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Federica Cugno, professoressa associata di linguistica italiana all’Università di Torino, è da anni responsabile scientifico e direttrice di ricerca del progetto Atpm (Atlante Toponomastico del Piemonte Montano): insieme al suo team, è impegnata nella ricerca e nella successiva pubblicazione di monografie che raccolgono tutti i toponimi di tradizione orale, ovvero i nomi propri di luoghi geografici che raccontano un territorio attraverso le sue specificità linguistiche.
Come nasce il progetto dell’Atlante?
Il progetto nasce negli anni Ottanta da un’idea di Arturo Genre, all’epoca professore di fonetica sperimentale presso l’Università di Torino, con l’obiettivo di raccogliere tutti i toponimi di tradizione orale della montagna piemontese, ossia tutti i nomi di luogo che le comunità del Piemonte montano utilizzano per designare i luoghi presenti sui loro territori. Si tratta di termini che sono tramandati essenzialmente in forma orale; raramente hanno anche una forma scritta. In genere, inoltre, mantengono la loro forma orale nelle varietà dialettali locali. Quindi, l’idea era nata dalla volontà di raccogliere questo patrimonio linguistico perché già negli anni Settanta era evidente che era una ricchezza che rischiava di scomparire con lo spopolamento della montagna: infatti, nel momento in cui i parlanti iniziano ad abbandonare i luoghi e conseguentemente a non conoscerli più, questi nomi rischiano veramente di venire meno. È dunque l’idea di portare avanti una raccolta sistematica di tutti i nomi di luogo dei comuni piemontesi raggruppati per quelle che, all’epoca, venivano chiamate comunità montane, mentre ora sono comuni, in tutto 553.
In che modo viene effettuata la raccolta dati?
Da subito è stata messa a punto una metodologia specifica che prevede, innanzitutto, che la raccolta sia affidata a persone del luogo, coloro che chiamiamo “raccoglitori locali” perché conoscono bene la parlata e sono in grado di interagire con gli intervistati. Gli stessi devono conoscere anche bene il territorio, così da poter raccogliere informazioni il più possibile corrette ed esaustive. In secondo luogo, si prevede di intervistare più persone possibile perché, in genere, il sistema toponimico di una comunità è frutto della somma di più competenze toponimiche, quindi di competenze di più informatori. Un’altro aspetto importante è la messa a punto di un sistema di trascrizione grafica dei toponimi che tenga conto delle specificità linguistiche del Piemonte: la zona su cui insiste il progetto è l’area montana dove, soprattutto in alta valle, si parlano ancora varietà di minoranze, in particolare occitano, franco-provenzale, walser e piemontese, declinato nelle diverse varietà. Un’altra cosa che fece Genre fu fissare un sistema di trascrizione ortografico che fosse coerente: uno per le varietà piemontesi, uno per le galloromanze (occitano e franco-provenzale) e uno per le walser. In questo modo si garantiva una resa fonetica uniforme dei toponimi che permetteva, anche a livello scientifico, una comparazione tra i dati.
Quando e come vengono pubblicate queste raccolte di toponimi?
Il primo volume è stato pubblicato nel 1990 e, a seguire, sono state pubblicate finora 64 monografie, ciascuna dedicata a un comune. All’interno di questi volumi si può trovare l’elenco dei toponimi in ordine alfabetico e di ognuno viene fornito il significato, una descrizione del luogo identificato e le informazioni di natura storica e leggendaria legate allo stesso. Infatti, abbiamo anche un repertorio narrativo che si riferisce sia a eventi storici realmente accaduti, che a eventi “leggendari”, come racconti sugli esseri che popolano le montagne come masche, fate e folletti. Nella descrizione del luogo, poi, cerchiamo di recuperare informazioni su come i luoghi descritti siano cambiati nel tempo: ci sono molti casi in cui, a livello di toponomastica, zone che venivano chiamate prati in realtà sono diventati boschi perché non più curati dall’uomo. La toponomastica di tradizione orale permette quindi anche di vedere come si è trasformato il territorio nel corso del tempo.
C’è la possibilità di visualizzare geograficamente le aree dove vengono utilizzati questi toponimi?
