L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

13 luglio 2026

cultura

La necropoli di Sant’Albano e altre testimonianze dei longobardi nel cuneese

11 aprile 2026

Cuneo

Scavo della necropoli longobarda di Sant'Albano Stura Scavo della necropoli longobarda di Sant'Albano Stura La necropoli longobarda di Sant’Albano Stura Durante i lavori di costruzione dell’autostrada Cuneo – Asti, nella frazione Ceriolo di Sant’Albano Stura venne alla luce una grande necropoli longobarda, nella quale furono condotte campagne di scavo archeologico negli anni 2009 e 2011. Una sala al primo piano del Museo civico di Cuneo è dedicata a questa necropoli. Furono scavate 776 tombe, delle quali 512 con corredo maschile o femminile; inoltre furono trovate 14 “spathae” (spade) e 83 “scramasax” (spade corte). La necropoli aveva una forma all’incirca trapezoidale, larga circa 51 metri e lunga circa 90 metri; le tombe erano disposte su lunghe righe parallele, ciascuna con circa 40 – 50 fosse. Le fosse mostrano sul fondo alcuni ciottoli, utili a sorreggere la tavola lignea su cui veniva adagiato il defunto. Le tombe più numerose sono a fossa semplice, ma vi erano anche sepolture entro un tronco ligneo e altre che dovevano avere una struttura sopratterra (simile alle cosiddette “case della morte”), chiaro segno di privilegio. Tra i corredi maschili, molti presentano cinture per la sospensione delle armi in ferro, con decori ad agemina, un’antica tecnica di decorazione metallica che prevede l’intarsio a freddo di fili o lamine di metallo tenero (oro, argento, rame) all’interno di solchi scavati su superfici metalliche più dure, come ferro o bronzo. Fra gli oggetti di ornamento femminili (spille, orecchini, collane, anelli, cinture, borse) particolarmente significativi sono i corredi che dimostrano l’evoluzione dei costumi a seguito dei contatti con la cultura tardo – romana che i Longobardi trovarono in Italia. Ad esempio una donna inumata in una tomba della necropoli indossava due piccole fibule (spille), portate in coppia nella parte superiore del busto. Nelle tombe femminili sono stati rinvenuti anche strumenti per la filatura e la tessitura. Una volta ottenuto il filato (che poteva anche essere tinto con essenze naturali) si procedeva alla tessitura con il telaio verticale. Si usava invece il telaio a tavoletta per realizzare bande ornate da motivi policromi, che consentiva l’inserimento in trama di fili d’oro per la produzione di bordure di broccato. Terminate le campagne di scavo, l’area della necropoli è stata totalmente ricoperta; oggi c’è un semplice pannello che rimanda alla storia degli scavi attraverso un Codice QR. Ipotesi ricostruttiva della Chiesa e dell'Abbazia di San Dalmazzo nell'VIII secolo Ipotesi ricostruttiva della Chiesa e dell'Abbazia di San Dalmazzo nell'VIII secolo Fondazione di chiese Sulla base dei reperti archeologici, Egle Micheletto ha scritto che a Pedona “nella prima metà dell’8° secolo, il sepolcro di San Dalmazzo fu traslato in una nuova chiesa, notevolmente più grande, suddivisa in tre navate concluse da absidi semicircolari. Il presbiterio era separato dalla navata mediante un diaframma marmoreo alto quasi tre metri, scolpito in tutta la lunghezza (10 metri), nel quale si aprivano tre accessi archivoltati per consentire la circolazione dei fedeli intorno alla tomba del santo”. La chiesa e il complesso abbaziale di San Dalmazzo sorsero per impulso di Ariperto II, re dei Longobardi dal 701 al 712. La chiesa di San Costanzo al Monte, a Villar San Costanzo in Valle Maira, capolavoro dell’arte romanico-gotica, probabilmente fu fondata nei primi anni del 4° secolo sul luogo del martirio di Costanzo, ed ebbe un primo ampliamento in epoca longobarda, ancora per iniziativa di re Ariperto II. La chiesa e l’abbazia dei santi Pietro e Colombano a Pagno, in Valle Bronda, fu fondata, secondo la tradizione, da Astolfo, re dei Longobardi dal 749 al 756, ed i primi monaci che vi abitarono provenivano dall’abbazia di San Colombano di Bobbio, nel piacentino. Lapide funeraria del presbiter Gudiris Lapide funeraria del presbiter Gudiris Epigrafi funerarie  Nel Museo civico di Savigliano vi è la lapide funeraria di epoca longobarda del sacerdote Gudiris, che contiene anche una minaccia contro i profanatori e il nome dell’artigiano che la scolpì. La traduzione del testo latino dice: “Nel nome del Signore. Qui riposa il venerabile uomo Gudiris prete, nel sonno di pace. E chi avrà posto un altro in questo mio sepolcro, venga escluso dalla beata requie: sia a lui l’anatema. Io, Gennario, ho fatto, che in questo tempo fui maestro marmorario”. Nella suo volume della Storia del Piemonte, Alessandro Barbero ha citato anche le epigrafi funerarie di “Honorata, sepolta presso Staffarda nel 620, Simplicius conductor, cioè amministratore, sepolto presso Saluzzo nel 645, e Marciana, morta a Caraglio nel 658”. A Marene fu trovata la lapide funeraria del sacerdote Ermegauso. Nel sito internet del Comune si legge che questa lapide longobarda “è il reperto storico più antico di Marene, ed indica chiaramente che già in epoca longobarda esisteva in zona un centro abitato, forse l’originario nucleo di Marene”. Parole longobarde passate nel piemontese Alcune parole della lingua piemontese sono di origine longobarda, quali – ad esempio -:
aranda accanto, vicino
barba zio
bero agnellino
gram cattivo
magon dispiacere
matòt ragazzo
matòta ragazza
masca strega
tòta signorina
strach molto stanco
vagné guadagnare.
(15 – continua)
Cuneo Sant'Albano Stura Chiese longobardi necropoli longobarda epigrafi funerarie parole longobarde

Leggi anche

Acqua Sant’Anna celebra 30 anni di attività

Per l'occasione è stata lanciata un'edizione speciale della bottiglia in Tetra Pak