cuneo
La fondazione di Cuneo. Affresco di Angelo Persico del 1791 nella Sala Giunta
La rivolta degli uomini di Caraglio
Fino alla metà del 19° secolo, si riteneva che Cuneo fosse stata fondata a seguito della rivolta di un gruppo di uomini di Caraglio contro la pretesa del signorotto locale di avvalersi dello “Ius Primae Noctis”, il (presunto e storicamente infondato) diritto del signore feudale di passare la prima notte di matrimonio con la sposa di un giovane del posto!
La storia (in realtà leggenda!) dell’origine di Cuneo narravainfatti che un gruppo di giovani di Caraglio, stanchi di questo sopruso, si ribellarono al signorotto, abbandonarono il paese e trovarono rifugio nel bosco del “Pizzo di Cuneo”, tra il Gesso e la Stura, di proprietà dell’Abate di San Dalmazzo, attorno alla chiesetta di Santa Maria del Bosco. A questi uomini se ne unirono altri che provenivano dai paesi vicini e che, come loro, non sopportavano più il regime feudale, e tutto ciò sarebbe avvenuto il 29 settembre 1120, festa di San Michele Arcangelo.
La leggendaria rivolta dei caragliesi ispirò nel 1791 l’affresco di Angelo Persico nella Sala Giunta del Municipio di Cuneo e il dipinto del 1849 di Gaetano Borgocaratti del sipario del Teatro Civico, oggi conservato nel Museo Civico.
Il “Codex Astensis”
Nella seconda metà del 19° secolo, il cebano Agostino Dutto e il cuneese Lorenzo Bertano, studiando la prima edizione a stampa dei documenti medievali raccolti nel Codex Astensis, giunsero a questa medesima conclusione: il primo documento che prova l’esistenza di Cuneo è del 23 giugno 1198.
Da questo documento si desume che sul finire del 1197 l’esercito del Comune di Asti e dei suoi alleati era accampato presso la confluenza del Gesso e della Stura, e partì per saccheggiare Caraglio, Vignolo, Bernezzo, Brusaporcello (Fontanelle), Boves e Quaranta (San Benigno), che facevano parte dei marchesati di Saluzzo e di Busca. In questa occasione, i marchesi non furono in grado di difendere i loro sudditi dall’attacco degli astigiani, e questo fatto accelerò la decisione di alcuni di loro di lasciare le proprie abitazioni e fondare un nuovo centro abitato, sotto la protezione di Asti e con il beneplacito dell’Abate di San Dalmazzo.
Il patto di fondazione di Cuneo
Il patto di fondazione fu firmato presso la chiesa di San Pietro a Romanisio (nei pressi di Fossano), con l’intervento del Podestà di Asti, dei tre Consoli di Cuneo e dell’Abate di Borgo San Dalmazzo.
Il testo del documento diceva (tradotto dal latino): “Ad onore della Beata Vergine Maria, del Beato Secondo Martire (patrono di Asti), del Beato Dalmazzo (di Borgo) e di tutti i santi e le sante, Pipino di Vignolo, Berardo di Valgrana e Peire Rogna, consoli e rettori del Pizzo di Cuneo, a nome di tutti gli uomini che ivi abitano e che in seguito nel medesimo luogo verranno ad abitare, per espresso consiglio e consenso del signor Abate della chiesa di San Dalmazzo del Borgo quivi presente, fecero tale accordo col signor Alberto di Fontana, Podestà di Asti, a nome e in vece di tutto il Comune di Asti; cioè tutti quelli del Pizzo di Cuneo che ora quivi abitano e che in avvenire verranno nel medesimo luogo ad abitare, dal presente giorno in avanti devono in ogni tempo essere considerati cittadini astesi”.
Nel 1210 Cuneo fu saccheggiata
I primi anni del comune di Cuneo furono certamente difficili, per i frequenti contrasti con il marchese Manfredo II di Saluzzo e con il comune di Alba.
