I cedri di piazza Europa possono essere prova di una nuova prassi amministrativa
22 febbraio 2026
Cuneo
La videoproiezione nel 2021 sui cedri di piazza Europa di "Cuneo Provincia Futura" della Fondazione CRC
Cambiare idea si può. Non necessariamente è segno di debolezza, poca linearità o incoerenza ma spesso di intelligenza e apertura mentale. E soprattutto se a farci cambiare idea non sono la convenienza o l’opportunismo, ma il confronto, il dialogo e anche il tempo e le condizioni che mutano.
Potrebbe essere questo il caso di piazza Europa e dei suoi cedri.
Nell’ultimo consiglio comunale a tema unico di mercoledì scorso 11 febbraio, è stato più volte ricordato come il progetto sia in ballo da otto anni. In realtà è ancora più datato.
La riqualificazione di piazza Europa è stata infatti candidata al Bando Periferie, un finanziamento per spazi urbani e periferici della Presidenza dei Ministri, nel 2016.
Si era pensato a un parcheggio sotterraneo, collegato alla riqualificazione completa del sagrato della piazza. E per quel progetto il Comune di Cuneo ha ottenuto il finanziamento, 3,3 milioni di euro, nel 2017.
Da allora è stato tutto un succedersi di progetti che cambiano, di ricorsi prima al Tar poi al Consiglio di Stato, l’ultimo quello di venerdì scorso. Viene abbandonata l’ipotesi iniziale dei parcheggi sotterranei in città e viene ridisegnata una piazza senza cedri e con 48 nuovi alberi da piantare. E i cedri sono stati lì a guardare, abbracciati, difesi, addirittura “battezzati” ciascuno con un nome, dalle associazioni di cittadini nate in loro difesa.
Lo scontro politico è diventato acceso, tra la maggioranza che non vuole perdere il finanziamento ministeriale e che vuole portare a termine un progetto che ristagna da troppo tempo, e la minoranza, stranamente tutta compatta da destra a sinistra, una compattezza che sembra, almeno per una parte, più dettata dalla contrapposizione con chi governa che a un afflato ambientalista tout court. Al di là degli ostacoli formali e legali di contratti ormai firmati, e delle scadenze sempre più vicine, sembra quasi che chi governa abbia timore che fermarsi ancora e confrontarsi sia un sintomo di manifesta e colpevole debolezza, condizione che in questa stagione della storia è alquanto fuori moda. E spesso chi ha paura di mostrarsi debole non ha altrettanta capacità di essere convincente con autorevolezza.
Ma quello che si è registrato negli ultimi tempi ci fa dire che c’è di più che uno scontro politico. Il dibattito acceso che da anni continua tra la politica, l’Amministrazione, la burocrazia formale dei bandi ministeriali ed europei che ormai, sia le città che i piccoli Comuni, fanno a gara per accaparrarsi per sopravvivere a risorse sempre più limitate, e un gruppo di cittadini che si sono raccolti in associazioni e comitati, è diventato uno scontro anche un po’ simbolico tra Palazzo e Popolo. Uno scontro che registra e mette in evidenza, anche a livello cittadino, come in quello regionale e nazionale, una distanza sempre più evidente tra chi governa e chi vive la città. Una contrapposizione inutile, se non dannosa, tra chi democraticamente è stato scelto per guidare la crescita e il cambiamento del Comune e che ha promesso che la piazza sarebbe stata migliorata e chi ha fatto della salvezza dei cedri, qualcosa di più di una semplice azione ambientalista. Anche perché il progetto che potrebbe iniziare a breve sulla piazza è sicuramente, e lo ha ricordato la sindaca Patrizia Manassero, in chiusura di consiglio, un progetto che ha a cura il verde, anzi lo aumenta.
Lo scontro e la scollatura tra le parti e nell’opinione pubblica credo però meriti una riflessione ulteriore, anche tra chi non ne può più di sentir parlare di cedri e di un abbellimento sperato ma che non parte.
Piazza Europa non è uno degli scorci indimenticabili e da cartolina di Cuneo. Architettonicamente è una piazza che non interrompe l’asse principale della città otto-novecentesca, costruita nel suo attuale aspetto demolendo una vecchia cascina alla fine degli anni Sessanta e realizzando nel 1970 un giardino dalle forme geometriche con fontana al centro e panche e la messa a dimora dei cedri dell’Atlante. Intorno palazzi sorti negli anni Settanta, di nessun particolare pregio.
I cedri sono cresciuti diventando una quinta importante in città. Non a caso nel 2021 le fronde degli alberi sono state sfondo di una delle videoproiezioni luminose e sonore volute di “Cuneo Provincia Futura” della Fondazione Crc, diventando senza chiederlo attrici principali di una performance artistica che urlava senza voce un inno convinto alla natura.
Forse i cedri sono diventati parte integrante di questa parte di città, di una piazza, è vero un po’ anonima e che ha bisogno di una rinfrescata, ma che può trovare una sua identità anche in una soluzione “ibrida”, come quella presentata nell’ultimo consiglio comunale. Una piazza nuova, con tanto verde, con spazi per incontri e manifestazioni, all’ombra dei cedri. Una soluzione che permette di abbassare i toni, i veleni, di sperperare risorse, pubbliche e non, per inseguire soluzioni per vie legali.
Forse così piazza Europa (un nome che Cuneo diede come un auspicio a un futuro comune di pace e unità) attraverso quello che in questi anni ha vissuto, potrà essere punto di partenza per un nuovo cammino in avanti, trasformando il luogo e il motivo dello scontro, anche duro, in un luogo della pacificazione, della mediazione, del compromesso non al ribasso ma per una convivenza che fa del dialogo e della possibilità di cambiare idea una prassi della buona amministrazione. Lo scontro muscolare non è quasi mai la soluzione migliore in politica, men che mai al livello di comunità cittadina. Palazzo e Popolo debbono riavvicinarsi, almeno un po’, per una piazza che porta il nome più urgente, complesso, utopico e sfidante che si possa avere.