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Nel 2025 è cresciuto dell’8% il numero degli utenti dei centri di ascolto e dei servizi a bassa soglia, come mense e dormitori, della Caritas diocesana di Cuneo e Fossano: 1.866 sono state le persone che nel corso dell’anno hanno fruito delle prestazioni offerte dall’organismo pastorale, delle quali 598, pari al 32%, sono stati nuovi accessi.
I dati si evincono dal Report 2025 dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse, che sarà presentato al pubblico martedì 19 maggio, alle 10, in Sala Vinay a Cuneo (via Roma, 4).
Rispetto al 2024, quando gli utenti registrati si erano attestati a 1.725, l’incremento non è stato così significativo, ma, rispetto al 2021, l’aumento risulta essere stato del 67% in un solo quinquennio, con una crescita, poi, nel periodo 2023-2025, del 13%. Un dato questo che, secondo i responsabili, non si spiegherebbe solo con un accrescimento del bisogno, ma anche con lo sforzo messo in atto dalla Caritas nell’ultimo biennio per promuovere un ascolto più diretto e capillare delle persone nelle mense e nei dormitori, portando i propri operatori fuori dagli uffici, secondo quello spirito di “Chiesa in uscita” più volte richiamato da Papa Francesco.
Analizzando più nel dettaglio la platea di utenti, particolare preoccupazione desta la presenza degli under 25, che dai 166 del 2024 sono passati ai 214 del 2025, pari all’8,21% del totale. Una crescita che in percentuale è stata appena dello 0,6%, ma che in termini assoluti ammonta a 48 unità e che, “letta insieme ai dati nazionali sulla dispersione di circa 4.000 minori stranieri non accompagnati, - evidenziano dalla Caritas - racconta un fenomeno preciso. Molti di questi ragazzi - dicono gli operatori - vengono espulsi da centri di accoglienza per minori al compimento dei 18 anni, senza una rete che li sostenga nella transizione all’età adulta. Alcuni di loro finiscono nei servizi a bassa soglia della Caritas. Una discontinuità che rende molto più difficile qualsiasi percorso di stabilizzazione e di integrazione”.
Oltre a dover sottolineare il fatto che lo scivolamento nella povertà, e quindi nella marginalizzazione, è sempre più precoce, un’altra nota dolente da rilevare è la condizione di solitudine che affligge sempre di più le fasce marginali della popolazione. Nei centri di ascolto diocesani, l’83% delle persone incontrate vive da sola. Fuori dai grandi centri urbani, poi, nelle parrocchie, la quota dei nuclei monocomponenti è salita dal 31% al 37% in un solo anno (da 332 a 425), mentre le famiglie con più componenti scendono dal 38% al 32%. Dati che molto dicono sull’erosione delle reti di prossimità, soprattutto nella società europea: “le famiglie extracomunitarie - spiegano i responsabili della Caritas - mostrano una maggiore tenuta grazie alle reti di solidarietà interna allargate, spesso estese a parenti e conoscenti. Una “solidarietà etnica” che regge laddove, invece, il tessuto sociale europeo, con il suo deficit di nascite e la sua popolazione anziana crescente, mostra sempre più le sue crepe”.
Su un totale di 256 donne sole in carico ai servizi Caritas, il 44%, ossia 116, sono italiane, mentre l’incidenza di donne sole per ogni altra nazione è nettamente più bassa, oscillando tra l’11 e il 2%. Per quanto concerne gli uomini, il 72% di quelli incontrati sono soli, soprattutto nella fascia tra i 25 e i 45 anni e, in particolare, va evidenziato l’afflusso di molti giovani soli ai servizi mensa. Per quanto attiene, invece, gli ultrasessantenni, la percentuale di coloro che vivono in nuclei monocomponenti si attesta al 60%, quota che sale al 71% tra gli italiani.
“In questo quadro - concludono i responsabili Caritas - motivo di orgoglio è l’esperienza di Ayla - La Casa delle Donne, inaugurata nel novembre del 2024 a Cuneo, in via Senatore Toselli 2 bis, e che in poco più di un anno ha già accolto 35 donne, offrendo loro un rifugio sicuro e un punto di partenza concreto verso nuove opportunità abitative e lavorative”. Una parte dei locali è, infatti, destinata ad ospitare in emergenza donne in condizioni di grave marginalità, per le quali si cerca poi di progettare percorsi di reinserimento e di accompagnamento in sinergia con i servizi sociali, le associazioni e le organizzazioni del territorio, per i quali Ayla è diventato un punto di riferimento significativo.