A settembre del 1204 Alba costituì una lega di marchesi (Monferrato, Saluzzo, Busca, Ceva, Clavesana e Del Carretto) per muovere guerra ai comuni di Asti, Cuneo e Vico (Monteregale); in questa guerra, Cuneo fu abbandonata da Asti, che avrebbe dovuto proteggerlo.
Arriviamo poi ad un documenti del 1° maggio 1210, dal quale risulta che l’esercito di una nuova coalizione di marchesi si trovava attorno a Cuneo, che forse subì il suo primo assedio.
L’abitato fu saccheggiato, e gli abitanti trovarono rifugio principalmente a Borgo San Dalmazzo e a Savigliano: tutto ciò avveniva dopo appena dodici anni dalla fondazione, e per i successivi venti anni nessun documento parla di Cuneo. Nel 1211 anche Monteregale subì la medesima sorte: pareva proprio che il feudalesimo avesse preso la rivincita, mettendo a tacere questi Comuni.
I milanesi e la rinascita di Cuneo
Invece, nell’estate del 1230 un esercito della 2° Lega Lombarda venne in Piemonte e un distaccamento di soldati milanesi, guidati da Oberto di Ozino, giunse in prossimità del Pizzo di Cuneo e convinse un certo numero di quei cuneesi che nel 1210 si erano rifugiati a Borgo e a Savigliano a tornare per rifondare l’abitato. Oberto di Ozino divenne il nuovo Podestà di Cuneo, Borgo e Savigliano.
Cuneesi e milanesi si scambiarono anche le loro devozioni religiose; così a Milano sorse una chiesa dedicata a San Dalmazzo e a Cuneo, all’estrema punta dell’altipiano, fu costruita una chiesa dedicata a Sant’Ambrogio, patrono di Milano.
La rivolta dei Caragliesi, dipinta da Gaetano Borgocaratti nel 1849
(19 – continua)
Nel 1198 il Comune di Cuneo entrò nella storia: il patto di fondazione della Città
10 maggio 2026
Cuneo
La fondazione di Cuneo. Affresco di Angelo Persico del 1791 nella Sala Giunta
La rivolta degli uomini di Caraglio
Fino alla metà del 19° secolo, si riteneva che Cuneo fosse stata fondata a seguito della rivolta di un gruppo di uomini di Caraglio contro la pretesa del signorotto locale di avvalersi dello “Ius Primae Noctis”, il (presunto e storicamente infondato) diritto del signore feudale di passare la prima notte di matrimonio con la sposa di un giovane del posto!
La storia (in realtà leggenda!) dell’origine di Cuneo narravainfatti che un gruppo di giovani di Caraglio, stanchi di questo sopruso, si ribellarono al signorotto, abbandonarono il paese e trovarono rifugio nel bosco del “Pizzo di Cuneo”, tra il Gesso e la Stura, di proprietà dell’Abate di San Dalmazzo, attorno alla chiesetta di Santa Maria del Bosco. A questi uomini se ne unirono altri che provenivano dai paesi vicini e che, come loro, non sopportavano più il regime feudale, e tutto ciò sarebbe avvenuto il 29 settembre 1120, festa di San Michele Arcangelo.
La leggendaria rivolta dei caragliesi ispirò nel 1791 l’affresco di Angelo Persico nella Sala Giunta del Municipio di Cuneo e il dipinto del 1849 di Gaetano Borgocaratti del sipario del Teatro Civico, oggi conservato nel Museo Civico.
Il “Codex Astensis”
Nella seconda metà del 19° secolo, il cebano Agostino Dutto e il cuneese Lorenzo Bertano, studiando la prima edizione a stampa dei documenti medievali raccolti nel Codex Astensis, giunsero a questa medesima conclusione: il primo documento che prova l’esistenza di Cuneo è del 23 giugno 1198.
