sua?
Il tutto nasce da un mio libro catalogo “Racconti di latta, di scatola in scatola” edito nel 2018 da Primalpe e con le belle fotografie di Mauro Giulietti. Mi ha spinta a realizzare un mio sogno e farne partecipi gli amanti delle vecchie scatole di latta e dell’arte in generale.
Quali scatole sono per lei le più significative?
Per me sono tutte importanti perché ciascuna ha una propria storia. Molte di esse presentano i segni del tempo, ma sono le imperfezioni a raccontarmi il loro vissuto. Voglio comunque citare le latte delle vecchie confetteria e pasticcerie di Cuneo che ricordano i fratelli Ottavio e Giuseppe Bersia, Pietro Bruno, l’I.C.E.A ( industria confetture ed affini), il droghiere Carlo Giraudo. Dei fratelli Bersia possiedo diverse latte ricche di decori liberty e scritte quali: specialità pazientini, patate e marrons glacè, caramelle finissime e accurato servizio di pacchi postali. Una latta cui sono affezionata è una mignon cilindrica del 1905 che pubblicizza una fabbrica d’occhialeria di Cadore e presenta sul coperchio il viso di un soldato alpino con occhiali da sole, il tutto incorniciato da due stelle alpine.
In conclusione la mia raccolta trasmette il fascino di un’epoca ricca di promesse e bravi illustratori e chi la visita può rintracciare memorie personali. Voglio qui ricordare Alberto Balocco, mancato tragicamente, che presentò nel salone de La Guida il mio catalogo e con cui condividevo questa mia passione. Questa ditta dolciaria fossanese presenta panettoni e colombe pasquali dentro originali latte cilindriche.
Cosa può ancora dirci sulle aziende che producevano le scatole cromolitografate?
La più antica azienda di scatole nasce a Genova Sampierdarena ad opera di Gottardo De Andreis nel 1892. La Liguria, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, avvia la produzione in quanto si sviluppa la lavorazione della banda stagnata per le vicine acciaierie e gli scambi commerciali nel porto di Genova. È curioso sapere che alcune aziende, nate come produttrici di litografie su carta, trasferiscono le proprie conoscenze sulla produzione di scatole e lastre litografate. Le ditte dolciarie, che prima acquistavano le scatole di fabbricazione inglese alle grandi esposizioni europee, iniziano ad acquistarle in Italia. A Genova Sampierdarena si contano una dozzina di ditte che servono marche quali De Coster, Gatti, Marchisio- Wamar, Mondino, Saiwa, Zeda, Lazzaroni, Zaini, Baratti, Chiarino, Delser, Bertolini e altre. Molte ditte hanno uno studio interno che propone i bozzetti ai clienti e vantano nomi famosi che li firmano. Tra questi il pittore Giovanni Guerzoni.
La necessità di promuovere i prodotti sul mercato favorisce il fiorire dei grafici e la latta si arricchisce di disegni tratti da manifesti dell’epoca. Per le vendite sui mercati esteri, che richiedono un imballo solido ma leggero, le scatole di latta sono l’ideale e le si riempiono non solo di prodotti alimentari, ma anche dei prodotti più svariati: tabacchi, articoli di merceria e profumeria, forniture per uffici, lucido per scarpe, prodotti per la cura della casa.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale, con le sue severe restrizioni sull’uso del metallo, è la causa principale del calo di queste confezioni. Negli anni Cinquanta la cromolitografia viene sostituita dalla serigrafia e dalla fotoincisione.
Ultimamente diverse ditte e pasticcerie, tra queste le mie amate “Leone”, sono ritornate a riprodurre le scatole di un tempo e la loro bellezza affascina ancora.