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13 luglio 2026

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Piero Taramasso e l’importanza degli pneumatici nel motorsport

16 maggio 2026

Cuneo

  1. Cuneo Piero Taramasso Michelin MotoGp 4
C’è chi con abilità e coraggio conduce il mezzo e poi c’è chi traccia la strada. Quando in MotoGp si parla di pneumatici il pensiero corre al cuneese Piero Taramasso, personaggio di primo piano nel panorama del motorsport mondiale, che ha contribuito a trasformare il dettaglio in prestazione. Perché i risultati non si rincorrono ma si progettano, nella consapevolezza che nel sottile punto di contatto tra asfalto e velocità, si gioca una parte fondamentale della gara. Classe 1967, Taramasso entra in Michelin nel 1989 nello stabilimento di Cuneo. Da lì inizia un percorso che lo porterà a diventare uno dei massimi esperti mondiali nel settore. Dopo esperienze in Francia e negli Stati Uniti, approda definitivamente al mondo delle competizioni, seguendo prima la Formula 1 e poi dal 2011 l’intero comparto “due ruote” della casa francese, dalla pista all’off-road. È lui insieme al suo team, a sviluppare e fornire pneumatici per tutte le scuderie. Una responsabilità notevole, soprattutto dopo il 2016, anno del ritorno di Michelin come fornitore unico della MotoGP. Una sfida vinta, come dimostrano i numerosi record di percorrenza e quelli sul giro infranti negli ultimi anni. “Mai però a discapito della sicurezza dei piloti – sottolinea Taramasso -. Il record ufficiale è di Brad Binder su Ktm al Mugello nel 2023 con 366,1 km/h , eguagliato nel 2024 da Pol Espargarò sempre su Ktm ed Enea Bastianini su Ducati ancora al Mugello 2023 con 364,8 km/h. Le gomme moderne sono concentrati di tecnologia, al punto di consentire negli ultimi anni ai piloti, di raggiungere angoli di piega tra i 55 e i 60 gradi, con punte di 68, che hanno riscritto i limiti della fisica applicata alle corse. E’ il record di Marquez nei test di Brno. Gli angoli sostenuti da pneumatici ad altissima tecnologia e la postura del pilota che sposta il busto all’interno della curva, permettono di contrastare l’angolo di piega reale. Dieci anni fa i piloti appoggiavano a malapena il ginocchio nelle curve, poi sono passati ai gomiti ed ora persino alla spalla, grazie ad un’aderenza sempre maggiore”. Merito di una continua evoluzione delle mescole e delle strutture, capaci di garantire aderenza, stabilità e sicurezza anche in condizioni estreme. Quest’ anno la Michelin che ha corso in MotoGp per undici anni, dopo mesi di discussione con la Dorna Sports che cura i diritti del “Circus”, abbandonerà il motomondiale, poiché Dorna voleva imporre la realizzazione di pneumatici per tutte e tre le categorie: Moto 2, Moto 3 e MotoGp. Le competizioni non verranno abbandonate, Michelin sarà impegnata nel Mondiale Superbike. “Il lavoro di sviluppo è incessante con test durante tutto l’anno, sperimentazioni, analisi dei dati raccolti in ogni circuito del mondo. Dalla Thailandia al Texas, passando per Qatar, Australia e Malesia, ogni tracciato rappresenta un laboratorio a cielo aperto. Le condizioni cambiano continuamente e richiedono adattamenti rapidi: temperatura dell’asfalto, umidità, caratteristiche del fondo. Non è raro che si lavori anche su tre test all’anno per perfezionare mescole e soluzioni aerodinamiche legate al comportamento delle gomme”. Nel corso degli anni non sono mancate le polemiche, ricorda Taramasso ripercorrendo alcune tappe della sua carriera. Come quando in passato la Repsol Honda accusò Michelin di aver realizzato pneumatici “su misura” per Valentino Rossi. “All’epoca non c’era il mono gomma. Michelin aveva grande capacità di reazione realizzando pneumatici anche il venerdì notte e il sabato notte da mandare poi sul circuito. Ed è vero che faceva gomme per Valentino Rossi, ma le faceva anche per altri piloti. Ai tempi dominavamo, successivamente l’organizzazione per livellare le performance ha deciso che le gomme dovessero essere presenti al giovedì sul circuito e che poi non ne potessero entrarne di nuove”. Oltre ai numeri c’è un aspetto essenziale nel lavoro di Taramasso, che è il rapporto con i piloti. “Le loro sensazioni sono preziose, spesso determinanti. Tradurre un feedback in un miglioramento è una delle sfide più complesse. Un’ottima intuizione è stata la nascita degli pneumatici asimmetrici con la spalla destra o sinistra più dura, per gestire le sollecitazioni di curve maggiormente in un senso piuttosto che nell’altro. Le Mans ha nove curve a destra e cinque a sinistra. Il Sachsenring famoso per le dieci curve a sinistra, rappresenta l’esempio in cui la spalla sinistra è estremamente sollecitata rispetto alla destra. Tuttavia la spalla inattiva necessita di una mescola più morbida, per mantenere la temperatura operativa corretta senza subire cali di prestazione”. Tra i momenti più importanti della sua carriera, Taramasso ricorda con orgoglio aneddoti ed episodi come quello di Jerez, quando con oltre 60 gradi sull’asfalto, l’ingegnere Gigi Dall’Igna si complimentò per la tenuta delle gomme. Piccoli grandi appagamenti, che raccontano un lavoro spesso invisibile, ma fondamentale. E alla domanda su quale sia stata la sua più grande soddisfazione, la risposta è ferma: “Aver contribuito con Michelin, a far vincere tutte le grandi case, Aprilia, Ducati, Honda e Ktm. Un risultato che vale più di qualsiasi trofeo personale”. Oggi Piero Taramasso continua a essere uno dei protagonisti silenziosi delle competizioni. Il suo lavoro non finisce mai, ogni gara è una sfida, ogni stagione un passo verso limiti da affinare. Nel motorsport, la ricerca del miglior equilibrio è costante e spesso quel punto perfetto, passa proprio attraverso una gomma.
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