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Monica Pavani vive con il marito Bartek in un regno di assoluta pace in mezzo al bosco.
Chi è Monica Pavani?
Cresco a Torino e all’età di 14 anni entro in canile come volontaria grazie ad un progetto della scuola e continuo tutt’ora a riversare il mio amore nell’aiutare gli animali e le persone che mi sono intorno. A diciotto anni insieme a Danilo De Cesare, apro il canile Pinco Pallino di Fossano.
Cos’è il Pinco Pallino?
È un canile privato, che riceve rette comunali per i cani ospitati ma per lo più vive di donazioni e devo dire che in questo senso c’è un grande fermento; in genere quello che ci serve arriva. Anche noi responsabili siamo volontari, abbiamo tutti un lavoro al di fuori. Il Pinco è una grande cascina dove viviamo e ospitiamo, è una comunità: ci sono tante persone, tutte diverse tra loro. Il volontario se lo desidera, può fermarsi da noi a dormire.
Due regole che vigono al Pinco?
Il benessere degli animali e il non giudizio assoluto. Tutti, persone ed animali sono i benvenuti; qui si sperimenta una realtà di aiuto reciproco. Un posto dove qualsiasi essere vivente viene accettato per quello che è senza discriminazione né privilegi.
Oltre a cani e gatti iniziano ad arrivare altri animali che hanno bisogno di voi?
Si, iniziarono ad arrivare il capriolo, il cavallo, lo struzzo, la capra… Volevamo ingrandire i recinti del Pinco, ma non era possibile acquistare altro terreno. Ci stavamo guardando intorno quando si presenta Padre Gabriele il quale, sentite le nostre necessità, ci invita a Revello dove dispone di uno spazio perfetto per ospitare i nostri animali. Il posto era bellissimo: un monastero ortodosso immerso in una vegetazione in totale stato di abbandono, pareva una foresta incantata. C’erano inoltre uno chalet e alcune casette. Tutto ci veniva offerto gratuitamente: in cambio dovevamo solamente accudire il bosco.
È iniziata così l’avventura di Animal Bosco?
A Revello è nato Animal Bosco, l’abbiamo definito Rifugio permanente con collezione faunistica. Cinque anni fa ci siamo trasferiti qui nel comune di Brondello perché più spazioso, abbiamo ben 97 mila metri di terreno.
Che animali ospitate ad Animal Bosco?
Animali non finalizzati al mercato della carne che arrivano da privati, associazioni o Asl. Possiamo ritirare qualsiasi animale che non può più essere liberato in natura perché imprintato all’umano, mutilato, o che necessita di cure particolari.
Ad oggi, quali animali ospitate?
Abbiamo diciotto maiali, un asino con la gobba, due caprioli (uno falciato da cucciolo e l’altro con il palco mono parrucca), delle capre, due pecore (Kaffir e Joshua scampati al rito mussulmano), dei conigli provenienti dal carcere di Saluzzo. Qui gli animali sono chiusi in grandi spazi e hanno a valle cuccia e cibo per poterli monitorare ma non li obblighiamo a nessun tipo di prestazione e non imponiamo interazione o presenza.
Avere gli animali dislocati su due posti è faticoso?
A livello logistico è complicato e faticoso. L’ottimo sarebbe avere Pinco Bosco tutto unito in un grande spazio con vicino un fiume.
Che ruolo riveste lei all’interno del Pinco Bosco?
Sono quella che riporta sempre tutti al focus: in canile ad esempio, si è lì per le necessità degli animali; per tanto aiuto tutti, compresa me, ad andare oltre i nostri problemi per focalizzarci sulle necessità comuni degli animali.
Quale differenza c’è tra il Cras e un Santuario per animali?
I Cras togliendo gli animali dalla strada e curandoli per poi rimetterli in libertà svolgono un importante lavoro di ordine pubblico ma non hanno la possibilità di accoglierli in lunga degenza se poi non possono essere rimessi in natura. Noi nasciamo come esigenza di aiuto per gli animali che hanno necessità di cure e non possono tornare in libertà. Da marzo 2025 hanno finalmente riconosciuto giuridicamente questi luoghi definendoli Santuari, Rifugi permanenti o Collezione faunistica. È un passo importante in quanto finalmente si riconosce valore e dignità ad ogni animale.
Ha visto le cose cambiare in questi anni?
