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12 luglio 2026

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Matteo Naccarato, dalla passione per la Formula 1 al lavoro come ingegnere per la Aston Martin

16 maggio 2026

Cuneo

Matteo Naccarato Matteo Naccarato, giovane cuneese classe 2002, da dieci mesi vive a Silverstone, in Inghilterra, dove, nell’ambito di un tirocinio, lavora per l’azienda automobilistica Aston Martin Formula Uno. Com’è arrivato a Silverstone? Qual è stato il suo percorso accademico? Io sono nato e cresciuto nel cuneese, più specificatamente a Borgo San Dalmazzo, dove ho vissuto fino al mio diploma, che ho conseguito all’Itis Mario Del Pozzo di Cuneo. In seguito mi sono trasferito a Genova e lì ho frequentato il corso di laurea triennale in ingegneria informatica in parallelo alla scuola superiore dell’università di Genova “Ianua.” Presso quest’ultima, ho avuto l’opportunità di seguire corsi extra-curriculari insieme a studenti provenienti da facoltà e indirizzi differenti: questa scuola propone infatti laboratori e lezioni pensati per far sviluppare agli studenti quelle che vengono chiamate le “soft skills”, ovvero abilità trasversali. Tra queste ci sono, ad esempio, la comunicazione, ma anche materie scolastiche “ordinarie” diverse da quelle proposte nel corso di studi al quale si è iscritti, con l’obiettivo di permettere agli studenti di essere esposti e stimolati all’apprendimento sotto più fronti. Dopo i tre anni liguri, infine, ho deciso di spostarmi per proseguire i miei studi fuori dall’Italia e mi sono iscritto alla laurea magistrale presso la KU Leuven, un’Università in Belgio, a Lovanio, famosa per essere molto attrattiva nei confronti di studenti internazionali. Qui, a partire dall’anno scolastico 2024/2025 ho continuato con il percorso di ingegneria informatica, specializzandomi in intelligenza artificiale. Al momento, però, sta lavorando per l’Aston Martin, giusto? Quest’esperienza si svolge nell’ambito del percorso universitario? Sì, esatto. Avevo piacere di svolgere un tirocinio durante la mia laurea magistrale, così da poter avere già un’esposizione al mondo del lavoro. Quindi, informandomi, sono venuto a conoscenza del fatto che la mia Università proponesse delle opportunità di tirocinio (chiamate “student placement”) in diversi settori, ma avendo io una grande passione per l’automobilismo, ho cercato in modo autonomo dei ruoli nel campo dello sviluppo software nei team di Formula 1. Così, dopo un percorso di selezione molto competitivo ho ricevuto un’offerta in Aston Martin, che è stata veramente una bella realizzazione e un bel traguardo. Dieci mesi fa mi sono quindi spostato a Silverstone, in Inghilterra e mi fermerò qui ancora per due mesi, prima di concludere la mia esperienza di tirocinio. Al termine, rientrerò in Belgio dove frequenterò il mio secondo ed ultimo anno di laurea magistrale. Di che cosa si occupa presso l’Aston Martin? Il mio ruolo nell’azienda è quello di software engineer del gruppo Aero Performance: nel concreto, mi occupo dello sviluppo e del mantenimento dei prodotti software. Il mio team di Aero Performance analizza dati che concernono l’aspetto aerodinamico dei veicoli e, come software engineers, le responsabilità che abbiamo sono diverse: principalmente quello che cerchiamo di fare è l’ottimizzazione dei software in termini di performance, affidabilità e qualità. Questo è essenziale in un mondo veloce come quello della Formula 1, nel quale la maggior parte dell’attività ruota intorno ai dati prodotti dalle macchine che devono essere prontamente letti, interpretati ed analizzati dagli ingegneri. Quindi, creiamo questo collegamento tra i dati grezzi e gli ingegneri e con i nostri software riusciamo ad analizzare direttamente i dati prodotti dalle macchine. Come si svolge una sua giornata tipo?  La maggior parte delle mie giornate lavorative le passo in azienda, dove mi occupo della parte “organizzativa” insieme a ingegneri, sviluppatori e a tutti i team. Durante la giornata normalmente si tengono diversi meeting, ovvero incontri di gruppo, nei quali prendiamo decisioni su come affrontare e risolvere eventuali problemi, trovando la soluzione adatta a tutti i gruppi. Tra “team”, poi, collaboriamo attraverso un lavoro di coordinamento collettivo e insieme decidiamo che sviluppi applicare, così da migliorare la situazione contemporanea e/o risolvere eventuali problemi precedentemente riscontrati.  Partecipa anche alle gare? Sì, spesso riesco a prendere parte alle gare, che di per sé sono la punta dell’iceberg di tutto il lavoro che c’è dietro: infatti, “sotto” ci sono lunghi orari, tanta passione e tante persone che ci lavorano. In queste occasioni l’adrenalina è molto alta perché lì tutto succede davvero velocemente. Ho avuto più volte la possibilità di far parte del gruppo di supporto da remoto in quella che viene chiamata “Mission control”, che è l’apice del nostro lavoro siccome in pista si riescono finalmente a vedere gli effetti di quanto fatto in azienda. Durante i weekend di gara gli obiettivi sono diversi, per il mio team è di fondamentale importanza riuscire a creare dei report in modo veloce ed affidabile, così che i tempi morti siano minimi. Inoltre, come reparto software dobbiamo essere pronti a reagire in caso di potenziali problemi e questa è un’abilità affascinante da vedere messa in atto. Anche io sto sviluppando questa capacità, che mi permette, nel momento in cui vedo un problema, di riuscire ad immaginare la soluzione ed effettivamente risolverlo. Le è già capitato di vedere in gara qualche risultato o miglioramento a seguito del suo lavoro? Sì, mi è già successo ed è stata davvero una bella soddisfazione personale vedere dei miglioramenti in termini di velocità nell’utilizzo di alcuni servizi software. Questo è stato un bell’esempio di come il duro lavoro ripaghi e vedere le persone usufruire di ciò a cui avevo lavorato sicuramente mi ha dato moltissima soddisfazione.  Una volta finita quest’esperienza di un anno, le piacerebbe rimanere nel settore? Sì, devo dire che sono stato proprio fortunato perché credo di avere trovato il mio settore di interesse. Quest’esperienza, infatti, mi ha insegnato moltissime nozioni tecniche, ma anche a crescere come persona e come lavoratore, di conseguenza mi piacerebbe molto continuare, nel futuro, a lavorare in questo ambito.
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