Sì, certo: ogni volume è corredato da una o più carte geografiche sulle quali vengono riportati i toponimi, in modo da avere la possibilità di visualizzarne la distribuzione geografica. È così possibile individuare le aree più densamente nominate, che di solito corrispondono a quelle più antropizzate e si può notare la differenza con aree più spoglie perché in alta montagna o non più frequentate dall’uomo. La toponomastica ci permette di recuperare le modalità di vita e di organizzazione comunitaria di queste frazioni che un tempo erano abitate tutto l’anno e che adesso, invece, sono spopolate o abitate soltanto in estate. Infine, i toponimi sono georeferenziati, quindi si può cliccare sulla mappa, aprire la scheda del toponimo e leggere le informazioni a riguardo grazie ad un progetto realizzato con il contributo della Cr Torino, che ci ha permesso di testare una forma di restituzione dei dati differente da quella cartacea: in questo modo abbiamo costruito attorno ai toponimi dei percorsi, in alcuni casi virtuali, nella maggior parte reali, che si possono percorrere a piedi seguendo i toponimi del luogo.
Sono già state pubblicate monografie relative a comuni della provincia di Cuneo?
Al momento siamo arrivati a 64 pubblicazioni e di queste gran parte si riferisce all’area Cuneese: 14 volumi relativi alle comunità occitane e, in questo ambito, una delle vallate maggiormente rappresentate è la valle Stura, della quale abbiamo pubblicato quasi tutti i comuni. Rimangono ancora Vignolo, programmato per il 2026 e Vinadio, con cui completeremo la valle. Inoltre, abbiamo pubblicato Mombasiglio, Venasca, Roccaforte, Mondovì, Castelletto Stura, Borgo San Dalmazzo, Viola e Saliceto. Tutte le informazioni relative a questi comuni si possono trovare sul sito dell’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano nella sezione “pubblicazioni.” Oltre alle inchieste pubblicate, abbiamo una serie di inchieste in corso di svolgimento e alcune svolte da studenti universitari nell’ambito delle loro tesi triennali o magistrali. Anche questi dati confluiscono nel database.
Il progetto coinvolge solo comuni montani o anche di pianura?
A partire dal 2020 il progetto si è aperto a tutta la regione. In provincia abbiamo incominciato a raccogliere molti dati relativi all’area del Saluzzese, anche grazie all’aiuto dell’associazione Octavia. Ci siamo resi conto che anche in pianura è necessario raccogliere il più possibile le testimonianze perché queste sono zone ancora più minacciate dall’influenza dell’italiano, soprattutto per quanto riguarda i nomi di luogo di tradizione dialettale.
L’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano per raccontare il territorio attraverso i nomi propri dei luoghi
14 marzo 2026
Cuneo
Federica Cugno, professoressa associata di linguistica italiana all’Università di Torino, è da anni responsabile scientifico e direttrice di ricerca del progetto Atpm (Atlante Toponomastico del Piemonte Montano): insieme al suo team, è impegnata nella ricerca e nella successiva pubblicazione di monografie che raccolgono tutti i toponimi di tradizione orale, ovvero i nomi propri di luoghi geografici che raccontano un territorio attraverso le sue specificità linguistiche.
Come nasce il progetto dell’Atlante?
Il progetto nasce negli anni Ottanta da un’idea di Arturo Genre, all’epoca professore di fonetica sperimentale presso l’Università di Torino, con l’obiettivo di raccogliere tutti i toponimi di tradizione orale della montagna piemontese, ossia tutti i nomi di luogo che le comunità del Piemonte montano utilizzano per designare i luoghi presenti sui loro territori. Si tratta di termini che sono tramandati essenzialmente in forma orale; raramente hanno anche una forma scritta. In genere, inoltre, mantengono la loro forma orale nelle varietà dialettali locali. Quindi, l’idea era nata dalla volontà di raccogliere questo patrimonio linguistico perché già negli anni Settanta era evidente che era una ricchezza che rischiava di scomparire con lo spopolamento della montagna: infatti, nel momento in cui i parlanti iniziano ad abbandonare i luoghi e conseguentemente a non conoscerli più, questi nomi rischiano veramente di venire meno. È dunque l’idea di portare avanti una raccolta sistematica di tutti i nomi di luogo dei comuni piemontesi raggruppati per quelle che, all’epoca, venivano chiamate comunità montane, mentre ora sono comuni, in tutto 553.
In che modo viene effettuata la raccolta dati?