Sì, ogni piccolo cambiamento ha un senso, un significato. A 14 anni quando andavo in canile ci raccomandavano di non affezionarci ai cani perché venivano regolarmente soppressi. Il giorno in cui passò la legge che vietava la soppressione, corsi dal mio collie e lo abbracciai inondandolo di lacrime. Ed ora una legge riconosce finalmente dignità a tutti gli animali.
Come dovremmo avvicinarci agli animali?
Noi vogliamo empatizzare, ma non li conosciamo: dovremo cercare di capire la loro etologia prima di approcciarci. Bisogna stare attenti a non alienarli, a non umanizzarli. L’approccio agli animali cambia in base alla specie. Dovremo imparare ad avvicinarci nel modo migliore per non perderci nulla, per arricchirci. Nel libro che ho scritto mi sono semplicemente raccontata e naturalmente non mancano aneddoti riguardanti alcuni animali che hanno condiviso un pezzo di strada con me. Libri, mercatini, vendite di prodotti artigianali sono mezzi che ci permettono di autofinanziarci.
Qual è il suo sogno?
Che l’umano capisse e imparasse a rispettare tutti gli esseri viventi: dobbiamo tornare alla natura. Se sono quella che sono oggi, devo ringraziare i miei grandi maestri: gli animali che ho accudito. In questa società bisogna stare attenti perché si tende a diventare automi, a produrre e spendere per cose assolutamente inutili. Sarebbe necessario tornare all’essenza.
Cosa muove la sua scelta?
Il senso di giustizia, la necessità di fare qualcosa per gli ultimi. Diventare utili al prossimo ti trasforma, prendi vita ed energie. Il senso dell’esistenza di un individuo su questa terra è essere un dono per gli altri.
Mi racconta un aneddoto?
Per necessità, al Pinco, ad un certo punto, adibimmo una stanza per accudire dei pulli di colombo. Naturalmente le finestre erano aperte. Un giorno la fabbrica di mangimi mise il veleno per i corvi. Ricordo che ero nella stanza ad imboccare quei neonati quando entrò dalla finestra un colombo bianco e grigio: era malridotto e fra le zampe ed il becco aveva un piccolo. Me lo lanciò dentro poi si accasciò sul davanzale. Ce l’ha affidato con sforzi incredibili per poi morire avvelenata ma serena certa che il suo piccolo sarebbe sopravvissuto.
Monica, “Il senso dell’esistenza di un individuo su questa terra è essere un dono per gli altri”
21 marzo 2026
Cuneo
Monica Pavani vive con il marito Bartek in un regno di assoluta pace in mezzo al bosco.
Chi è Monica Pavani?
Cresco a Torino e all’età di 14 anni entro in canile come volontaria grazie ad un progetto della scuola e continuo tutt’ora a riversare il mio amore nell’aiutare gli animali e le persone che mi sono intorno. A diciotto anni insieme a Danilo De Cesare, apro il canile Pinco Pallino di Fossano.
Cos’è il Pinco Pallino?
È un canile privato, che riceve rette comunali per i cani ospitati ma per lo più vive di donazioni e devo dire che in questo senso c’è un grande fermento; in genere quello che ci serve arriva. Anche noi responsabili siamo volontari, abbiamo tutti un lavoro al di fuori. Il Pinco è una grande cascina dove viviamo e ospitiamo, è una comunità: ci sono tante persone, tutte diverse tra loro. Il volontario se lo desidera, può fermarsi da noi a dormire.
Due regole che vigono al Pinco?
Il benessere degli animali e il non giudizio assoluto. Tutti, persone ed animali sono i benvenuti; qui si sperimenta una realtà di aiuto reciproco. Un posto dove qualsiasi essere vivente viene accettato per quello che è senza discriminazione né privilegi.
Oltre a cani e gatti iniziano ad arrivare altri animali che hanno bisogno di voi?
Si, iniziarono ad arrivare il capriolo, il cavallo, lo struzzo, la capra… Volevamo ingrandire i recinti del Pinco, ma non era possibile acquistare altro terreno. Ci stavamo guardando intorno quando si presenta Padre Gabriele il quale, sentite le nostre necessità, ci invita a Revello dove dispone di uno spazio perfetto per ospitare i nostri animali. Il posto era bellissimo: un monastero ortodosso immerso in una vegetazione in totale stato di abbandono, pareva una foresta incantata. C’erano inoltre uno chalet e alcune casette. Tutto ci veniva offerto gratuitamente: in cambio dovevamo solamente accudire il bosco.
È iniziata così l’avventura di Animal Bosco?