Da questo documento si desume che sul finire del 1197 l’esercito del Comune di Asti e dei suoi alleati era accampato presso la confluenza del Gesso e della Stura, e partì per saccheggiare Caraglio, Vignolo, Bernezzo, Brusaporcello (Fontanelle), Boves e Quaranta (San Benigno), che facevano parte dei marchesati di Saluzzo e di Busca. In questa occasione, i marchesi non furono in grado di difendere i loro sudditi dall’attacco degli astigiani, e questo fatto accelerò la decisione di alcuni di loro di lasciare le proprie abitazioni e fondare un nuovo centro abitato, sotto la protezione di Asti e con il beneplacito dell’Abate di San Dalmazzo.
Il patto di fondazione di Cuneo
Il patto di fondazione fu firmato presso la chiesa di San Pietro a Romanisio (nei pressi di Fossano), con l’intervento del Podestà di Asti, dei tre Consoli di Cuneo e dell’Abate di Borgo San Dalmazzo.
Il testo del documento diceva (tradotto dal latino): “Ad onore della Beata Vergine Maria, del Beato Secondo Martire (patrono di Asti), del Beato Dalmazzo (di Borgo) e di tutti i santi e le sante, Pipino di Vignolo, Berardo di Valgrana e Peire Rogna, consoli e rettori del Pizzo di Cuneo, a nome di tutti gli uomini che ivi abitano e che in seguito nel medesimo luogo verranno ad abitare, per espresso consiglio e consenso del signor Abate della chiesa di San Dalmazzo del Borgo quivi presente, fecero tale accordo col signor Alberto di Fontana, Podestà di Asti, a nome e in vece di tutto il Comune di Asti; cioè tutti quelli del Pizzo di Cuneo che ora quivi abitano e che in avvenire verranno nel medesimo luogo ad abitare, dal presente giorno in avanti devono in ogni tempo essere considerati cittadini astesi”.
Nel 1210 Cuneo fu saccheggiata
I primi anni del comune di Cuneo furono certamente difficili, per i frequenti contrasti con il marchese Manfredo II di Saluzzo e con il comune di Alba.
A settembre del 1204 Alba costituì una lega di marchesi (Monferrato, Saluzzo, Busca, Ceva, Clavesana e Del Carretto) per muovere guerra ai comuni di Asti, Cuneo e Vico (Monteregale); in questa guerra, Cuneo fu abbandonata da Asti, che avrebbe dovuto proteggerlo.
Arriviamo poi ad un documenti del 1° maggio 1210, dal quale risulta che l’esercito di una nuova coalizione di marchesi si trovava attorno a Cuneo, che forse subì il suo primo assedio.
L’abitato fu saccheggiato, e gli abitanti trovarono rifugio principalmente a Borgo San Dalmazzo e a Savigliano: tutto ciò avveniva dopo appena dodici anni dalla fondazione, e per i successivi venti anni nessun documento parla di Cuneo. Nel 1211 anche Monteregale subì la medesima sorte: pareva proprio che il feudalesimo avesse preso la rivincita, mettendo a tacere questi Comuni.
I milanesi e la rinascita di Cuneo
Invece, nell’estate del 1230 un esercito della 2° Lega Lombarda venne in Piemonte e un distaccamento di soldati milanesi, guidati da Oberto di Ozino, giunse in prossimità del Pizzo di Cuneo e convinse un certo numero di quei cuneesi che nel 1210 si erano rifugiati a Borgo e a Savigliano a tornare per rifondare l’abitato. Oberto di Ozino divenne il nuovo Podestà di Cuneo, Borgo e Savigliano.
Cuneesi e milanesi si scambiarono anche le loro devozioni religiose; così a Milano sorse una chiesa dedicata a San Dalmazzo e a Cuneo, all’estrema punta dell’altipiano, fu costruita una chiesa dedicata a Sant’Ambrogio, patrono di Milano.
La rivolta dei Caragliesi, dipinta da Gaetano Borgocaratti nel 1849
(19 – continua)