L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

7 luglio 2026

cronaca

Controllo ossessivo del telefonino e degli spostamenti, a processo

24 febbraio 2026

Cuneo

La convivenza con quell’uomo per il quale si era trasferita dal Veneto lasciando casa e lavoro è durata due mesi esatti, il tempo di capire che la gelosia manifestata da lui durante i mesi di relazione a distanza, dall’estate 2023 al marzo 2024, non solo non si era placata con la vicinanza, ma era addirittura divenuta più ossessiva. Così ai primi di maggio, dopo appena due mesi di convivenza, la donna fuggì letteralmente dalla casa dell’ex prendendo solo borsa, chiavi dell’auto e cellulare per rifugiarsi da uno zio, l’unico parente che viveva lì vicino. A seguito della sua denuncia, M. M. è stato rinviato a giudizio con l’accusa di stalking, maltrattamenti, accesso abusivo a sistema informatico e interferenza illecita nella vita privata. Alla prima udienza del processo la donna, costituita in giudizio, ha raccontato dell’inizio di quella relazione e della gelosia che da subito lui avrebbe manifestato, chiedendole di fotografare l’orologio appena arrivava la sera a casa dal suo lavoro di cameriera, o lamentandosi del fatto che lei aveva citofonato al vicino di casa per avvisarlo che aveva lasciato le chiavi nella serratura. Già prima dell’inizio della convivenza l’uomo avrebbe manifestato una sorta di ossessione per la vita della donna prima della loro relazione, controllando le foto che lei aveva postato su Facebook nel corso degli anni o che aveva sul cellulare: “Controllava con la lente d’ingrandimento tutti i dettagli delle foto e se non riconosceva qualche oggetto chiedeva spiegazioni”, ha riferito la donna alla giudice. Quando iniziò la convivenza le cose sarebbero peggiorate; il telefono della donna, con tutto il suo contenuto di foto, messaggi whatsapp e contatti telefonici, sarebbe diventato una vera e propria ossessione per l’uomo che prima di distruggerlo insieme alla scheda sim, ne avrebbe fatto una copia, da continuare a controllare in cerca di prove di qualche tradimento. “Riteneva che tutti suoi problemi venissero da quel telefono e prima di distruggerlo insieme alla scheda sim aveva scaricato un’applicazione che gli consentiva di leggere tutti i messaggi che inviavo o ricevevo. Dopo aver distrutto il mio telefono me ne comprò un altro uguale al suo in modo da accoppiarli, ma avendo una nuova sim io avevo perso tutti i miei precedenti contatti”. Il controllo si sarebbe fatto ancora più pressante quando in due o tre occasioni lui andò al lavoro lasciandola senza chiavi di casa, dell’auto e senza cellulare. “Mi aveva anche accusata di avere una relazione con mio cugino all’epoca diciottenne e manifestava insofferenza anche nei confronti di un mio nipote sedicenne molto affettuoso con me”. La donna ha riferito di averlo trovato più volte sveglio la notte a controllare il contenuto del suo vecchio cellulare: “Una volta mi svegliò in piena notte per chiedermi spiegazioni su una foto”. L’ultima discussione fu quella della sera dei primi di maggio quando l’uomo l’avrebbe presa per i capelli, strattonata e spinta a terra, insultandola pesantemente. Di questo episodio parlò con la zia raccontandole del suo stato di ansia e paura, della situazione che stava degenerando. Sarebbe stata la zia a dirle di prendere l’auto e andarsene subito via: “Lui controllava il mio telefono col gps, sapeva dove stavo andando e mi raggiunse dai miei zii”. Finita la convivenza sarebbero arrivate anche le minacce: “Disse a mio zio che voleva vedermi impiccata mentre si fumava una sigaretta, a me disse che gliel’avrei pagata con la vita”. Il processo proseguirà il 6 marzo con l’ascolto di altri testimoni.

Caraglio Minacce Processo Veneto

Leggi anche

Acqua Sant’Anna celebra 30 anni di attività

Per l'occasione è stata lanciata un'edizione speciale della bottiglia in Tetra Pak