Poveri sempre più giovani e sempre più soli
17 maggio 2026
Cuneo
Nel 2025 è cresciuto dell’8% il numero degli utenti dei centri di ascolto e dei servizi a bassa soglia, come mense e dormitori, della Caritas diocesana di Cuneo e Fossano: 1.866 sono state le persone che nel corso dell’anno hanno fruito delle prestazioni offerte dall’organismo pastorale, delle quali 598, pari al 32%, sono stati nuovi accessi.
I dati si evincono dal Report 2025 dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse, che sarà presentato al pubblico martedì 19 maggio, alle 10, in Sala Vinay a Cuneo (via Roma, 4).
Rispetto al 2024, quando gli utenti registrati si erano attestati a 1.725, l’incremento non è stato così significativo, ma, rispetto al 2021, l’aumento risulta essere stato del 67% in un solo quinquennio, con una crescita, poi, nel periodo 2023-2025, del 13%. Un dato questo che, secondo i responsabili, non si spiegherebbe solo con un accrescimento del bisogno, ma anche con lo sforzo messo in atto dalla Caritas nell’ultimo biennio per promuovere un ascolto più diretto e capillare delle persone nelle mense e nei dormitori, portando i propri operatori fuori dagli uffici, secondo quello spirito di “Chiesa in uscita” più volte richiamato da Papa Francesco.
Analizzando più nel dettaglio la platea di utenti, particolare preoccupazione desta la presenza degli under 25, che dai 166 del 2024 sono passati ai 214 del 2025, pari all’8,21% del totale. Una crescita che in percentuale è stata appena dello 0,6%, ma che in termini assoluti ammonta a 48 unità e che, “letta insieme ai dati nazionali sulla dispersione di circa 4.000 minori stranieri non accompagnati, - evidenziano dalla Caritas - racconta un fenomeno preciso. Molti di questi ragazzi - dicono gli operatori - vengono espulsi da centri di accoglienza per minori al compimento dei 18 anni, senza una rete che li sostenga nella transizione all’età adulta. Alcuni di loro finiscono nei servizi a bassa soglia della Caritas. Una discontinuità che rende molto più difficile qualsiasi percorso di stabilizzazione e di integrazione”.
Oltre a dover sottolineare il fatto che lo scivolamento nella povertà, e quindi nella marginalizzazione, è sempre più precoce, un’altra nota dolente da rilevare è la condizione di solitudine che affligge sempre di più le fasce marginali della popolazione. Nei centri di ascolto diocesani, l’83% delle persone incontrate vive da sola. Fuori dai grandi centri urbani, poi, nelle parrocchie, la quota dei nuclei monocomponenti è salita dal 31% al 37% in un solo anno (da 332 a 425), mentre le famiglie con più componenti scendono dal 38% al 32%. Dati che molto dicono sull’erosione delle reti di prossimità, soprattutto nella società europea: “le famiglie extracomunitarie - spiegano i responsabili della Caritas - mostrano una maggiore tenuta grazie alle reti di solidarietà interna allargate, spesso estese a parenti e conoscenti. Una “solidarietà etnica” che regge laddove, invece, il tessuto sociale europeo, con il suo deficit di nascite e la sua popolazione anziana crescente, mostra sempre più le sue crepe”.
Su un totale di 256 donne sole in carico ai servizi Caritas, il 44%, ossia 116, sono italiane, mentre l’incidenza di donne sole per ogni altra nazione è nettamente più bassa, oscillando tra l’11 e il 2%. Per quanto concerne gli uomini, il 72% di quelli incontrati sono soli, soprattutto nella fascia tra i 25 e i 45 anni e, in particolare, va evidenziato l’afflusso di molti giovani soli ai servizi mensa. Per quanto attiene, invece, gli ultrasessantenni, la percentuale di coloro che vivono in nuclei monocomponenti si attesta al 60%, quota che sale al 71% tra gli italiani.
“In questo quadro - concludono i responsabili Caritas - motivo di orgoglio è l’esperienza di Ayla - La Casa delle Donne, inaugurata nel novembre del 2024 a Cuneo, in via Senatore Toselli 2 bis, e che in poco più di un anno ha già accolto 35 donne, offrendo loro un rifugio sicuro e un punto di partenza concreto verso nuove opportunità abitative e lavorative”. Una parte dei locali è, infatti, destinata ad ospitare in emergenza donne in condizioni di grave marginalità, per le quali si cerca poi di progettare percorsi di reinserimento e di accompagnamento in sinergia con i servizi sociali, le associazioni e le organizzazioni del territorio, per i quali Ayla è diventato un punto di riferimento significativo.