A processo per lesioni e minacce aggravate da discriminazione razziale
16 marzo 2026
Cuneo
Cuneo - Corso Giolitti (foto G. Bernardi)
Prima gli sputi addosso e poi una vera e propria aggressione a calci e pugni a causa della quale il ventenne Z. si ritrovò con un incisivo rotto e altri ematomi sotto l’occhio e sul labbro: con l’accusa di lesioni e minacce aggravate da discriminazione razziale è stato rinviato a giudizio il cuneese S.L. per i fatti avvenuti nel pomeriggio del 20 gennaio del 2024 e raccontati in aula dalla vittima e dalla ragazza che lo soccorse subito dopo l’aggressione. Il giovane ha riferito alla giudice che quel pomeriggio, mentre si trovava a Borgo in attesa dell’autobus, l’imputato e una ragazza che poi è stato appurato essere sua sorella, si avvicinarono e l’uomo gli disse qualcosa, “non avevo sentito perchè ascoltavo musica con le cuffie, me le sono tolte e gli ho chiesto di ripetere, ma quello mi ha sputato sulle scarpe dicendo marocchino torna al tuo paese. Ero spaventato, io soffro di epilessia e mi stavo agitando troppo; mi rifugiai nel negozio lì davanti per chiedere se potevo telefonare a mio fratello dato che non avevo il wifi per chiamare col mio. Lui non poteva venire da me, ma c’erano delle persone lì che sono rimaste accanto fino a quando è arrivato l’autobus”. Sul mezzo c’era la testimone che poi alla fermata a Cuneo lo avrebbe soccorso, e che in aula ha riferito di aver sentito l’imputato pronunciare frasi minacciose, “era seduto poco distante da me e lo sentii dire che quei pantaloni bianchi li avrebbe fatti diventare rossi di sangue, che lo avrebbe ammazzato di botte”. Alla fermata di corso Giolitti scesero sia la vittima che l’aggressore con la sorella e la soccorritrice. “Mi sono sentito afferrare per il cappuccio della felpa e poi mi ha dato una ginocchiata in testa e un pugno in faccia, ero stordito, stavo per cadere a terra, ma sono stato soccorso da una ragazza che mi ha fatto sedere sulla panchina e che disse che avrebbe chiamato il 118”. Una versione confermata dalla ragazza in aula, “io ero scesa dalla porta di dietro e vidi quell’uomo che gli tirava pugni al viso e calci allo stomaco, poi se n’è andato con la sorella e io ho soccorso il ragazzo ferito, ho chiamato l’ambulanza e suo fratello”. Nei giorni seguenti ci furono anche messaggi sui social finiti nel fascicolo d’indagine perchè grazie ad essi e alle immagini sia dell’autobus che stradali, si risalì all’identità dell’attuale imputato, “ho fatto gli screenshot e li ho girati a mio fratello, c’era scritto ‘sei da pigliare a schiaffi perchè sei marocchino, non ti è bastato puttanella?’ Ho girato i messaggi a mio fratello poi l’ho bloccato. Anche la sorella e un suo amico mi contattarono dopo la denuncia chiedendomi di togliere la querela ma non lo feci, io da quel giorno non riesco più ad allontanarmi da Borgo, ho sempre la sensazione di trovarlo da qualche parte”. Diametralmente opposta la testimonianza della sorella dell’imputato, la quale ha riferito di essere stata importunata alla fermata dell’autobus da quel ragazzo e che era stato lui a sputare sulle loro scarpe e che avrebbe mandato i suoi amici ad aspettarli quando sarebbero scesi a Cuneo. Ha negato sia stata pronunciata la frase minacciosa ascoltata dalla testimone seduta vicino a loro e ha riferito che fu l’altro ragazzo a chiedere a suo fratello di avvicinarsi appena scesi dall’autobus, di aver visto da lontano che si picchiavano e di aver urlato per richiamare suo fratello col quale si è allontanata subito dopo, lasciando l’altro ragazzo ferito e dolorante. Il processo si concluderà l’11 giugno con la deposizione dell’imputato e la discussione.