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“Essere fermento per essere fecondi”

09 maggio 2026

Cuneo

150 anni fa come oggi, 9 maggio 1876, nascevano ufficilamente i Salesiani Cooperatori che sonostati fondati da Don Bosco. Proprio quel giorno la Santa Sede ha riconosciuto l'Associazione come pubblica, segnando la data ufficiale di nascita del gruppio di laici che attraverso una promessa estendono il carisma salesiano al di fuori della congregazione religiosa.Per realizzare il suo progetto apostolico, non solo fondò una Congregazione religiosa (i Salesiani di Don Bosco) e un Istituto di suore (le Figlie di Maria Ausiliatrice) ma coinvolse, sin dall’inizio della sua opera, anche tanti laici, uomini e donne, che volle partecipi della sua missione e del suo spirito e stabilmente uniti in una associazione: i Cooperatori Salesiani. Tracciò una regola di vita spirituale, semplice ma ricca di sostanza, uno spirito caratteristico, quello salesiano, che esprime e sottolinea in modo particolare alcuni valori del Vangelo: una forte carità pastorale dinamismo giovanile, senso della Chiesa, spirito di famiglia, ottimismo, gioia. Spirito che diventa metodo educativo: il sistema preventivo, fondato sulla pedagogia dell’amore, della ragione e sulle risorse della fede.
Anche a Cuneo la presenza di cooperatori è viva ed è sempre stata attiva. In oratorio dal 1952 ma anche prima la loro rpesenza era forte a partire da monsignor Biglia che era cooperatore.
In questi giorni a Roma si sta tenendo il congresso mondiale per celebrare questo momento che ha come tema “Essere fermento per essere fecondi” dopo un cmamino triennale di formazione su "Un sogno, una promessa e il futuro" guidato da Antonio Boccia, 64 anni, di Torre Annunziata, coordinatore mondiale dell’Associazione dei Salesiani cooperatori.
Don Bosco volle dare forma associativa al numeroso gruppo di laici e chierici impegnati accanto ai salesiani nell’educazione dei giovani. Oggi i Salesiani cooperatori sono circa 30 mila in 102 nazioni, organizzati in 11 regioni geografiche. Boccia evidenzia come “la sfida più grande è farci sentire un’unica famiglia pur parlando lingue diverse e vivendo in contesti culturali, sociali e politici molto lontani”. “Nei viaggi nei cinque continenti ho visto crescere la coscienza di essere laici salesiani nella Chiesa e nel mondo, anche se con ritmi diversi. Come Consiglio Mondiale puntiamo su formazione, comunicazione e corresponsabilità. Il passo decisivo, direi, è stato adottare uno stile di animazione sinodale: lavorare insieme, ascoltarci, decidere insieme. Così è nato un nuovo slancio missionario dentro l’Associazione e in piena sintonia con tutta la Famiglia Salesiana”.

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