Da subito è stata messa a punto una metodologia specifica che prevede, innanzitutto, che la raccolta sia affidata a persone del luogo, coloro che chiamiamo “raccoglitori locali” perché conoscono bene la parlata e sono in grado di interagire con gli intervistati. Gli stessi devono conoscere anche bene il territorio, così da poter raccogliere informazioni il più possibile corrette ed esaustive. In secondo luogo, si prevede di intervistare più persone possibile perché, in genere, il sistema toponimico di una comunità è frutto della somma di più competenze toponimiche, quindi di competenze di più informatori. Un’altro aspetto importante è la messa a punto di un sistema di trascrizione grafica dei toponimi che tenga conto delle specificità linguistiche del Piemonte: la zona su cui insiste il progetto è l’area montana dove, soprattutto in alta valle, si parlano ancora varietà di minoranze, in particolare occitano, franco-provenzale, walser e piemontese, declinato nelle diverse varietà. Un’altra cosa che fece Genre fu fissare un sistema di trascrizione ortografico che fosse coerente: uno per le varietà piemontesi, uno per le galloromanze (occitano e franco-provenzale) e uno per le walser. In questo modo si garantiva una resa fonetica uniforme dei toponimi che permetteva, anche a livello scientifico, una comparazione tra i dati.
Quando e come vengono pubblicate queste raccolte di toponimi?
Il primo volume è stato pubblicato nel 1990 e, a seguire, sono state pubblicate finora 64 monografie, ciascuna dedicata a un comune. All’interno di questi volumi si può trovare l’elenco dei toponimi in ordine alfabetico e di ognuno viene fornito il significato, una descrizione del luogo identificato e le informazioni di natura storica e leggendaria legate allo stesso. Infatti, abbiamo anche un repertorio narrativo che si riferisce sia a eventi storici realmente accaduti, che a eventi “leggendari”, come racconti sugli esseri che popolano le montagne come masche, fate e folletti. Nella descrizione del luogo, poi, cerchiamo di recuperare informazioni su come i luoghi descritti siano cambiati nel tempo: ci sono molti casi in cui, a livello di toponomastica, zone che venivano chiamate prati in realtà sono diventati boschi perché non più curati dall’uomo. La toponomastica di tradizione orale permette quindi anche di vedere come si è trasformato il territorio nel corso del tempo.
C’è la possibilità di visualizzare geograficamente le aree dove vengono utilizzati questi toponimi?
Sì, certo: ogni volume è corredato da una o più carte geografiche sulle quali vengono riportati i toponimi, in modo da avere la possibilità di visualizzarne la distribuzione geografica. È così possibile individuare le aree più densamente nominate, che di solito corrispondono a quelle più antropizzate e si può notare la differenza con aree più spoglie perché in alta montagna o non più frequentate dall’uomo. La toponomastica ci permette di recuperare le modalità di vita e di organizzazione comunitaria di queste frazioni che un tempo erano abitate tutto l’anno e che adesso, invece, sono spopolate o abitate soltanto in estate. Infine, i toponimi sono georeferenziati, quindi si può cliccare sulla mappa, aprire la scheda del toponimo e leggere le informazioni a riguardo grazie ad un progetto realizzato con il contributo della Cr Torino, che ci ha permesso di testare una forma di restituzione dei dati differente da quella cartacea: in questo modo abbiamo costruito attorno ai toponimi dei percorsi, in alcuni casi virtuali, nella maggior parte reali, che si possono percorrere a piedi seguendo i toponimi del luogo.
Sono già state pubblicate monografie relative a comuni della provincia di Cuneo?
Al momento siamo arrivati a 64 pubblicazioni e di queste gran parte si riferisce all’area Cuneese: 14 volumi relativi alle comunità occitane e, in questo ambito, una delle vallate maggiormente rappresentate è la valle Stura, della quale abbiamo pubblicato quasi tutti i comuni. Rimangono ancora Vignolo, programmato per il 2026 e Vinadio, con cui completeremo la valle. Inoltre, abbiamo pubblicato Mombasiglio, Venasca, Roccaforte, Mondovì, Castelletto Stura, Borgo San Dalmazzo, Viola e Saliceto. Tutte le informazioni relative a questi comuni si possono trovare sul sito dell’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano nella sezione “pubblicazioni.” Oltre alle inchieste pubblicate, abbiamo una serie di inchieste in corso di svolgimento e alcune svolte da studenti universitari nell’ambito delle loro tesi triennali o magistrali. Anche questi dati confluiscono nel database.
Il progetto coinvolge solo comuni montani o anche di pianura?
A partire dal 2020 il progetto si è aperto a tutta la regione. In provincia abbiamo incominciato a raccogliere molti dati relativi all’area del Saluzzese, anche grazie all’aiuto dell’associazione Octavia. Ci siamo resi conto che anche in pianura è necessario raccogliere il più possibile le testimonianze perché queste sono zone ancora più minacciate dall’influenza dell’italiano, soprattutto per quanto riguarda i nomi di luogo di tradizione dialettale.