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12 luglio 2026

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Pregavo mentre mi allenavo

17 maggio 2026

Cuneo

Belmondo Stefania Pregava. Quando si allenava nella neve a decine di gradi sottozero, gli sci di fondo ai piedi, circondata da boschi silenziosi e immersa nella propria fatica. Pregava durante le gare e anche dopo averle vinte. “Sin da piccola mi è stato insegnato che si deve pregare non solo quando si spera in qualcosa, ma soprattutto per ringraziare”. Campionessa di sci di fondo, Stefania Belmondo in carriera ha ottenuto 10 medaglie olimpiche (2 ori, 3 argenti e 5 bronzi), 13 mondiali (4 ori, 7 argenti e 2 bronzi), 24 vittorie in Coppa del mondo e 35 titoli italiani. Originaria di Pietraporzio,ha messo i primi sci - in legno, costruiti dal padre - a soli 3 anni, e non li ha più tolti. Oggi è appuntato scelto del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo. Riflettere e pregare: due dimensioni, mentale e spirituale, che ancora oggi contano per Stefania Belmondo?  Cammino e pace sono due concetti che sento vicini, infiniti. Spesso vado a camminare e, guardando avanti, immagino e sogno molte cose. Per me il cammino è simbolo di incontro, amicizia e amore verso il prossimo e la natura. Oggi è anche la testimonial del terzo pellegrinaggio diocesano Cussanio-Fontanelle che si terrà sabato 23 maggio. Un titolo che le si addice? Ho sempre pensato che Dio fosse con me. La fede e lo sport mi hanno sostenuta quando avevo problemi fisici, come quello al piede, così come personali. Ho sempre sentito la vicinanza di Dio nei momenti di bisogno, una presenza che mi ha regalato una grande fiducia. Accanto alla fede, il sostegno della famiglia conta? È sempre stato, ed è ancora il fulcro di ogni cosa, il basamento di cemento armato per la crescita della persona. Anche durante i periodi lontana da casa, avevo persone vicine, come l’allenatore o il massaggiatore, che, come la mia famiglia, mi lasciavano lezioni da cui imparare e trarre sostegno. Sin da piccola le hanno insegnato il senso dell’onestà, il “non barare”: lezioni che non l’hanno mai abbandonata, tanto che dopo il ritiro dal fondo ha iniziato a incontrare i ragazzi delle scuole portando avanti il suo impegno contro il doping. Una vita di relazioni, un incontro con l’altro. Quale valore? Spesso quando vado a camminare mi capita di incrociare qualcuno, e ci salutiamo a vicenda. Il pellegrinaggio è anche questo per me: un incontro. Uno degli obiettivi del pellegrinaggio diocesano è l’incontro di persone che insieme pregano e riflettono, lasciandosi per un momento alle spalle la frenesia della quotidianità. È importante riscoprire la lentezza, la condivisione e l’ascolto, e il cammino ci permette di farlo. L’ho appreso per esempio facendo il pellegrinaggio a Sant’Anna di Vinadio, per cui spesso sono partita in gruppo. Ma anche da sola, alle 3 di notte, non ho mai avuto paura del buio. Anzi, mi sentivo ovattata da quello che mi circondava: le stelle, le montagne, la natura nel suo insieme. E mi si apriva il cuore. Non solo Pietraporzio. Il territorio cuneese, con le sue montagne e sentieri, è parte della sua storia?  Ogni volta che tornavo a casa dopo gli allenamenti all’estero, arrivavo a Borgo San Dalmazzo da cui si apre la valle Stura e mi sembrava di respirare un’aria diversa. Sono sempre stata orgogliosa di venire da questo territorio, tanto che ne elencavo le bellezze a chi non lo conosceva. Dopo aver raggiunto traguardi personali e di carriera, quali sono oggi gli obiettivi di Stefania Belmondo? Ogni giorno cerco di essere una buona madre. Poi, quando andrò in pensione, mi piacerebbe partire per qualche cammino, come quello di Santiago di Compostela. Non ho paura di viaggiare da sola e guardarmi dentro. Inoltre, vorrei dedicare tempo agli altri, soprattutto a chi ne ha più bisogno. Il messaggio per i partecipanti al pellegrinaggio? Invito tutti a vivere a pieno la giornata di cammino, cercando di lasciarvi alle spalle la quotidianità per un momento, con tutti i suoi problemi. Questo aiuta a stare meglio. In fondo, ogni giorno è un cammino per tutti. 
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