A Revello è nato Animal Bosco, l’abbiamo definito Rifugio permanente con collezione faunistica. Cinque anni fa ci siamo trasferiti qui nel comune di Brondello perché più spazioso, abbiamo ben 97 mila metri di terreno.
Che animali ospitate ad Animal Bosco?
Animali non finalizzati al mercato della carne che arrivano da privati, associazioni o Asl. Possiamo ritirare qualsiasi animale che non può più essere liberato in natura perché imprintato all’umano, mutilato, o che necessita di cure particolari.
Ad oggi, quali animali ospitate?
Abbiamo diciotto maiali, un asino con la gobba, due caprioli (uno falciato da cucciolo e l’altro con il palco mono parrucca), delle capre, due pecore (Kaffir e Joshua scampati al rito mussulmano), dei conigli provenienti dal carcere di Saluzzo. Qui gli animali sono chiusi in grandi spazi e hanno a valle cuccia e cibo per poterli monitorare ma non li obblighiamo a nessun tipo di prestazione e non imponiamo interazione o presenza.
Avere gli animali dislocati su due posti è faticoso?
A livello logistico è complicato e faticoso. L’ottimo sarebbe avere Pinco Bosco tutto unito in un grande spazio con vicino un fiume.
Che ruolo riveste lei all’interno del Pinco Bosco?
Sono quella che riporta sempre tutti al focus: in canile ad esempio, si è lì per le necessità degli animali; per tanto aiuto tutti, compresa me, ad andare oltre i nostri problemi per focalizzarci sulle necessità comuni degli animali.
Quale differenza c’è tra il Cras e un Santuario per animali?
I Cras togliendo gli animali dalla strada e curandoli per poi rimetterli in libertà svolgono un importante lavoro di ordine pubblico ma non hanno la possibilità di accoglierli in lunga degenza se poi non possono essere rimessi in natura. Noi nasciamo come esigenza di aiuto per gli animali che hanno necessità di cure e non possono tornare in libertà. Da marzo 2025 hanno finalmente riconosciuto giuridicamente questi luoghi definendoli Santuari, Rifugi permanenti o Collezione faunistica. È un passo importante in quanto finalmente si riconosce valore e dignità ad ogni animale.
Ha visto le cose cambiare in questi anni?
Sì, ogni piccolo cambiamento ha un senso, un significato. A 14 anni quando andavo in canile ci raccomandavano di non affezionarci ai cani perché venivano regolarmente soppressi. Il giorno in cui passò la legge che vietava la soppressione, corsi dal mio collie e lo abbracciai inondandolo di lacrime. Ed ora una legge riconosce finalmente dignità a tutti gli animali.
Come dovremmo avvicinarci agli animali?
Noi vogliamo empatizzare, ma non li conosciamo: dovremo cercare di capire la loro etologia prima di approcciarci. Bisogna stare attenti a non alienarli, a non umanizzarli. L’approccio agli animali cambia in base alla specie. Dovremo imparare ad avvicinarci nel modo migliore per non perderci nulla, per arricchirci. Nel libro che ho scritto mi sono semplicemente raccontata e naturalmente non mancano aneddoti riguardanti alcuni animali che hanno condiviso un pezzo di strada con me. Libri, mercatini, vendite di prodotti artigianali sono mezzi che ci permettono di autofinanziarci.
Qual è il suo sogno?
Che l’umano capisse e imparasse a rispettare tutti gli esseri viventi: dobbiamo tornare alla natura. Se sono quella che sono oggi, devo ringraziare i miei grandi maestri: gli animali che ho accudito. In questa società bisogna stare attenti perché si tende a diventare automi, a produrre e spendere per cose assolutamente inutili. Sarebbe necessario tornare all’essenza.
Cosa muove la sua scelta?
Il senso di giustizia, la necessità di fare qualcosa per gli ultimi. Diventare utili al prossimo ti trasforma, prendi vita ed energie. Il senso dell’esistenza di un individuo su questa terra è essere un dono per gli altri.
Mi racconta un aneddoto?
Per necessità, al Pinco, ad un certo punto, adibimmo una stanza per accudire dei pulli di colombo. Naturalmente le finestre erano aperte. Un giorno la fabbrica di mangimi mise il veleno per i corvi. Ricordo che ero nella stanza ad imboccare quei neonati quando entrò dalla finestra un colombo bianco e grigio: era malridotto e fra le zampe ed il becco aveva un piccolo. Me lo lanciò dentro poi si accasciò sul davanzale. Ce l’ha affidato con sforzi incredibili per poi morire avvelenata ma serena certa che il suo piccolo sarebbe sopravvissuto.